Il deposito delle opere d’arte, fiore all’occhiello di Amandola. Riparte l'attività del Restauro a "porte aperte"

6' di lettura 04/08/2022 - Per tutto agosto, turisti, appassionati e curiosi potranno vedere all’opera restauratori e tecnici.

“Chi vorrà, potrà osservare da vicino il nostro lavoro, fare domande e curiosare tra le opere che stiamo recuperando. Una cosa così, c’è solo ad Amandola”. Lo afferma il Prof. Pisani responsabile del Deposito: “Stiamo intervenendo sulle Via Crucis della Chiesa del Beato Antonio, precisamente la V, la IX e la X. Ne abbiamo già restaurate 8”. Sinergia totale tra Comune, Soprintendenza e UniUrb. Marinangeli: “Il deposito è nato con l’idea di salvare le opere danneggiate dal sisma. Oltre il 70% dei capolavori amandolesi sono stati recuperati, grazie a donazioni ed investimenti del Comune”.
Valorizzare, recuperare e salvare il patrimonio artistico-culturale di una Città. Tutto questo, ad Amandola, è stato concentrato in un unico luogo, il "Deposito" delle opere d’arte. La struttura, situata presso la ex Collegiata, oltre ad essere un perfetto contenitore di capolavori artistici amandolesi, è anche un laboratorio dove vengono restaurate e rimesse a nuovo queste opere. Infatti, dopo il sisma del 2016, il Patrimonio artistico di Amandola fu recuperato e salvato da Chiese e edifici danneggiati ed in parte crollati. Per conservarlo l’Amministrazione Comunale, insieme alla Soprintendenza dei Beni culturali, aprì questa struttura recuperata ed adeguata per tale scopo . Dopo 7 anni, il Deposito/Laboratorio è ancora in funzione e per l’estate 2022 ha deciso di riproporre un servizio molto apprezzato in passato da Turisti in particolar modo stranieri : il restauro a porte aperte. Turisti, appassionati e curiosi potranno vedere all’opera restauratori e tecnici durante tutto il mese di agosto, facendo domande agli esperti e curiosando tra i tanti capolavori. Una cosa così, si vede solo in Amandola, giusto? “Assolutamente si, da nessun’altra parte puoi osservare da vicino il lavoro di un restauratore e vedere come un’opera danneggiata viene rimessa a nuovo. Nel 2016, abbiamo creduto in questo progetto e con impegno e costanza, ancora oggi, stiamo portando avanti il nostro obiettivo: recuperare i capolavori danneggiati dal sisma - confida orgoglioso il Sindaco Marinangeli - Si tratta di un Deposito certificato ed autorizzato, che abbiamo aperto grazie all’appoggio e al sostegno della Soprintendenza dei Beni Culturali ed alle donazioni dei Comuni del Legnanese. Inoltre, ringrazio la preziosa collaborazione dell’Università di Urbino, che, ormai da anni, segue il recupero di tutte le opere d’arte, grazie a restauratori e tecnici di alto livello professionale . Un grande grazie va anche al. Prof Luigi Pisani, responsabile del Deposito, che gestisce il tutto”. Proteggere e valorizzare i propri tesori. Quanto ci tiene Amandola al patrimonio artistico? “Come Amministrazione, da sempre, abbiamo avuto un occhio di riguardo per arte e cultura. Ci teniamo tanto al recupero di questi capolavori. Di tutte le opere danneggiate dal sisma, ad oggi, ne sono state recuperate oltre il 70%, un grande risultato per noi e tutto è stato fatto grazie ad investimenti del Comune e donazioni private e di Enti pubblici ”. Un Patrimonio di inestimabile valore: “Stiamo parlando di capolavori di pregevole fattura, che fanno parte della storia di Amandola. Molte opere provengono da Chiese, come quella del Beato Antonio, altre dal Convento dei Cappuccini o dalle Monache Benedettine. Altre ancora dall’Archivio storico Comunale, come le pergamene dell’anno mille, per le quali stiamo allestendo un’apposita area adiacente al laboratorio di restauro”. Quindi non solo Deposito per recuperare le opere, anche sala espositiva? “Proprio così. I capolavori, una volta recuperati, vengono esposti nell’apposito spazio a loro dedicato – sottolinea il Sindaco - Il turista o l’appassionato, che viene ad osservare il restauro a porte aperte, può ammirare le opere in una sala a loro dedicata. Inoltre, nello stesso edificio, al piano terra, vi è anche un altro nostro fiore all’occhiello, il Museo del Paesaggio”. Ad oggi, quali opere state recuperando? “Ci stiamo dedicando alle Via Crucis della Chiesa del Beato Antonio – spiega il Professor Pisani, responsabile del Deposito – ne abbiamo già restaurate 8. Ora siamo impegnati con la V, la IX e la X. Portiamo avanti anche la realizzazione di apposite pareti attrezzate per esporre le pergamene dell’anno mille. Il tutto dovrebbe essere pronto intorno al mese di Ottobre, per una mostra dedicata. Oltre alle pergamene, dal grande valore storico, ci sono quadri molto preziosi e per mostrare tutto questo al meglio era necessario allargare lo spazio espositivo. Poi, insieme alla Soprintendenza, digitalizzeremo le pergamene, per renderle fruibili anche dal web”. Il restauro a porte aperte, un autentico unicum della Città di Amandola. Com’è lavorare con curiosi ed appassionati che osservano da vicino? “A primo impatto è strano, non è il metodo tradizionale con il quale lavoravo, però mi sono abituata subito e devo dire che mi piace – confida Silvia Barcaioni, la restauratrice che si sta occupando sotto l'attenta guoda del prof Pisani, del recupero delle Via Crucis – la gente che entra a vedere, rimane affascinata da questo mestiere e da come un’opera riacquisti nuova vita dopo il restauro. Spesso non si rendono conto di quanto lavoro e minuziosità ci siano dietro un singolo quadro. L’aspetto più particolare del restauro a porte aperte, è che turisti e curiosi possono osservare da vicino un processo che altrimenti rimarrebbe segreto. In nessun’altra Città viene offerto un servizio simile, occorre cogliere quest’occasione unica”. E cosa ti piace di più di questo nuovo modo di fare la restauratrice? “Direi proprio il confronto con il pubblico, rispondere a domande e curiosità e trasmettere la mia passione per l’arte. Certo, le visite ti portano via del tempo, ma sono molto piacevoli”. E nelle Via Crucis che stai recuperando, in cosa consiste il restauro? “Dapprima si svolge un lavoro di pulitura dagli strati di bitume e vernice sovrammessi. Poi, essendo opere in prima tela, non sono mai state restaurate prima, quindi vanno tolte da telaio originale e si procede all’applicazione di una striscia di streep lining, che corrono sui bordi, così da poterle riapplicare sul telaio originale. Poi si applica uno strato protettivo di finitura, che ha la funzione di salvaguardare l’opera, però deve essere rimovibile, perché il nostro principio è la reversibilità, ovvero avere la possibilità di intervenire in futuro con un nuovo restauro o un’ulteriore pulitura – conclude Silvia – ad intervento finito, le opere riavranno il loro originale splendore, con i pigmenti brillanti e lucenti”.
Come anticipato, il Museo ed il Laboratorio di restauro sarà aperto al pubblico per l’intero mese di agosto, con i seguenti orari: mattino dalle 10.00 alle 13.00 / pomeriggio dalle 15.00 alle 19.00.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-08-2022 alle 17:31 sul giornale del 05 agosto 2022 - 295 letture

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