Porto Sant'Elpidio, ex Fim. Il Coordinamento di associazioni: "Intervenire quanto prima per portare a termine il lavoro di bonifica e il recupero dei due monumenti vincolati"

3' di lettura 08/01/2022 - È nato un coordinamento di associazioni, tanto nazionali quanto territoriali per difendere l’area ex Fim, a Porto Sant’Elpidio. Lo scorso 26 novembre si è tenuta la conferenza di servizi. «Dopo un ventennio - esordisce Pasquale De Angelis - è emersa l’esplicita volontà da parte della proprietà di demolire la cattedrale. Ed è grave, per noi del comitato, la dichiarazione spavalda del sindaco Franchellucci che ha annunciato che la ex Fim ha le ore contate».

Per reagire alla volontà distruttiva di un manufatto vincolato si è formato un coordinamento di cui fanno parte associazioni nazionali e regionali insieme con i loro circoli locali, oltre ad altre associazioni attive nel fermano, nel piceno e nel maceratese. Coalizzatisi, l’Archeoclub Carassai, il Comitato Tutela Rocca Montevarmine, Italia Nostra - Sezione Provinciale “Valeriano Valleriani” Fermo, Kayak Picenum, Laudato sì - Circolo di Montottone, La Fabbrica delle Idee - Porto Sant’Elpidio, Legambiente - Circolo Antonietta Belletti di Porto Sant’Elpidio, Legambiente Onlus, Legambiente Marche Onlus, Legambiente Fermo Terra Mare e la Lipu Delegazione di Fermo, si battono per il recupero dei due monumenti vincolati, ossia cattedrale e palazzina uffici.

Da sempre ci battiamo per la tutela e la salvaguardia dell’ex Fim» dice Katia Fabiani, presidente del circolo Legambiente Porto Sant’Elpidio, che ricorda come il vincolo posto sulla cattedrale e sulla palazzina uffici nel 2001 sia ancora vigente. «Chiunque arriva a Porto Sant’Elpidio si ferma a guardare il monumento e domanda cos’è. È un bene di archeologia industriale di pregio, un elemento che ci caratterizza, un po’ come la Mole Antonelliana per Torino e la torre pendente per Pisa» dice la Fabiani, e rilancia: «Se 20 anni non sono niente per un monumento sono invece troppi per la bonifica. Il progetto di bonifica è vigente e chiediamo che venga portato avanti. La cattedrale costituisce il 5% dell’intera area, l’altro 95% però deve essere bonificato, il terreno è inquinato». Riqualificazione centrale anche per Marco Ciarulli, presidente Legambiente Marche. «Stiamo vivendo un periodo storicamente eccezionale, il nostro approccio deve essere rivolto alla riqualificazione degli edifici, soprattutto quando la struttura genera un senso di appartenenza, e la Fim è un luogo di identità culturale. La rigenerazione urbana - conclude - è l’unico modo che abbiamo per continuare a crescere».

Sull’urgenza della bonifica, ferma da oltre 9 anni, torna anche Sadia Zampaloni, coordinatrice della Fabbrica delle Idee, che poi afferma: «Non possono dire che la cattedrale va demolita perché non si può intervenire sulla muratura in quanto inquinata. Muratura - dice - che grazie a studi portati avanti - possiamo affermare che è possibile invece recupere. A dire di dover demolire tutto fu uno studio condotto dall’Università Politecnica delle Marche su commissione della proprietà, dunque non proprio super partes» conclude la Zampaloni.

Da ultimo - puntualizza il coordinamento - «faremo le nostre proposte motivate e supportate da elementi tecnici a tutti gli enti che svolgono un ruolo istituzionale nelle decisioni che saranno prese in un futuro prossimo. Chiederemo anche, secondo i termini di legge, di partecipare attivamente ai tavoli in cui si discuterà di questi temi così importanti, non solo per Porto Sant’Elpidio, ma per il territorio tutto».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 08-01-2022 alle 16:51 sul giornale del 09 gennaio 2022 - 183 letture

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