Roberta Bruzzone al Teatro dell'Aquila presenta il suo libro "Io non ci sto più": come riconoscere un manipolatore?

4' di lettura 05/03/2022 - Ieri sera al Teatro dell'Aquila la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone ha parlato di manipolazione affettiva, di femminicidio e dipendenze. Nel suo libro "Io non ci sto più" dispensa i consigli per riconoscere un manipolatore e spiega come difendersi.

Le luci del Teatro dell'Aquila si accendono per Roberta Bruzzone, famosissima criminologa e psicologa forense. La dottoressa presenta il suo libro "Io non ci sto più" in cui si parla della figura del manipolatore, come riconoscerlo e soprattutto come difendersi.

Secondo il Sindaco Paolo Calcinaro, questo è un tema giusto per il nostro tempo, si tratta di una tematica sempre latente e presente. "Ci troviamo di fronte a troppi episodi che finiscono con un esito fatale, per questo le forze dell'ordine della città cercano di concentrarsi su queste problematiche" afferma il sindaco e aggiunge: "Le donne hanno paura dei giudizi e per questo evitano di denunciare".

"La cultura non è solo crescita intellettuale, ma anche umana" sostiene Micol Lanzidei, Assessore alla Cultura e alle Pari Opportunità. Lanzidei presta la sua voce a Giorgia Latini, Assessore alle Pari Opportunità della Regione Marche, che indirizza una lettera a Roberta e ai suoi spettatori.

La dottoressa inizia la sua presentazione, moderata da Daniela Gurini. Chi è il manipolatore? Può essere sia donna che uomo, sia adulto che ragazzo o bambino. Possono essere fidanzati, genitori, familiari. Ma come riconoscerli? La dottoressa ha stilato nel suo libro una lista di 124 indicatori, che offrono una fotografia del manipolatore e che permettono una facile individuazione. Una volta individuato, il libro suggerisce delle tecniche per difendersi e “contromanipolare”. Questo processo di riconoscimento, però, non è così facile. La vittima del manipolatore è “programmata” per sentirsi inferiore, per credere di non valere nulla e di non meritare nemmeno l’aiuto. Secondo la criminologa, è questo il motivo per cui solo 2 casi su 10 di violenze sulle donne vengono denunciati. “Queste vittime arrivano a pensare con le parole del manipolatore e per di più dipendono da lui, temono di essere abbandonate. Attenzione, perché a volte da questa condizione non se ne esce mai” spiega la dottoressa. Ed è qui che si apre un sentito appello alle persone che vedono una situazione del genere dall’esterno: “Non possiamo lasciare queste persone fragili da sole, non possiamo sperare che si sveglino. Noi, dall’esterno, siamo lucidi e possiamo salvare vite”.

Tutti possiamo essere delle vittime, soprattutto in un momento di particolare fragilità. I manipolatori fiutano questa debolezza e ne approfittano. Il libro della dottoressa è uno “specchio senza filtri: se durante la lettura ti riconosci come una vittima, lo sei davvero. Grazie al mio libro molte persone hanno avuto un momento di consapevolezza, hanno sentito quel click interiore che può fare un miracolo e che spinge a reagire” dice fieramente Bruzzone.

Non manca un commento della criminologa sul femminicidio. Il suo messaggio è chiaro: bisogna denunciare. È vero, a volte la denuncia non è sufficiente, ma è assolutamente necessaria. Cosa c’è che non va nella legislazione italiana? “Assolutamente nulla, il problema è come si applica. Non è possibile dare una pena di due anni senza troppe restrizioni per un comportamento violento. Il problema nasce da chi le leggi le applica, non dalla normativa in sé” risponde la dottoressa.

Le parole di Roberta Bruzzone rimangono impresse nella mente: “Innamorarsi è come intossicarsi. Noi siamo progettati per sviluppare dipendenze. Pensiamo alla vita di tutti i giorni: tutti noi abbiamo molte dipendenze, pensiamo a quella nuovissima per i social. Proprio come ogni dipendenza, l’amore genera dopamina e ossitocina, ed è difficile uscirne”. E per il post-pandemia avverte: “Dopo la pandemia troviamo due tipi di giovani: quelli che si comportano in maniera distruttiva e fanno uso di droghe, oppure quelli che si chiudono in casa con una fobia sociale. Affidarsi a uno psicoterapeuta è fondamentale: in questo momento così difficile è importante affrontare i nostri demoni”.

Interessante è il dibattito conclusivo della dottoressa con la platea. Molti degli spettatori si sono alzati per parlare con lei, chiedendo consigli e condividendo le loro esperienze.

Grazie alla professionalità di Roberta Bruzzone, che ha incantato il Teatro dell’Aquila e tutti coloro che l’hanno seguita in diretta sui social. Grazie al Comune di Fermo per l’opportunità e agli organizzatori, Eclissi Eventi.






Questo è un articolo pubblicato il 05-03-2022 alle 12:40 sul giornale del 06 marzo 2022 - 696 letture

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