Il Ragno e la Clessidra, di don Tonino Nepi

3' di lettura 16/01/2022 - Capita talvolta che le cose ti vengano incontro in maniera inaspettata. È nevicato, domenica notte. E lunedì mattina, al sole che scioglieva ciò che restava della coltre bianca, una ragnatela brillava perfetta tra i rami della siepe bassa del mio giardino. La guardo e dico: «Nessuno riuscirebbe meglio in quest'opera». Rientrato in casa, ho girato involontariamente la clessidra che si trova in un lato della mia scrivania, discosta. Non lo facevo da tempo.

E poi mi arriva tra mano un libretto intitolato Il Ragno e la Clessidra. La mia ragnatela e il ragno del volumetto; la mia clessidra e quella dello scritto... Leggo dell'autore: è Antonio Nepi, lo conosco come don Tonino. È lui il curatore di questa piccola opera.

Don Tonino è sacerdote, fermano, docente di Sacra Scrittura all'Istituto Teologico Marchigiano di Ancona-Fermo. Ha svolto diversi incarichi in diocesi, tra cui parroco a Monte San Martino e rettore del Seminario. Più volte a Gerusalemme, in Siria, Turchia, per vedere, capire, immedesimarsi nei luoghi dei suoi studi biblici.

Ma il Ragno e la Clessidra? Così li spiega, spiegando il suo “taccuino senza pretese” che si rifà ai suoi maestri, alle sue letture, ai suoi amori.

Rabbi ed abba hanno tessuto come ragni le loro tele impalpabili, trafitto la Verità sfuggente, per poi lasciarla volar via come farfalla inquieta. Maestri che, come clessidre viventi, ancora 'rubano l'acqua' del tempo, costringendo a fermarsi”. E c'è la lentezza che “scava la profondità del pensiero e ridà spazio alle relazioni, insegna l'arte di soffermarsi”.

In una ragnatela, - continua l'autore - tutto sembra affidato alla fragilità del caso, eppure è un'opera d'arte in miniatura, nei fili quasi invisibili, a dirci che tutto ha un senso. La clessidra, diversamente dalla meridiana, non ha bisogno del sole. Può scandire il suo senso nell'ombra”.

Dunque, don Tonino ha vergato “un taccuino di pagine, all'ombra della luce”. Sono “perle rigate di humor, ironie, paradossi, distanze che si riavvicinano. Perché Dio sorride quando il volto di ogni sua creatura si lascia trasfigurare dal sorriso”. Scriveva Ionesco: «Perché dove non c'è un sorriso, non c'è umanità». Ed ecco allora, queste quaranta pagine, tante quante “gli anni del deserto”, che zampillano saggezza e levità insieme. E dove Nepi confessa, ironicamente, i suoi “ignobili scippi”, di aver attinto cioè da Martin Buber, Enzo Bianchi, cardinal Ravasi, Anselm Grün.

Un lavoro prezioso, da artigiano della parola, con “note di passate e non morte stagioni dell'anima”.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 16-01-2022 alle 08:25 sul giornale del 17 gennaio 2022 - 515 letture

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