La gola dell' Infernaccio e il cammino delle fate

2' di lettura 06/03/2022 - Non lontano dalla grotta della Sibilla c'era un sentiero che conduceva alla Gola dell'infernaccio, in origine chiamata “Golubro”

E’ una gola impressionante, magnifica e possente, dove pareti di roccia in alcuni punti arrivano quasi a sfiorarsi impedendo alla luce di penetrare e il verso delle cornacchie che volteggiano nel cielo insieme ai suoni cupi dello scorrere fragoroso delle acque crea un’atmosfera orribilmente infernale e allo stesso tempo affascinante
Uno scenario tanto orribile quanto bello e misterioso .
La gola era la via più breve ed accessibile per tutte le popolazioni che dovevano attraversare l’Appennino.
Luogo fin da sempre inaccessibile per i suoi ripidi scivolosi e profondi strapiombi.
Posto tanto amato dalle fatine marchigiane, dove si incontravano con pastori e viandanti per ballare; infatti altro nome della gola era "Vallerìa" da Valli che in dialetto marchigiano significa balli.
Una sera le fate chiesero il permesso alla Sibilla di partecipare ad un ballo notturno che si teneva proprio nella gola dell'Infernaccio.
La Regina acconsentí ricordando che come sempre nessun raggio di sole le doveva sorprendere per strada e di rientrare nella grotta prima dell'alba perché nessuno doveva vedere i loro piedi caprini anche se coperti da lunghe gonne potevano con la luce del giorno essere intravisti.
Le fatine andarono verso la gola gioiose per la nottata di balli che le attendeva.
Ma l'entusiasmo e l'allegria furono tali che nessuna di esse si accorse che iniziava a sorgere il sole anche perché nella Gola la luce entra lieve e l'oscurità si perpetua anche quando è giorno.
mpaurite se ne andarono frettolosamente.
Le fatine hanno volto e corpo di giovani e bellissime fanciulle, ma i piedi di capra che nell' affannoso correre per rientrare segnarono per sempre il loro cammino sul dorso della montagna in una scia più chiara che ancora si distingue e che venne così chiamato "il cammino delle fate”.


di Loredana Passagrilli
fermo@vivere.it





Questo è un articolo pubblicato il 06-03-2022 alle 20:39 sul giornale del 07 marzo 2022 - 192 letture

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