Ottavia Piccolo spiega la mafia ai bambini al teatro di Porto San Giorgio

4' di lettura 24/01/2022 - Una produzione Officine della Cultura e Argot Produzioni, in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini; testo di Stefano Massini; in scena Ottavia Piccolo e i Solisti dell'Orchestra Multietnica di Arezzo: si racconta la storia (spesso dimenticata) di Elda Pucci

Come la spieghi la mafia ai bambini? Con parole semplici.

Al Teatro di Porto San Giorgio l’immensa Ottavia Piccolo, su testo di Stefano Massini e su produzione Officine della cultura e Argot Produzioni, trova le corrette parole semplici per raccontare una storia: è la storia di un anno, il 1983, di una persona, Elda Pucci, la prima donna eletta sindaco d’Italia, e di una città, una Palermo intrisa di omertà, corruzione, o con parole più semplici, mafia.

Lo fa magistralmente, con il carisma e con il piglio da attrice professionale quale è, lo fa interpretando più ruoli senza perdere il fulcro del racconto e senza farlo perdere allo spettatore, lo fa con l’attenzione precisa di un cantastorie coinvolto e presente.

Una città, un anno, una donna.

Elda Pucci, la dottoressa dei bambini eletta sindaco di Palermo il 19 aprile 1983, rimase in carica per 359 giorni. 359 giorni che vengono raccontati al pubblico con un susseguirsi di fatti politici che pongono l’accento su insabbiamenti di denaro, appalti non regolari, rapporti troppo stretti e di favoreggiamento tra amministrazione comunale e privati non proprio onorevoli.

Tutt’intorno alla sede comunale è la città, con le sue strade e i suoi mercati, con gli assassini storici che conosciamo: del Generale Della Chiesa, dello scrittore Pippo Fava, di Piersanti Mattarella e di tutti coloro che hanno provato a contrastare un’organizzazione criminale che si nutre di cemento, eroina, calce e colla, al quale vertice ci sono Totò Riina, Gaetano Badalamenti, i Buscetta e tutte le famiglie di Cosa Nostra. Palermo è una città in cui si comprano i voti della gente con un pieno di benzina e in cui regna l’omertà. La città è come Tanino (il bambino cresciuto storto perché confinato in un lettino troppo piccolo) che pur di sopravvivere si abitua alle cose brutte e le fa diventare normali. In questo clima tutto resta com’è fino a che qualcuno fa qualcosa, fino al 19 aprile 1983 appunto, quando una donna decide di cambiare e finalmente di scegliere, non tanto cosa fare, piuttosto chi essere.

Cambiare Palermo, però, è difficile, e Elda Pucci se ne accorge camminando sui vetri dopo 75 kg di tritolo il 29 luglio 1983, quando a seguito dell’omicidio del giudice Chinnici la città di Palermo si costituisce parte civile in un processo di mafia. Non riuscirà a cambiare Palermo, Elda, non riuscirà a cambiare la città che l’ha accolta e che l’ha cacciata con il medesimo entusiasmo, in meno di un anno.

Una scenografia essenziale, che sottolinea i momenti principali con immagini e nomi che appaiono sullo schermo che funge da parete di fondo, dietro al quale si intravede l’Orchestra, ordinatamente seduta e parte dello show. In scena, gli impeccabili solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo sono proprio come la città, rumoreggiano di folclore, a volte accompagnano Elda Pucci con un brusio, a volte ascoltano in silenzio, ignorano parlottando tra di loro, poco si mostrano e spesso si nascondono. Nella sua interpretazione Ottavia Piccolo rasenta la perfezione, si fa narratrice profonda, ci ricorda che a teatro si va per ascoltare storie, e ricorda anche (con un rimprovero fuori programma rivolto ad una spettatrice, seguito da un coro di applausi) che per farlo bisogna staccarsi dall'ossessione per il telefono e godersi il qui e ora.

Cosa Nostra spiegata ai bambini non è uno spettacolo per bambini, ma qualche bambino a teatro c’era, e alla fine si è alzato con dubbi e curiosità, sicuramente pieno di quelle domande scomode che solo un bambino può fare, specialmente su un argomento che i grandi non sanno come spiegare perché non riescono a trovare le parole. Il teatro, quelle parole, le ha trovate.


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 24-01-2022 alle 11:44 sul giornale del 25 gennaio 2022 - 232 letture

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