Fermo, al Teatro dell'Aquila "L'ultima estate": in scena i suoni del 24 agosto 2016, quando la terra tremò

3' di lettura 25/11/2021 - 24 agosto 2016, la terra ha tremato. Oltre al lutto e al trauma esistenziale si è smarrito anche il senso di appartenenza. Il compositore Marcello Filotei è stato duramente colpito dal sisma, la sua Pescara del Tronto non c’è più, i suoi genitori non ci sono più. Da quel dolore è nato un libro, dal libro un’opera.

Si intitola “L’ultima estate”. Andrà in scena giovedì 25 novembre alle ore 21 al Teatro dell’Aquila. Protagonista è Alexandra, la sorella del compositore, che dopo nove ore sotto le macerie è riemersa e, dopo mesi di cure, è uscita dall’ospedale. «È un momento importante per una tragedia che non va dimenticata. E parliamo di una tragedia che ha toccato un po’ tutta la popolazione. Noi siamo freschi di riapertura della nostra pinacoteca civica, chiusa per il sisma. Si deve ricostruire fisicamente ed emotivamente, quindi tutto ciò che ci dà forza e speranza è sicuramente importante» ha detto l’assessore alla cultura Micol Lanzidei.

“L’ultima estate” è un’opera sulla memoria, ma soprattutto sulla malinconia. «Le case provvisorie stanno diventando definitive: ogni tanto accendere una luce su questo, anche se non è il 24 agosto, è utile. Ma quello che mi interessa di più è parlare di letteratura e di musica» ha detto Marcello Filotei, il compositore. Dal libro, infatti, nasce tutto. «Poi, però, ho avuto bisogno di capire come stavo io. Per farlo ho provato a guardarmi dentro, e l’unico modo che conosco per guardarmi dentro è la musica».

Il racconto è affidato alla voce narrante di Greg. Dall’altra parte ci sono la musica e il quartetto vocale, che raccontano i sentimenti. «La malinconia non è solo per quello che è successo, ma anche per quello che abbiamo perso. E quello che abbiamo perso, a Pescara del Tronto, è un modo di vivere, sono le abitudini» spiega Filotei.

Gabriele Bonolis è il direttore d’orchestra. Si sofferma sulla partitura: «È come una grande nuvola emotiva che avvolge sia l’esecutore che il pubblico dando varie letture. Uno dei temi toccati è la storia del recupero della sorella di Marcello che dopo 9 ore sotto le macerie ha dovuto affrontare alcuni mesi in terapia intensiva. Gli strumenti riproducono i suoni, come quelli dei macchinari. Poi ci sono richiami forti allo scricchiolio, al rumore che crea lo spavento del terremoto. Infine le melodie di origine popolar. Si tratta di un linguaggio non facilmente comprensibile dal punto di vista armonico, salvo alcuni sprazzi in cui si ritorna in maniera decisa a situazioni più tonali» afferma il direttore d’orchestra.

Della mise - en - espace si è occupato Cesare Scarton. Il progetto risale al 2020. Poi lo stop e il ritorno nel 2021. «Abbiamo presentato il progetto al Ministero della Cultira ed è stato uno dei pochi finanziati come progetto speciale. Non ho mai dubitato della riuscita, in queste cose vale l’intuito, tra artisti bisogna capirsi senza sapere, senza neanche parlare. Lo stiamo portando nelle 4 regioni devastate dal sisma, quindi Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo» spiega Scarton, soffermandosi sul teatro della memoria. Memoria che va oltre il dolore, memoria che deve insegnare a fronteggiare il dolore.

Lo spettacolo al teatro dell’Aquila è gratuito previa prenotazione del biglietto presso la biglietteria del teatro (0734 284295).


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 25-11-2021 alle 00:15 sul giornale del 26 novembre 2021 - 137 letture

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