Montefalcone-Comunanza: “Uniti per l’Ucraina”. AGM e Selettra modelli di solidarietà

5' di lettura 20/05/2022 - Portata a termine con successo la 2° missione a sostegno dei soccorritori ucraini, organizzata dal Team marchigiano del Progetto Sisma e dalla Scuola Ita. Protez. Civ. Protagoniste molte realtà fermano-ascolane con donazioni e generosità. A distinguersi per la grande solidarietà, l’azienda Selettra di Comunanza e i giovani dell’AGM di Montefalcone. Lusek: “Sono gesti che fanno la differenza. La Selettra, a proprie spese, ha trasportato attrezzature fino i Ucraina. I ragazzi dell’AGM hanno contribuito all’acquisto di molti materiali”. Consegnate sonde per localizzare civili nelle macerie, termorilevatori, barelle speciali, torce e brandine.

A volte, le piccole comunità danno prova di grandi valori, come generosità, solidarietà e aiuto reciproco. Questa profonda lezione di umanità viene due realtà che hanno scelto di mettersi al servizio.

In occasione della 2° missione a sostegno dei soccorritori ucraini, tra i tanti attestati solidali, a distinguersi in particolar modo sono state l’azienda Selettra di Comunanza e i giovani dell’AGM di Montefalcone. Due realtà a prima vista molto diverse, ma che con un obbiettivo comune: aiutare un popolo che soffre.

L’operazione in Ucraina, come quella svolta lo scorso Aprile, è stata organizzata e curata dal Team marchigiano del Progetto Sisma e dalla Scuola Italiana Protezione Civile. Come coordinatore vi era Francesco Lusek, affiancato dai tecnici Nicola Palazzese e Nicolò Paternesi, oltre al Presidente della S.I.P.C. Pascucci. Importante anche il contributo dell’ex capo della Protezione Civile Nazionale Guido Bertolaso.

“La missione è iniziata martedì e dopo la permanenza in Ucraina siamo tornati in Italia – esordisce Lusek – per questa operazione abbiamo ricevuto molti aiuti dai privati, alcuni vogliono rimanere anonimi. Per la zona montana, in particolar modo, voglio ricordare il contributo della Selettra di Comunanza e dell’AGM di Montefalcone”.

Come è partita la rete di aiuti? “In queste situazioni, cerco sempre di contattare amici e conoscenti dei quali mi posso fidare, così ho chiamato Luca Antognozzi, presidente della Selettra. Senza batter ciglio mi ha dato il suo appoggio”.

Come si è reso utile? “La Selettra, come azienda, ha molti hub in Romania, così hanno deciso di mettere a disposizione queste strutture per depositare e smistare i materiali che avremmo consegnato ai soccorritori ucraini – spiega Lusek – a sue spese, la Selettra ha organizzato il trasporto della attrezzatura fino in Romania, dove ha aspettato il nostro arrivo e da lì ha spostato l’intero carico a Chernivtsi, città ucraina”.

Un gesto di grande umanità: “Non è scontato che un’azienda scelga di contribuire in maniera così importante. Da operatori che si occupano di soccorsi ed emergenze, è una vera fortuna avere queste realtà che ci aiutano”.

Come anticipato, dalla zona montana, un altro rilevante contributo è arrivato da Montefalcone, per essere precisi da un gruppo di ragazzi: “Nelle varie richieste di aiuti, so di poter contare sempre su Montefalcone. Già nella prima operazione il Sindaco Grifonelli ci aveva dato una mano ed anche stavolta si è reso utile – sottolinea Francesco Lusek – mi ha messo in contatto con l’AGM, formata da un gruppo di giovani pronti a rendersi utili per una nobile causa. Subito mi hanno detto che volevano aiutare”.

Rispetto del prossimo e sostegno reciproco: “I ragazzi hanno contribuito con una donazione, grazie alla quale abbiamo potuto acquistare ulteriori attrezzature ed il materiale restante da spedire – afferma Lusek – Si tratta di giovani generosi ed attenti a queste tematiche. Non è facile trovare ragazzi così al giorno d’oggi, pronti a spendersi per una giusta causa. Gesti così significativi fatti dai giovani acquistano un valore doppio”.

Riguardo la missione, come gruppo operativo per il soccorso, che genere di materiale avete consegnato? “4 sonde per localizzare persone sotto le macerie degli edifici bombardati, di cui una ha la capacità di andare a 20 metri in profondità e può trasmettere frequenze sonore direttamente ai civili intrappolati – sottolinea Lusek - inoltre consegnati anche termolirevatori di calore, barelle con imbracature speciali, brandine e torce di diversa tipologia”.

Attrezzatura specifica che vi è stata chiesta dai soccorritori ucraini? “Si, questo materiale è il risultato delle tante riunioni online che abbiamo avuto con loro durante le settimane. Ci aggiornano spesso sulla situazione e ci illustrano le esigenze più urgenti”.

Tecnologie ed attrezzature all’avanguardia al servizio dei soccorritori. Ma per usarle bisogna avere una buona preparazione, giusto? “Assolutamente si, infatti oltre a consegnare il materiale, abbiamo anche fatto diverse ore di lezioni teoriche e pratiche per insegnare loro ad usare al meglio i vari sistemi. A loro volta, gli istruttori ucraini trasmetteranno quanto imparato ai colleghi nelle altre zone di guerra”.

Sonde per la ricerca sotto le macerie, termorilevatori e barelle speciali, sono tutte attrezzature che noi abbiamo visto spesso dopo le scosse di terremoto: “Giusto, infatti, tra gli edifici bombardati lo scenario è lo stesso che si trova dopo un sisma – afferma Lusek - In linea di massima, il copo di soccorso ucraino è molto organizzato, pronto e ben addestrato, tuttavia hanno carenze per quanto riguarda la gestione delle macerie ed il recupero di civili da edifici danneggiati. Loro non hanno mai affrontato un terremoto, quindi non sono preparati ad estrarre al meglio corpi dalle macerie, o ad utilizzare attrezzature per individuarli, mentre noi, avendo affrontato molti terremoti nel corso degli ultimi 50 anni, sappiamo come comportarci. Quindi abbiamo messo a disposizione le nostre conoscenze”.

E l’Ucraina come sta affrontando la guerra? Che impressione si è fatto? “La situazione sembra leggermente migliorata rispetto ad un mese fa, ma i russi continuano a bombardare. Il popolo ucraino è molto forte mentalmente e socialmente, fanno resistenza non tanto con gesti eclatanti, ma continuando a vivere in modo normale – conclude Lusek - Loro combattono questa invasione vivendo la vita di tutti i giorni. In strada ci sono posti di blocco, macerie, trincee, però allo stesso tempo il panettiere, l’università e gli uffici pubblici sono aperti per permettere a tutti di continuare a condurre una vita un minimo normale”.










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