Montefalcone: al Giardino Tronelli Massimo Mazzoni incanterà con il suo sax

6' di lettura 01/07/2022 - Duetterà con il fuoriclasse della Fisarmonica Christian Riganelli in un viaggio musicale emozionante. Mazzoni: “Amo Montefalcone, ho una casa lì e vi torno sempre”. La musica per rilanciare il territorio: “Il Festival Storie ci dà la possibilità di condividere la nostra musica. Giardino Tronelli luogo speciale”. Per i giovani: “Amate la musica con passione. Non solo pop e commerciale, ascoltate la musica classica perché regala emozioni uniche”.

Musica di alto livello, sassofono, fisarmonica ed un paesaggio meraviglioso, reso ancora più suggestivo dal “calar del sole”. Sarà questo il favoloso scenario che accoglierà il pubblico domenica 3 luglio, presso il Giardino Tronelli per il nuovo appuntamento del Festival Storie. Questa è l'ottava tappa della rassegna teatrale itinerante, che coinvolge 8 Comuni del fermano-maceratese.

Per Montefalcone Appennino, quello di domenica alle ore 18.00, è il primo appuntamento dell’edizione 2022 del Festival Storie. Presso il suggestivo Giardino Tronelli, in un vortice di musica ed emozioni, si esibiranno Massimo Mazzoni, sassofonista tra i migliori al mondo e Christian Riganelli, fuoriclasse della fisarmonica. Lo spettacolo è intitolato ‘Suoni e immagini colorate dal tramonto’. Al termine, seguirà un aperitivo con prodotti del territorio.

Scendendo nel dettaglio, che tipo di musica proporrete al pubblico? “Proporremo una serie di brani partendo dalle sonorità di Ennio Morricone, per poi spostarci in Francia, dove vi è una radicata tradizione di fisarmonica e sassofono – spiega Massimo Mazzoni – dall’Europa andremo in Brasile con le sue atmosfere uniche. Sempre in Sudamerica ripercorreremo la musica di Piazzolla e Galliano, fino ad arrivare alle sonorità ebraiche”.

In altre parole, una sorta di viaggio musicale attraverso stili, emozioni e brani storici? “Si, esatto. Possiamo chiamarlo un viaggio sia geografico che musicale. Con il Sax e la Fisarmonica vogliamo ridare vita a quelle sonorità tipiche dell’Europa e del Sudamerica. I brani sono stati riarrangiati da noi, rendendoli più moderni”.

Sassofono e fisarmonica vanno a braccetto? “Direi proprio di si. Il sassofono è uno strumento perfetto da usare in duetti o per accompagnare altri musicisti. Lo stesso vale per la fisarmonica che sa adattarsi a vari stili. Soprattutto, sarà un piacere ascoltare come le ance del sassofono, stimolate dal soffio umano, si sposano perfettamente con le ance della fisarmonica”.

E poi il tramonto al Giardino Tronelli renderà il tutto ancora più suggestivo? “Assolutamente si. Conosco bene quel luogo, ci ho già suonato in passato, saranno passati 30 anni, ma il ricordo è ancora vivo. E’ un posto meraviglioso, ideale per questi concerti – confida Mazzoni – io amo alla follia tutto il territorio di Montefalcone. Ho una casa lì, immersa nel bosco, tra natura e serenità. Appena posso torno sempre per regalarmi qualche attimo di quiete. D’altronde la musica va suonata ed ascoltata con la tranquillità ed il silenzio tipico di quei luoghi”.

Ma la musica è anche condivisione. Quanto è importante tornare ad esibirsi in pubblico dopo la pandemia? “E’ fondamentale sentire la vicinanza del pubblico e condividere emozioni con loro. Come per questo territorio è importate ripartire dopo anni difficili, anche noi artisti vogliamo partecipare a questi eventi e ringrazio il Festival Storie per avermi invitato”.

Sul palco del Giardino Tronelli, salirai con il tuo inseparabile amico il sassofono. Nel 2022, si può considerare uno strumento più adatto alla musica classica o anche alle sonorità moderne? “Il sassofono è uno strumento perfetto per tanti stili. È tipico della sua natura barcamenarsi tra epoche e musiche diverse, basti pensare che nasce come strumento di musica classica, poi ha avuto il suo grande sviluppo con jazz e blues – sottolinea Massimo Mazzoni - il suo uso oggi comprende molti ambienti musicali, dalla ‘musica da camera’, alla pop o commerciale. Sarebbe perfetto anche per rap, trap o beatbox. Al Conservatorio di Fermo, dove insegno, ho alunni che stanno tentando questo genere di sperimentazioni. Ai ragazzi piace combinare più stili e il sassofono è l’ideale”.

Proprio su questi binari, viaggia anche l’operato dell’ASI, Associazione Sassofonisti Italiani, di cui sei Presidente dal 1984: “Si, esatto. L’ASI è nata negli anni 80 con lo scopo di dare un riconoscimento al sassofono dal punto di vista classico e con gli anni abbiamo svolto una importante attività di promozione – ribadisce Massimo – a quel tempo in Italia, il sax non era considerato uno strumento classico. Io ed altri colleghi pensammo, quindi, di formare un’associazione per riconoscere una connotazione classica al sassofono ed allo stesso tempo fornire una valenza burocratico-scolastica allo studio di questo strumento. Infatti, quanto ero ragazzo, il corso di sax era chiamato “speciale”, cioè non era considerato canonico. Nel 1979 vi erano solo 6 cattedre di sassofono in tutta Italia. Grazia all’impegno dell’ASI, oggi se ne contano oltre 100”.

Un grande lavoro mirato a dare il giusto valore ad uno strumento tra i più apprezzati al mondo: “Il sassofono era considerato uno strumento minore e noi dell’ASI abbiamo voluto dargli l’importanza che meritava e con questo siamo riusciti a dare ai ragazzi, che sceglievano di studiarlo, una sicurezza sia burocratica che scolastica”.

Per gran parte della sua carriera hai avuto a che fare con giovani allievi. Che consiglio darebbe a coloro che intraprendono un percorso musicale? “Nel campo artistico è fondamentale la motivazione, è quella che aiuta ad andare avanti. Poi indispensabili sono determinazione, serietà nello studio ed avere i docenti giusti – afferma Massimo Mazzoni - oggi i ragazzi, che scelgono i conservatori, vogliono insegnanti appassionati che sappiano trasmettere stimoli e conoscenze".

Ma in Italia, il settore musicale ha molte lacune: “Siamo il paese che ha inventato la musica con le note di Guido d’Arezzo, ma in Italia si presta poca attenzione alla musica. Si cercano sempre più musiche commerciali che possano vendere e non si guarda alla qualità che ad esempio può dare la musica classica – conclude Massimo – oggi, i ragazzi sono legati ad altri generi, non perché non apprezzino la musica classica, ma perché non la conoscono. Come fa a piacerti una cosa che non conosci? È impossibile. La soluzione è quella di ripartire dai bambini, insegnare musica ai più piccoli, farli suonare e accendere in loro la passione con insegnanti all’altezza”.












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