Ortenzi, il neo presidente della Provincia di Fermo: sussidiarietà e dialogo con i corpi intermedi

6' di lettura 19/01/2022 - Il nuovo presidente della Provincia di Fermo, Michele Ortenzi, sta facendo i primi passi dopo la nomina. Lo abbiamo incontrato. E gli abbiamo sottoposto alcune domande riguardanti il territorio e la sua azione di governo.

Qual è stata la sua prima azione in Provincia?

Anzitutto ho voluto fare un saluto al personale, conoscere la struttura amministrativa, i dirigenti, il segretario.

Ho approfondito i settori di competenza della Provincia e delegato i consiglieri eletti del gruppo “Provincia Inclusiva” nel seguire ognuno delle materie importanti. Nel frattempo ho iniziato a fare diversi incontri: dal mondo della scuola, a quello delle associazioni di categoria piuttosto che dello sport e del volontariato. Di certo non ci sono stati tempi morti!

Stiamo già lavorando al bilancio di previsione.

Il territorio fermano risente di una crisi sociale ed economica che prima di tutto è identitaria. Cosa può fare la provincia al di là del suo ruolo istituzionale?

Qualcuno ha definito la società di oggi come società liquida. In effetti credo che il fenomeno della globalizzazione, oltre ad aver portato elementi positivi all’economia e alla finanza, ha anche pesantemente minato la nostra identità, tanto da farcene perdere traccia. Il problema è serio e di difficile soluzione.

Non riconosciamo più i tratti distintivi del nostro territorio, le nostre specificità, il nostro Genius Loci.

Per recuperare una nuova visione serve, secondo me, il concorso di tanti fattori a più livelli: per fare un esempio, penso all’iniziativa “MarcheStorie”, ideata da Regione Marche questa estate. Un’ottima iniziativa che ci ha fatto riscoprire i nostri borghi attraverso il racconto di storie e tradizioni spesso dimenticate. Dobbiamo ricominciare ad apprezzare e valorizzare l’oro che abbiamo sotto i piedi. La Provincia di Fermo ha tante storie da poter raccontare, tante pagine da porre come base per una nuova identità del nostro territorio.

A tal proposito, mi tornano in mente le parole del nostro Papa di qualche anno fa a compendio dell’enciclica Laudato Sì:” …abbiamo perso la capacità di stupirci di fronte al creato”! È questo ciò di cui abbiamo bisogno per ricostruire un’identità forte!

Per quel che riguarda l’aspetto conseguente, quello sociale ed economico, pur ricordando che la provincia è un ente di secondo livello con delle competenze notevolmente diminuite rispetto al passato, credo che possa avere ancora oggi un ruolo importante. Può essere sicuramente quel soggetto che aggrega i comuni del territorio, analizza le problematiche e si pone come interlocutore privilegiato con gli enti sovraordinati per adottare le soluzioni più opportune.

Chi mi ha preceduto (Moira Canigola), a tal proposito, ha fatto un lavoro importante con la creazione del “Tavolo per la competitività e per lo sviluppo”. Partendo da un dato oggettivo, che è la crisi economica e sociale che non ha colpito la sola provincia di Fermo ma l’intera Regione Marche tanto da essere definiti “regione in transizione”, si è cercato di mettere insieme i tanti soggetti del mondo della politica, del lavoro, dell’imprenditoria, dei diritti, per prospettare misure volte al rilancio economico e sociale. Questo tavolo sarà fondamentale per poter rafforzare la ripresa economica in atto e renderla strutturale sul nostro territorio. Dovremo essere capaci di utilizzare al meglio le risorse dell’area di crisi complessa, quelle che arriveranno dal PNRR piuttosto che dalla programmazione europea 2021-2027 e dall’istituzione della ZES (Zona Economica Speciale) nella Regione Marche.

Un'istituzione di secondo livello come è stata concepita la riforma delle province, taglia fuori la partecipazione popolare rilanciando il ruolo dei partiti che però sono sempre più isolati dalla società civile tra l'altro molto frantumata. Come si esce da questo imbuto?

Condivido l’analisi contenuta nella domanda. Ho accennato prima al problema della società di oggi, frastornata sicuramente ma anche, secondo me, disinnamorata, distaccata, quasi indifferente alla vita politica.

La responsabilità va ricercata sicuramente nella mancata capacità dei partiti politici ad essere inclusivi, a rappresentare il cambiamento della società e su questo costruire un nuovo modo di approcciarsi alla politica.

Il fatto che da diversi anni i cittadini possono eleggere il proprio Sindaco, piuttosto che il proprio Presidente di Regione, per poi ritrovarsi a dover esprimere il proprio voto a livello nazionale senza che questo abbia valore, piuttosto che essere esclusi completamente dalla scelta, vedasi il caso delle elezioni provinciali oggi, ha come conseguenza il loro naturale allontanamento dalla vita pubblica.

Chi fa politica a livelli più alti, avrebbe dovuto porsi da tempo questo problema e proporre delle soluzioni immediate, cosa che non è accaduta.

A supporto di ciò, basti pensare che un recente sondaggio ha rivelato come circa il 75% degli italiani sarebbe favorevole all’elezione diretta del Presidente della Repubblica.

La politica, purtroppo, pecca di autoreferenzialità, risultando troppo spesso distaccata dalla società.

Una possibilità di cambiamento la intravedo nella capacità di reazione dei corpi intermedi. Associazioni, enti, fondazioni che possono proporre idee e soluzioni per reagire e porre un argine allo scollamento attuale tra cittadini e classe dirigente. Credo da sempre nel principio di sussidiarietà e mi auguro che queste voci possano essere sempre più forti e numerose, e quindi ascoltate e valorizzate!




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 19-01-2022 alle 14:58 sul giornale del 20 gennaio 2022 - 1033 letture

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