Fermana, quale futuro societario? Subito chiarezza

4' di lettura 15/05/2022 - FERMO - La società gialloblù batta un colpo, la retrocessione è conseguenza di indebolimento societario iniziato già da un paio di anni. Una frase del sindaco Calcinaro, che sicuramente è informato meglio di tutti, rassicura e lascia sperare.

Come alcuni tifosi sui social fanno argutamente notare, più preoccupante della retrocessione maturata ieri a Viterbo potrebbe esserci il futuro della Fermana che in questo momento è tutt'altro che chiaro.

Il capitombolo in serie D non è solo conseguenza di errori tecnici dei giocatori, degli allenatori (tre in una stagione), di scelte sbagliate dei direttori o di una squadra di livello non adeguato, ma soprattutto di un chiaro indebolimento finanziario della società iniziato già un paio di anni fa e che ha costretto ad allestire la squadra con budget sempre più risicati e non adeguati alla categoria. E alla fine i nodi sono arrivati al pettine.

Quando l'imprenditore locale Maurizio Vecchiola nel 2013 ha deciso di prendere in carico la Fermana, diventandone presidente, patron e finanziatore principale, la società gialloblù era in seria difficoltà, aveva ottenuto sul campo la promozione in serie D grazie all'impegno e al lavoro di tanti, ma probabilmente era destinata al fallimento. Da quel momento il club ha avuto stabilità finanziaria e quattro anni dopo è riuscito a tornare in serie C, nel professionismo. Un passo tutt'altro che scontato fino a pochissimi anni prima quando le avversarie della Fermana per alcuni anni si sono chiamate Belvederese Ostrense, Aurora Treia o Casette Verdini.
Di questo la Città di Fermo sarà sempre grata a Vecchiola.
La famiglia Simoni è stata sempre presente, era anche in curva ieri a Viterbo, e pensiamo che il presidente Umberto e i suoi figli in società abbiano sempre fatto quello che era nelle loro possibilità da quando sono entrati nel 2015.

Cosa è successo? Supponiamo che negli ultimi due anni Vecchiola sia stato probabilmente costretto a ridurre sempre di più l'impegno economico poiché la Finproject, l'azienda di famiglia attraverso la quale sosteneva la Fermana per mezzo della sponsorizzazione, l'anno scorso è stata totalmente assorbita dal gruppo ENI.
Situazione più che comprensibile, però ora è necessario che Maurizio Vecchiola, che resterà nella storia centenaria della Fermana per essere stato uno dei pochi patron ad aver ottenuto una promozione in serie C, e che invece da quasi due anni sembra nascondersi e preferire non essere neanche nominato sulla stampa, faccia subito chiarezza su quello che può o vuole fare: da nove anni sulle maglie dei giocatori ci sono i marchi della sua azienda, quindi di fatto la società è la sua. Non venga a ripeterci ancora che non ha più quote e ruoli operativi in società e che lui è solo lo sponsor. L'amministratore e "regista" della società (Conti) lo ha scelto e sempre avvallato lui, gli stipendi li paga tutti lui.

Una società di calcio che ha cento anni di tradizione, che è in grado di portare centinaia, a volte migliaia di tifosi in trasferta, anche molto lontano e che ha giocato non solo contro la Grottese o la Capodarchese ma, in un passato neanche troppo lontano, anche contro le squadre che rappresentano città come Napoli, Genova o Palermo, non è una fabbrica come tante altre, non è solo un'azienda. Ma è una bandiera, un simbolo che rappresenta l'intera città. Un po' come lo sono per Fermo il Teatro dell'Aquila, candidato ad entrare nel patrimonio dell'Unesco, le Cisterne Romane, la Cavalcata dell'Assunta. Insomma la Fermana è Fermo.

Il commento a caldo del sindaco Paolo Calcinaro subito dopo la partita (vedi in basso) si conclude con una frase che lascia credere che i vertici a breve facciano chiarezza e tranquillizzino: forse arriverà presto qualche nuovo imprenditore o forte sponsor che aiuterà l'attuale compagine societaria? O che prenderà il loro posto come stava per accadere sei mesi fa?
Tutti chiedono che le nubi e i misteri siano spazzati via immediatamente, non solo per programmare la prossima stagione di serie D, dove le avversarie si chiameranno Matese, Pineto, Trastevere, Fiuggi, Porto D'Ascoli o Tolentino (non la Recanatese che ha vinto il campionato e salirà in serie C).
Ma anche perché andrà fatto il possibile per sfruttare qualsiasi opportunità di ripescaggio in serie C, difficile ma non impossibile. E visto che la relativa istanza ha gli stessi costi di una domanda di iscrizione in serie C e i tempi per prepararla sono stretti, occorre rapida programmazione per poter provare a riprendere per i capelli quel capitale che è la terza serie e il professionismo.

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Paolo Bartolomei


Questo è un articolo pubblicato il 15-05-2022 alle 06:41 sul giornale del 16 maggio 2022 - 743 letture

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