Un incontro su Enrico Mattei. Un grande d’Italia e le sue sei parole d’ordine

3' di lettura 04/12/2021 - Venerdì 26 novembre, Monte San Pietrangeli. Il Teatro Europa è gremito. Sul palco, Sergio Moretti, presidente dell'Associazione Amici dell'Istria organizzatrice dell'incontro, il sindaco Paolo Casenove e il relatore Carlo Labbrozzi, ex dipendente ENI. È il prefetto di Fermo, Vincenza Filippi, dalla platea e nel suo breve saluto, a indicare, indirettamente, a cosa sarebbe servito il convegno: a ricordare un personaggio importante per la storia d'Italia e dell'Europa. Si parlerà infatti di Enrico Mattei. Protagonista del '900

Il prefetto rammenta che nella sua scuola: un liceo di Roma, venivano proposti come esempi personaggi decisivi per la vita economica, sociale e politica del nostro Paese. Cita tre nomi: Enrico Mattei, appunto, Adriano Olivetti e Aldo Moro. Potrebbe farne altri, sicuramente. Ma si limita, auspicando che si torni a proporre modelli positivi cui confrontarsi. I giovani ne hanno bisogno.

La sala è piena sì, ma di capelli grigi. Di giovani pochi.

Labbrozzi è un fine relatore. Parla con competenza. Lui ha conosciuto i Ragazzi di Mattei, ci ha lavorato insieme, ha registrato i loro racconti. E li ripropone all'uditorio.

Parla di quel ragazzino nato ad Acqualagna nel 1906 da una famiglia modesta, il padre Antonio è brigadiere dei carabinieri, sua madre Angela Galvani è casalinga. Enrico è uno dei cinque figli. Matelica è la nuova destinazione del padre. Enrico non ha troppa voglia di studiare. Gli piace il lavoro, la concretezza. O si studia o si lavora, gli intima il padre. Enrico preferisce la seconda strada: prima in una aziendina che costruisce letti in ferro usando vernici particolari, poi come dirigente in un'altra dove era entrato da operaio. Quindi, l'emigrazione a Milano, agente alla Max Meyer e successivamente imprenditore di una piccola realtà nel settore chimico.Il Fascismo impone le sue leggi, terribili quelle razziali. Scoppia la guerra, inizia anche l'opposizione a Mussolini. Enrico Mattei opera nelle Marche, organizza la logistica dei partigiani. Tornato a Milano viene messo a capo dei partigiani bianchi che arriveranno al numero di 30 mila. Due volte arrestato, due volte fuggito dal carcere.

La guerra termina. Mattei fu uno dei sei esponenti del CLN alla testa della manifestazione nella liberazione di Milano. Viene mandato all'AGIP per liquidarla. Non vuole. Scopre documenti segreti di una vasto giacimento di metano. Chiede aiuto a vecchi dipendenti AGIP. Trova finanziamenti per trivellare, impegnando – si dice - l'oro che sua moglie Margherita Paulas ha avuto in deposito dagli ebrei perseguitati. Il giacimento esiste. Il metano viene distribuito alle grandi aziende del nord che così ripartono. Le tubature si posano di notte, quando la burocrazia non vede. Se qualcuno si lamenta, sono pronti gli assegni a compenso. Mattei usa i partiti come taxi. Gli americani iniziano a guardarlo di traverso specie dopo l'impegno di Mattei nel campo del petrolio e gli accordi con i paesi del Medio Oriente cui concede il 50% delle royalties sull'oro nero, molto al di sopra delle percentuali accordate dalle Sette Sorelle. Mattei diventa pericoloso per i grandi gruppi petroliferi internazionali. Il 27 ottobre del 1962 l'aereo su cui stava tornando a Milano da Catania, guidato dall'ex asso dell'aeronautica militare Irnerio Bertuzzi si schianta a Terra. Un attentato? Probabilmente sì.

Dall'incontro, scaturisce un personaggio da cogliere con sei parole: passione, audacia, realismo, missione, innovazione, visione. Quello di cui abbisogniamo oggi.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 04-12-2021 alle 14:58 sul giornale del 05 dicembre 2021 - 223 letture

In questo articolo si parla di cultura, adolfo leoni, enrico mattei, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/cya2





logoEV
logoEV
logoEV