L'Ipsia apre le porte agli studenti di terza media, associazioni e imprenditori fanno squadra: c'è bisogno di professionisti

«Abbiamo deciso di fare questo seminario per spiegare ai ragazzi e alle famiglie quali sono le nuove necessità lavorative. Ci stanno giungendo, dalle aziende, sempre più richieste di ragazzi diplomati da poter inserire, e noi, come scuola, in molti casi, non siamo in grado di rispondere a questa esigenza: il numero di persone formate non è sufficiente» spiega la dirigente dell’ Ipsia Bernardini, che aggiunge: «Il problema non è solo nostro, ma nazionale. A fronte di un sistema produttivo fortemente basato sul manifatturiero l’iscrizione agli istituti professionali costituisce solo il 12%. Quindi - dice - abbiamo ritenuto necessario rivolgerci ai genitori e riflettere insieme su questo aspetto».
Frequentare un istituto professionale significa fare degli stage in azienda già a partire dal secondo anno. «Durano dalle 2 alle 5 settimane, e possono avvenire sia nel periodo scolastico che non e, in alcuni casi gli stage vengono attivati di pomeriggio, vista la richiesta. Ragion per cui abbiamo attivato anche l’apprendistato duale. Non solo, per venire incontro alle esigenze delle aziende è stata inoltre autorizzata l’attivazione di due corsi serali che consentono di conseguire il diploma in un percorso abbreviato che può durare dai 2 ai 3 anni» conclude la preside.
Di risorse pubbliche parla poi il presidente della CNA Fermo, Emiliano Tomassini. «Occorre che esse siano indirizzate verso le scuole professionali, con un aumento numerico e qualitativo dei laboratori a disposizione degli studenti e verso la formazione in azienda. Risorse pubbliche che - incalza - bisognerebbe investire anche sulle campagne social, strumento importante in questo momento. Bisogna invertire la rotta per favorire il ricambio generazione, e occorre far capire ai ragazzi e alle famiglie che il “vecchio” lavoro non è da disprezzare, anzi, è quello che ha costruito l’Italia, ed è gratificante».
Paolo Tappatà, responsabile Confartigianato Imprese, tira fuori i dati forniti dall’ente bilaterale Marche per fotografare la situazione attuale, ossia uno spostamento dell’asse produttivo dalla moda alla meccanica. Nel fermano, dal settembre 2018 al settembre 2021, la moda è passata da 788 aziende a 651 e da 5000 dipendenti a 3900, la meccanica da 415 a 428 imprese e da 1860 a 1921 dipendenti. Per Tappatà occorre elasticità. Elastica deve essere la politica, così come le aziende, le scuole, le famiglie dei ragazzi e i lavoratori stessi: «Dovremmo avere il coraggio di rimetterci in carreggiata se il nostro settore è in difficoltà, inutile vivere di sussidi fino alla pensione ma, con dei corsi specifici, riconvertirsi».
Servono risorse per la formazione, anche il direttore Cna Migliore è concorde: «La formazione ha un importanza basilare. Non si può sussidiare il non lavoro, dobbiamo far sì che si ponga un freno a risorse date a pioggia o a chi non ha intenzione di lavorare. Il lavoro - afferma - è necessario e nobilitante». Poi riporta anche lui dei dati, quelli di Infocamere. A ottobre 2021 il tasso di disoccupazione giovanile era del 20% e quello generale del 63,5%. Le opportunità di lavoro nelle Marche nel mese di ottobre erano 1120, e 2990 da ottobre a dicembre 2021. Rispetto al 2019 le opportunità sono state 680 in più. La ricerca è aumentata dunque e la necessità più forte è di operai specializzati (ben il 53%).

Questo è un articolo pubblicato il 13-01-2022 alle 14:34 sul giornale del 14 gennaio 2022 - 339 letture
In questo articolo si parla di attualità, articolo, Benedetta Luciani
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