Leggere e scrivere! Presidio di libertà. Le iniziative di Falerone

2' di lettura 13/10/2021 - «La parola detta – per il vescovo e scrittore Massimo Camisasca – è la prima traduzione del nostro pensiero, nei suoi aspetti intellettuali, ma anche emotivi ed emozionali». Ci siamo noi, dentro, tutti interi. Aggiungendo poi: «La scrittura nasce perché la parola detta duri, diventi eterna». Scrivere e leggere: due azioni che ci rendono liberi. Non a caso i sistemi tirannici hanno bruciato i libri, dato fuoco alle biblioteche, imbavagliato gli scrittori.

Ha fatto più che bene il comune di Falerone a proporre, proprio in questi tempi che si stanno rabbugliando, l'iniziativa che prende il nome di Falerone città che legge. Non solo per proporre opere letterarie e storiche ma anche per conoscerne gli autori, tra l'altro faleronensi doc.

Due pregi, allora. Il primo riguarda la presentazione di romanzi, poesie, ricerche storiche; il secondo quello che fa emergere i talenti locali, ignorati spessissimo dai circoli nazionali e dalle grandi e monopolizzate case editrici. Un lavoro, quello dell'assessore Maria Teresa Quintozzi, che si è trasformato, consapevolmente o no, in una sorta di impegno da talent scout. Così la nostra ha ricercato donne e uomini nativi o residenti a Falerone per presentarli pubblicamente alla comunità.

Negli ultimi due incontri (venerdì 8 e domenica 10 ottobre) è stata la volta di Sofia Giacomoni, Marco Armellini, Antonella Concetti e Giuseppe Orlandi. Sofia e Antonella scrivono romanzi, Marco s'interessa di storia locale, scrivendone doviziosamente, dopo aver scartabellato negli archivi, Giuseppe verga poesie, una delle quali: Cronaca, ha vinto nel 2011 il premio De André, senza disdegnare anch'egli la ricerca storica, influenzato da Armellini, e dalla propria formazione di docente. Quattro vite diverse, con aspetti interessanti e con risvolti di scrittura altrettanto affascinanti.
Tutti e quattro sottoscriverebbero la frase di Ennio Flaiano: «Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere».
Se un libro, un verso, una ricerca non sono utili non servono. Ma “utili”, non nel senso economicista odierno. “Utili”, invece, perché fanno riflettere il lettore, lo interrogano, fanno scoprire una parte di sé sconosciuta. E sono utili anche allo stesso autore perché contribuiscono a far emergere sacche della propria anima spesso ignorate.
La città che legge, insieme a MArCHESTORIE, inverte una rotta: coglie il genius loci, il genio del luogo.
E senza chiusure provincialistiche.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 13-10-2021 alle 17:07 sul giornale del 14 ottobre 2021 - 174 letture

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