"Sotto l’abito, il corpo" è la prima delle Serate a corte 2022

2' di lettura 15/06/2022 - Per il primo appuntamento del 2022 delle "Serate a Corte", il professor Temperini spiegherà l'evoluzione storica del complesso rapporto tra nudità, esaltazione della corporeità e abbigliamento. Appuntamento domani, giovedì 16 giugno, nella sede di Contrada Castello (via Corsica, vicino all'arco di Porta Sant'Antonio) ore 21.

Dopo alcuni anni in cui il professor Massimo Temperini (foto in basso in abiti storici) si è concentrato sulle mode medievali e sugli accessori, per la serie di Serate a Corte del 2022 (la prima giovedì 16 giugno) prenderà in esame invece ciò che sottostà agli indumenti.

L’epoca classica esalta la corporeità, basti pensare ad Olimpia come capitale dello sport ma anche a Koos santuario della salute. Le grandi opere scultoree ancora oggi ci documentano il complesso rapporto esistente tra la nudità e le vesti. In epoca tardo antica la nudità viene esibita con maggior riserbo e già nei mosaici di Piazza Armerina (IV. sec. d. C.) le giovani atlete indossano un “due pezzi” che copre le parti più intime. Nel racconto biblico della cacciata dei progenitori dal Paradiso il Padreterno, benché furioso con Adamo ed Eva, accorgendosi che erano nudi, provvide a confezionar loro un abito che coprisse le nudità ora diventate fonte di vergogna. In tal modo Egli si qualificò indubbiamente come primo sarto della storia umana.

Nell’Alto Medioevo la corporeità viene negata a favore di una visione bidimensionale e trascendentale. Con il ‘300 e il ‘400, per mezzo della novellistica e dei cosiddetti fabliaux (favolelli) trapela il desiderio di superare il tabù della nudità e dei temi erotici. Tuttavia a vizi privati corrispondevano pubbliche virtù e quindi i Comuni italiani si dotarono spesso di leggi suntuarie che vietavano l’esibire eccessive parti scoperte del corpo. Dante Alighieri condannò le sfacciate donne fiorentine (per) l’andar mostrando con le poppe il petto (Purgatorio, XXIII) e poi predicatori come San Giacomo della Marca e San Bernardino da Siena inveivano contro le mode pagane e lascive. Il Rinascimento cancellò per alcuni decenni queste diatribe (vedi ad. es. “La Venere di Urbino” di Tiziano di metà Cinquecento: immagine di copertina) finché con la riforma tridentina si tornò alle fobie del nudo: si pensi al Giudizio Universale di Michelangelo sottoposto a maquillage castiganti fino ad arrivare all'età Vittoriana quando si coprivano addirittura le gambe dei tavoli.

Nello stesso tempo però il corpo è oggetto di studio scientifico. Leonardo da Vinci asciuttamente descrisse l’uomo come transito di cibo e produttore di sterco. Gli studi anatomici di Andrea Vesalio e dei suoi seguaci portarono gran progresso nella medicina: oramai l’arte si stava separando dalla scienza.

Nel ‘900 con Freud e Pirandello il corpo è studiato come fonte di turbe psicologiche.

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Paolo Bartolomei


Questo è un articolo pubblicato il 15-06-2022 alle 13:11 sul giornale del 16 giugno 2022 - 314 letture

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