Meta-Fotografia: le opere fotografiche di Calabrese-Renzi chiedono parole al pubblico

3' di lettura 20/10/2021 - Scrivimi un pensiero e ti regalo una foto: è così che lo spettatore scambia la sua testimonianza, un ricordo o una poesia, per far parte dell'atto creativo insieme all'artista e creare una visione del mondo congiunta. E si può ottenere anche un caffè con l'artista.

Succede a volte che un’esposizione non si concluda nel momento del finissage ma continui nella mente dei fruitori e li accompagni per molto tempo. Succede anche che oltre ad averne un ricordo solo intellettivo i fruitori possano ottenerne anche memoria fisica, come alla mostra di Lisa Calabrese e Antonella Renzi “mai abbastanza parole”.

Lisa, fotografa sin dai suoi 18 anni che ha sempre voluto andare oltre la tecnica privilegiando la ricerca, e Antonella, informatico che vede nella fotografia una salvezza artistica, hanno pensato ad un format differente dalla semplice esposizione passiva, sperimentando la partecipazione del pubblico all’atto artistico. Quella ospitata dalla Società Operaia nel mese di luglio (di cui abbiamo parlato qui) era un’esposizione interattiva in cui ogni spettatore aveva il potere di lasciare un pensiero, una frase o un verso a seguito della fruizione delle opere, per ottenere in cambio una delle foto esposte.

Ed ora che si è conclusa da un paio di mesi, stampe alla mano, Lisa Calabrese sta consegnando ogni foto al suo legittimo assegnatario. È girando per le Marche con il suo carico di foto che ha la possibilità di conoscere coloro che l’hanno colpita con le parole. Le parole alle sue foto, infatti, le hanno messe proprio gli spettatori.

Una volta scoperchiato il vaso di Pandora, come ama dire lei, Lisa e Antonella hanno letto ben cinquanta testimonianze con cinquanta firme diverse, tutte depositate in una teca di plastica, all’interno della quale qualcuno ha lasciato un ricordo, un testo, una poesia, qualcuno ha scritto un pentagramma musicale, una bambina ha addirittura regalato un aeroplanino di carta. È stata un’esposizione-disposizione, come la identifica Lisa, “un’idea di apertura verso gli altri e di co-partecipazione all’arte”. Ognuno coi propri sentimenti, gli spettatori si sono proposti attivamente e hanno contribuito ad un proseguo artistico in cooperazione con la fotografia.

Non è la prima volta che Lisa Calabrese si interfaccia con un pubblico attivo. Un progetto di collaborazione con le scuole partito nel 2012 ha visto i ragazzi del Liceo Artistico partecipare al percorso di creazione artistica. “I ragazzi sono costantemente attaccati al cellulare – mi racconta – ed è con quello strumento che catturano immagini fotografiche; ne catturano tantissime, così tante che non sanno più cosa farci”. In un periodo di iper produzione fotografica, avere un ridimensionamento e saper scegliere cosa fotografare non è un concetto da poco. Mettere in gioco sentimenti, sensazioni, ricordi e collegarli ad un’immagine è stato uno scopo raggiunto: “i ragazzi all’inizio non erano partecipi, ma poi con il linguaggio giusto e gli input a cui sono abituati, siamo riusciti a coinvolgerli; una volta che si ha il coraggio di vedersi dentro le parole escono, i pensieri si palesano, ed ecco che si ottiene l’arte”.

Ed ora cosa succederà con questa collaborazione? “Chissà – risponde Lisa – magari si terrà un’esposizione di fotografie a cui verranno collegati i pensieri della gente, e finalmente a mai abbastanza parole si aggiungeranno le vostre parole”.


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 20-10-2021 alle 00:23 sul giornale del 21 ottobre 2021 - 203 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, marina mannucci

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