Silvia Mezzanotte si racconta: “La musica? Con lei ho combattuto inadeguatezza e paure. Festival Storie? Un privilegio esserci”

7' di lettura 12/05/2022 - Ospite di punta del Festival Storie, l’ex frontwoman dei Matia Bazar sarà protagonista della serata di sabato al Teatro Italia di Montappone. Tra passioni, progetti ed amore per il pubblico, Silvia si è raccontata al nostro giornale. “Un onore far parte di questa rassegna. Stupendo vedere 8 Comuni uniti per il bene di arte e Teatri”. “La musica mi aiuta ogni giorno della mia vita. Ai giovani dico, preparatevi e studiate la storia della musica. Le visualizzazioni social non bastano. Necessaria la sana gavetta”.

Da decenni una delle voci migliori nel panorama musicale italiano. Amata da tutti, per diversi anni è stata la frontwoman dei Matia Bazar, insieme ai quali ha ottenuto grandi successi. Ora porta avanti una brillante carriera da solista, che la sta facendo apprezzare in tutta Italia. Stiamo parlando di Silvia Mezzanotte, che si è raccontata a VivereFermo.

Le diamo del tu, abbiamo il suo permesso. Silvia è quella amica famosa che non pensavi di avere, nel giro di pochi secondi senti la leggerezza di poter parlare di qualsiasi cosa con lei. Partiamo da tuo spettacolo, “Le mie Regine”, che porterai sabato al Teatro Italia di Montappone: “Tengo molto a questa mia creatura, c’è tutta me stessa dentro. Racconterò le grandi regine della musica, che, attraverso le loro canzoni e la loro voce, mi hanno aiutato a superare paure, preoccupazioni e inadeguatezze”.

La musica, quindi, può essere una medicina? “Si, esatto. Può aiutare in molti aspetti della vita, soprattutto a superare le paure più profonde – ribadisce Silvia – nello spettacolo racconto proprio questo, come cantanti storiche e voci inimitabili abbiamo segnato la storia della musica e mi siano state d’aiuto per comprendere qual era il mio posto nel mondo”.

Non sapevi quale fosse? “Assolutamente no. O meglio, fin dall’età di 5 anni il mio sogno era fare la cantante, ma mi sentivo estremamente inadeguata, senza un posto nel mondo. Ero davvero timida e non sapevo affrontare la vita, ma queste immense donne, queste cantanti storiche mi hanno aperto orizzonti, verso i quali mi sono diretta grazie alla mia profonda volontà di fare musica. Imitandole e prendendo spunto da loro, ho superato i miei timori, imparando così a vivere il palco, godermi l’esibizione e sentire a pieno l’abbraccio del pubblico. Con questo spettacolo, dunque, racconto la mia storia attraverso cantanti che hanno fatto la storia della musica”.

Direi uno spettacolo perfetto per il Festival Storie: “Esatto. La rassegna ha proprio l’obbiettivo di regalare emozioni a questo territorio attraverso storie raccontate da un palco ed anche io voglio dare il mio contributo – sottolinea Silvia – per me è un privilegio far parte di questo Festival ed è bellissimo vedere 8 Comuni uniti da un unico scopo, creare qualcosa per rilanciare l’arte ed il teatro. Ad oggi, dopo pandemia, guerra e momenti difficili, servono più che mai Amministrazioni ed Associazioni culturali coraggiose e che abbiano il desiderio di far ripartire queste realtà”.

In uno spettacolo di così alto livello, porti in scena grandi donne della musica italiana ed internazionale. C’è qualcuna, in particolare, alla quale sei rimasta legata? “Stiamo parlando di cantanti immense alle quali mi sono ispirata, come Maria Callas, Mina o Liza Minelli. Per esperienza personale, porto con me un bellissimo ricordo di Mia Martini – racconta Silvia – agli inizi della mia carriera, nei primi anni di gavetta, ho fatto parte del coro che accompagnava Mimì. Con lei ho fatto prove, condiviso camerini, vissuto il dietro le quinte e mangiato pasti insieme. In quel periodo, ho conosciuto la grande autoironia di una donna immensa. Sappiamo tutti i momenti difficili che ha passato Mimì, eppure lei riusciva a riderci su e lasciarseli alle spalle con divertimento. La grandezza di una donna vera si vede da questi particolari”.

Artiste immense, che hanno conosciuto un grande successo. Ma com’è essere una donna di spettacolo? E’ più difficile vivere il palco o la quotidianità? “Difficile dare una risposta precisa. Posso dire, però, che le vere regine sono le donne impegnate tra lavoro e famiglia, pronte ogni giorno a dividersi tra casa e mille altri impegni – sottolinea Silvia – ovvio, parlando per esperienza personale, mi sento di dire che dividersi tra famiglia e spettacolo non è facile. In questo tipo di vita, c’è bisogno di un compagno che ti aiuti nella gestione della famiglia e metta da parte il suo ego per restare al tuo fianco. Io da questo punto di vista sono stata molto fortunata, ma, come racconto nello spettacolo, spesso, dietro al successo delle grandi artiste, vi era una via personale molto complicata”.

Prima hai accennato ai tuoi anni di “sana gavetta”. Sono stati fondamentali per il tuo successo con i Matia Bazar? “Assolutamente si. Io, in quegli anni, venivo da Sanremo Giovani, che mi aveva portato notorietà, poi c’era stato un down. In seguito, ero ripartita e poi un altro periodo non facile ed a fine anni ’90, ho fatto il provino per i Matia Bazar, ma non è stato facile – racconta Silvia – studio e preparazione mi hanno aiutato. Superate diverse audizioni, Giancarlo Golzi e gli altri mi hanno voluto con loro. Nella miei anni con i Matia, la gavetta fatta prima e l’esperienza accumulata mi sono servite davvero tanto”.

Grande successo con i Matia Bazar, come la vittoria a Sanremo e tanti altri traguardi. Cosa ha significato per te far parte di quel gruppo e cosa pensi di aver dato, tu, ai Matia? “Essere parte di quella band significava far parte di una famiglia stupenda. Ci sentivamo come fratelli. Condividevamo tutto, lavoro, hobby, momenti di vita quotidiana, difficoltà e successi. Sono cresciuta molto in quegli anni, professionalmente e umanamente. Ho imparato molto musicalmente, Giancarlo e gli altri veri maestri – spiega Silvia – anche io ho dato molto al gruppo. Per me era un sogno far parte di quel mondo. Sono entrata in punta di piedi, rispettando ed ammirando le cantanti che mi avevano preceduto, Antonella Ruggiero e Laura Valente. Ho sempre cercato di rispettare le loro canzoni ed ho studiato a fondo per cantarle nel migliore dei modi. Il pubblico era affezionato ad Antonella, quindi dovevo riproporre i brani in perfetto stile Matia. Ho vissuto questo confronto a distanza con Antonella non con conflitto, anzi con grande rispetto e ammirazione, cercando di prendere spunto dal suo stile e aggiungendo la mia personalità”.

Personalità, una parola forse troppo abusata oggi nel mondo della musica. Non credi, siano pochi, in questi ultimi anni, gli artisti che hanno dimostrato veramente di averla? “Posso dire che per essere un’artista è fondamentale avere una personalità propria e non prenderla in prestito da qualcun altro, cercando di imitarla. A miei alunni dico sempre 'Siate unici, non dovete essere dei cloni, tirate fuori la vostra personalità' ”.

Parlando di alunni, giusto ricordare quanto impegno metti da sempre nelle tue due accademie, sia quella web che la Vocal Academy. Cosa ti senti di dire ai giovani che sognano di fare il tuo stesso lavoro? “Dico che nella musica di oggi è importante avere preparazione alle spalle e voglia di studiare. Senza solide basi, il successo è solo passeggero. Agli alunni spesso ripeto ‘Preparatevi sulla storia della musica, approfonditela. E’ fondamentale conoscere chi erano Frreddy Mercury o i Beatles, quali canzoni ha interpretato Mina o imparare a suonare uno strumento’ – ribadisce Silvia – oggi tutti, attraverso web, social e nuove tecnologie per avere l’intonazione perfetta, possono trovare attimi di notorietà, ma a quei livelli ci rimani solo se ha vera preparazione alle spalle. Prendiamo ad esempio i Maneskin, hanno avuto un successo mondiale grazie soprattutto alla gavetta che hanno fatto e al talento che hanno coltivato con tanti anni di prove. Lo stesso vale per Mahmood e Blanco, non sono due giovani arrivati dal nulla, ma veri artisti super intonati e grandi conoscitori di musica. Come dico spesso, bisogna essere come un orologio fermo alle 10:10, cioè 2 volte al giorno sarà la mia ora e in quelle due occasioni dovrò farmi trovare pronta al meglio delle mie possibilità, grazie a preparazione, studio e passione”.












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