I “cervelli” di ritorno hanno bisogno di un luogo giusto: eutopia. Ce ne parla Gianni Zagato

4' di lettura 20/10/2021 - Cervelli in fuga, si dice, ma cervelli anche di ritorno. Di giovani. Si captano timidi segnali di una piccola inversione di tendenza. Qualcuno però pensa che abbiano fallito là dove avevano studiato e iniziato professioni. Il fenomeno è più complesso: stanno cercando altro, ben altro. Novità. Si chiamano Angela, Cristina, Annamaria, Riccardo, Samuele... Hanno alle spalle studi di psicologia, marketing turistico, arte drammatica, organizzazione di eventi... Hanno lavorato a Milano, Torino, Roma, Bologna. Poi, una sirena, un richiamo: quelli della terra d'origine che è scrigno variegato e opportunità di lavoro. A volte però si sentono sconsolati, guardati come fossero stati sconfitti.

Parlo con loro e mi faccio l'idea che hanno soprattutto due necessità. La prima è quella di rientrare bene, riprendere contatti, farsi conoscere, promozionarsi. Di ottenere una vetrina, insomma. Non bastano i social. La seconda riguarda il rapporto tra di loro. Vorrebbero ritrovarsi, dialogare, scambiar pareri, e anche sostenersi. Di una sorta di cenacolo necessitano. Due spunti per la politica locale.

Dialogando, emerge il tema del Ritorno. Coincidenza vuole che in una mattinata di freddo intenso ma di bel sole, davanti a un frantoio già in azione, incontro Gianni Zagato. La sua scheda dice: «Veneto di nascita, ha vissuto e lavorato tra Milano, Torino e Roma. Si è occupato a lungo di formazione politica. Collabora da alcuni anni con il mensile Leggere:tutti e ha pubblicato per Zines by Agra editrice alcune pièce teatrali su Rossini, Leopardi, Artusi, D’Annunzio». Vive tra Roma e Monteleone di Fermo. Il Ritorno, dunque. «Un tema costante, - precisa - da Ulisse in poi, un tema profondamente umano». E questi giovani... «Questa vostra/nostra terra ha qualcosa di peculiare ancora pochissimo indagato». Zagato collega il concetto del riconciliarsi a un cordone ombelicale ancora saldo. «Forse il cordone sono queste colline, così dolci» sottolinea. E forse il ritorno dei giovani è dato dal fatto che hanno colto e intravisto risorse e ingredienti importanti per la vita d'oggi. Li dettaglia: sono la lentezza, il silenzio, il rapporto con la natura.

«Non è il buen retiro di chi ha fatto soldi e in pensione se ne torna qua. Può essere invece la necessità di misurarsi con se stessi. L'intrapresa di strade nuove, sembra di capire, specie per i giovani». Occorre però un Luogo giusto che li riaccolga.

Zagato sta pensando ad un Festival titolato e fondato su Eutopia. Un messaggio da lanciare per un entroterra che è stato per decenni subalterno alla costa. «Ma per il rilancio non saranno – puntualizza – i grandi progetti calati dall'alto magari con finanziamenti cospicui. Sarà invece un cambiamento di sguardo. Quello che hanno i giovani che ne avvertono l'attrazione, forse perché, nel DNA di queste terre, c'è tutto il Rinascimento».

«Certo – ammette – è una gran partita da giocare». Conclude: «È indispensabile costruire relazioni. Le Marche hanno bisogno dell'Italia e dell'Europa. Ma l'Italia e l'Europa hanno bisogno delle Marche». E di quelle peculiarità che attraggono.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 20-10-2021 alle 10:05 sul giornale del 21 ottobre 2021 - 378 letture

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