Lapedona. La chiesa monumentale di San Quirico, i monaci avellaniti e quella spada inversa dei Templari

3' di lettura 24/01/2022 - È giorno di freddo ma pure di sole. Meta non un centro commerciale. Una chiesa, invece, piccola e silente. Di periferia oggi e messa un po' da parte, ma centrale un tempo. San Quirico di Lapedona è romanica, sulla strada verso Monterubbiano. Per il portone d'ingresso, che guarda sud, occorre una breve ascesa. A lato pini marittimi e come tappetto margherite già fiorite in un inverno che viene a tratti. Un cipresso di fronte e una non bella rete verde a confine con una bella casa di moderna architettura.

Galoppa fantasia e tornano letture fatte. Chiesa antichissima dove si mossero i monaci bianchi. Non quelli di san Bernardo, cistercensi per intenderci, ma di san Romualdo, ispiratore di Fonte Avellana, padre putativo di san Pier Damiani, di eremitismo e cenobitismo assieme. Ricordate Dante nel canto XXI del Paradiso? Tra duo liti d’Italia surgon sassi, E non molto distanti alla tua patria, Tanto che i tuoni assai suonan più bassi: E fanno un gibbo che si chiama Catria, Di sotto al quale è consecrato un ermo, Che suol esser disposto a sola làtria”. Ma non venivano dal Catria i Bianchi, scendevano essi dai Sibillini, da quel priorato che fu di San Leonardo sull'orrido dell'Infernaccio.

San Quirico dipendeva da San Leonardo che a sua volta dipendeva dall'Eremo prima, dall'Abbazia dopo di Fonte Avellana.

Quirico: un bambino di tre anni appena, martirizzato nella Tarso di Turchia, sotto Diocleziano, anno 304, tremenda persecuzione. Prima toccò al fanciullo, poi a sua madre Giulitta. Cristiani s'eran detti, - anche il piccolo parlò – e nessun sacrificio agli dei vollero compiere.

Le loro spoglie traslate a Ravenna, patria di san Romualdo. Ed ecco la devozione dei Bianchi.

Il 15 di luglio è festa grande. Da sempre. Il popolo si ritrova. I bambini vanno in processione dal centro alla periferia seguendo la statuina del loro quasi coetaneo Quirico. Si beve l'acqua benedetta. Protegge i piccoli, fa bene ai grandi. C'è chi giura di aver smesso la febbre alta dopo un bicchiere. Storie e leggende s'intrecciano. È affascinante conoscerne entrambe. C'è sempre un briciolo di verità nelle seconde.

Sul lato a nord, uno spiazzo, dove insistono querce possenti. Al limitare del pendio, una serie di pietre a terra. Forse dell'antico monastero a servizio dei risicati monaci, dei più numerosi conversi e dei famigli, che lavoravano la terra e gestivano proprietà avellanite. Scavando, le sorprese non mancherebbero.

Suggestiva la buia cripta, ricca di colonne e scolpiti capitelli. Una particolare croce dove s'innesta una sorta di spada rovescia fa pensare ai Poveri Cavalieri di Cristo. La strada era importante nell'antichità, e i pellegrini andavano protetti. Uno dei compiti templari. Fantasie?






adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 24-01-2022 alle 11:44 sul giornale del 25 gennaio 2022 - 319 letture

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