Il meta-teatro supera tutte le pareti: Skenexodia firma uno spettacolo sui generis

2' di lettura 14/09/2021 - “Le cose che ti fanno sentire vivo” è uno spettacolo del tutto anomalo, per metà vissuto dal vivo nel luogo deputato e per metà vissuto in maniera virtuale, fuori dal teatro.

“Ci sono due lasciti che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli: le radici e le ali”, è con questa frase di Harding Carter che si chiude lo spettacolo, ma non la si sente recitata in scena dall’attore bensì si visualizza alla fine di un video su youtube.

La regia firmata Luca Guerini dal titolo Le cose che ti fanno sentire vivo è un one man show, un monologo in cui in scena c’è un solo attore, eppure tantissimi altri, invisibili, personaggi fanno capolino nel suo racconto. Giacomo, interpretato da Amos Mastrogiacomo, è un ragazzo come tanti, a tratti felice delle piccole cose e a tratti preso da un senso di insoddisfazione, tradimento e rabbia tali nei confronti delle persone che lo circondano da spingerlo ad un gesto estremo. Giacomo vuole mettere fine alla sua vita, ma prima di farlo ha deciso che qualcuno se ne andrà con lui. Il pubblico assiste ad una serie di conversazioni tra Giacomo e le sue persone care, sapendo che una di queste verrà uccisa, senza però sapere quale. “Un giallo al contrario”, così è stato presentato, in cui si conosce l’assassino ma non la vittima. E al chiudersi del sipario, nessuno scoprirà la soluzione, rimarranno solo le ipotesi.

L’anomalia sta nel fatto che lo spettacolo non trova la sua conclusione sul palcoscenico durante la serata in teatro, bensì online: lo spettatore conclude la visione a casa, in macchina, da solo o in compagnia perché il finale è un link scaricabile con QRcode.

Se in quest’ultimo anno di pandemia, in cui le abitudini sono state stravolte totalmente, abbiamo imparato ad usare il QRcode per visionare i menu dei ristoranti o, negli ultimi tempi, controllare i green pass, Guerini l’ha imparato ad usare per dare un finale al suo show. Il teatro entra in casa, in questo caso come pochi altri prima, grazie a un’applicazione sul cellulare. È il meta teatro per eccellenza.

Gli attori “extra”, ovvero coloro che si presentano solo tramite youtube, rappresentano il lascito della famosa frase di Carter, o per lo meno per quanto riguarda l’aspetto teatrale dell’aforisma, in quanto essi si trovano nell’etere, in qualcosa di intangibile seppur reale, vero seppur finto. È l’estremo del paradosso teatrale, in cui “tutto è finto ma niente è falso”.

Chi sarà la vittima? Si saprà solo in differita, e dirò di più. Scoprirlo e scoprire di avere o meno indovinato non rappresenta la soluzione reale dello spettacolo, ma un ottimo modo per portare il teatro con noi, dentro di noi e fuori dal luogo convenzionato.


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 14-09-2021 alle 13:48 sul giornale del 15 settembre 2021 - 174 letture

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