Il sole tornerà a splendere

11' di lettura 06/08/2021 - Intervista a Gloria De Santis

Nata nel 2002 insieme alla gemella Sophia, Gloria è una studentessa che ha recentemente conseguito la maturità linguistica e che sta per intraprendere il percorso universitario presso l'Università di "Roma Tor Vergata" - Corso di Lingue e Letterature Moderne.
Con una disabilità motoria sin dalla nascita, la quale l'ha portata a compiere tanti viaggi per il mondo e soprattutto tanti interventi chirurgici, all'età di 3 anni si è trasferita con tutta la famiglia (papà, mamma, un fratello e una sorella) in provincia di Ancona dove è rimasta per 15 anni prima di tornare nella città natale, Roma.

Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
Caparbia, ambiziosa, socievole.

Com’è nato il tuo interesse per le lingue?
Il mio interesse per le lingue è nato nel lontano 2008, quando, per motivi riabilitativi, è iniziato il mio viaggio negli USA, viaggio che sarebbe durato tre anni e che mi avrebbe permesso di vivere a stretto contatto con molteplici lingue straniere.


Qual è la tua lingua del cuore?
La lingua spagnola. Senza ombra di dubbio.
Il mio legame con lo spagnolo si è stretto circa otto anni fa, sui banchi di una scuola media di Castelfidardo, la "P. Soprani" e poi si è consolidato durante gli anni di studio presso il liceo linguistico "F.&M. Campana" di Osimo, soprattutto grazie alle mie docenti che, come per le medie, mi hanno guidata e supportata nell'apprendimento della loro disciplina, dandomi delle solide basi su cui poter costruire delle competenze e fomentando in me, ogni giorno di più, la passione per il castigliano. A 17 anni di età, grazie al loro incoraggiamento e alla mia passione, sono arrivata a conquistare il livello C1 della certificazione linguistica DELE.
Negli ultimi anni, però, anche la lingua tedesca è riuscita a far breccia nel mio cuore e sono proprio curiosa di scoprire dove questo nuovo "amore", che è forte quanto quello verso la lingua spagnola, mi porterà.


Didattica a distanza: opportunità o limite?
La situazione pandemica degli ultimi anni ha cambiato profondamente la vita di tutti noi, studenti compresi. Dall'oggi al domani ci siamo ritrovati obbligati ad abbandonare la nostra quotidianità scolastica che di fatto si è ridotta a uno schermo.
Sono del parere che, in tutte le situazioni, anche quelle che possono sembrare sfavorevoli, c'è sempre un lato positivo, un'opportunità da cogliere. Sebbene la Dad abbia rappresentato un limite alla socializzazione e all'insegnamento tradizionale, è stata anche occasione di crescita, di approfondimento in campo tecnico-informatico, nonché fonte di nuove consapevolezze; grazie ad essa è stato possibile comprendere, tra le altre cose, che si può rimanere vicini pur stando lontani. In qualche modo, per assurdo o paradosso data la mia condizione motoria, la stasi pandemica ha facilitato la socializzazione: è stato più semplice e veloce condividere con i miei amici le stanze virtuali delle videocall anziché spostarmi con loro fisicamente. Con tutti gli annessi di mancanze, certamente. Ma dall’incontro di piacere e passatempo all’apprendere come poter sfruttare in positivo l’occasione, come studiare insieme con più frequenza, è stato comunque un attimo!


Come hai vissuto il trasferimento a Roma?
Non è stato per nulla facile. La mia vita nelle Marche è iniziata in tenera età, intorno ai tre anni e si è conclusa poco prima dei diciotto; avendo vissuto una buona parte dei miei anni in questa meravigliosa regione è stato piuttosto complicato separarmene.
Dopotutto gli anni "marchigiani" hanno contribuito in modo molto significativo alla mia crescita professionale e a quella personale, facendomi diventare la Gloria di oggi.
Nonostante le mille incertezze (dovute anche al fatto di dover affrontare l'ultimo anno di liceo in un contesto completamente sconosciuto) e il forte senso di nostalgia, ho cercato di affrontare il trasferimento a Roma con positività, determinazione e un pizzico di sana spericolatezza.
A un anno dall'arrivo nel capoluogo laziale, posso dire di essere molto soddisfatta del percorso compiuto in questi dodici mesi; Roma mi ha accolta come una figlia donandomi non solo tanto affetto, ma anche tante opportunità.
Tra le tante ricordo con gioia l'esperienza vissuta in Rai: ho avuto l’opportunità di partecipare, grazie a una collaborazione Rai con la mia nuova scuola, alla stagione 2020/2021 della trasmissione “Le parole per dirlo”, in onda la domenica mattina su Rai3, che mi ha permesso di confrontarmi con me stessa e con gli altri e dai quali ho potuto trarre insegnamenti preziosissimi. Spero davvero di poter collaborare nuovamente con il mondo televisivo in futuro. La comunicazione mi affascina e gratifica profondamente.


Com’è stato il tuo esame di stato?
Una sola parola: emozione. Emozione allo stato puro. Mi sono sentita me stessa al 100%, ero assolutamente nel mio mondo, potendo parlare di ciò che amo e potendolo fare passando da una lingua all'altra nel giro di un secondo. Uno dei momenti più belli della mia vita. I ringraziamenti sono d’obbligo anche al Liceo Aristofane che mi ha accolta ovviamente, docenti e Dirigente. Non nego però che il periodo precedente all’esame sia stato come vivere una doppia maturità, tra una vita reale a Roma e una vita nostalgicamente pensata, nel mio banco di Osimo accanto ai miei amici più cari.


Che cosa ti manca delle Marche?
Delle Marche mi mancano i numerosi paesaggi bucolici e il forte senso di comunità che si respira, comunità dove tutti si conoscono, dove si è tutti parte della stessa, grande famiglia.
A mancarmi, poi, sono tutte le persone conosciute da vicino in quindici anni di permanenza nella regione, persone che mi hanno vista crescere e che hanno lasciato un segno nel mio cuore. Colgo l'occasione per salutare e ringraziare di vero cuore i tantissimi amici di Osimo, i fisioterapisti della palestra "Happiness Sport & Fitness" dì Castelfidardo e gli allenatori della "Accademia della Scherma" di Fermo, dove per qualche anno mi sono allenata: di loro ho un ricordo di grande gratitudine. Forse proprio con loro, grazie al loro modo di accogliermi e di gestire il tempo insieme è iniziata veramente a crescere Gloria e a elaborare il significato della disabilità come dignità della persona e non puro assistenzialismo di integrazione.


Come la immagini una società realmente inclusiva?
A mio parere una società realmente inclusiva è quella società nella quale tutti possono raggiungere senza difficoltà i luoghi pubblici, possono ambire alle stesse professioni, possono partecipare attivamente alla vita sociale della città di cui fanno parte, essendo, altresì, messi nelle condizioni di poter dare il loro contributo e dove tutti siano supportati nella realizzazione di sé stessi. In poche parole, quando le persone con disabilità saranno messe nelle condizioni di poter pensare agli obiettivi da raggiungere senza dover passare prima per altri cento ostacoli, di barriere architettoniche, di burocrazia, ma anche di Cultura come succede a me ma che non vedo accadere ai miei amici. Dalle cose più importanti come fare un documento a quelle più semplici come fare un bagno in mare o in piscina.


Se potessi incontrare l’attuale Ministro per le Disabilità, cosa le diresti?
Ad essere sincera ho un atteggiamento un po' disilluso nei confronti delle istituzioni, in quanto mi rendo sempre più conto di quanto quest'ultime manchino di una stabilità e di una continuità nel tempo, nonché di una guida sicura alla quale fare riferimento.
Ad ogni modo, se potessi, direi al Ministro per le Disabilità di impiegare il suo tempo nella concretizzazione e nell'attuazione di piani, progetti e normative a supporto delle persone con disabilità e delle loro famiglie, perché non serve ancora sapere, ma serve fare. Basti pensare alla grande frammentazione e disparità di trattamento per le persone e famiglie con disabilità che si trova a partire da Regioni diverse, se non addirittura all’interno della stessa Regione. Incredibile e intollerabile agli occhi specialmente di noi giovani che studiamo tutt’altro sui banchi.


Se incontrassi te stessa da piccola, cosa le diresti?
Se potessi incontrare la piccola Gloria, le direi di non mollare mai, di non avere timore. Le direi che non sarà facile, che, come per tutti, ci saranno momenti bui, ma che il sole tornerà a splendere. Di farsi forza e trovarla a partire da sé, senza sviluppare mai dipendenze per niente e nessuno. Di non sentirsi mai meno degli altri e di amarsi anche nei momenti di fatica e di insuccesso. E le augurerei buona vita e buon cammino perché possa essere felice qualunque siano le scelte che compirà.


Qual è l’ultimo libro che hai letto?
L'ultimo libro che ho letto è "Nada" della scrittrice spagnola Carmen Laforet.
Pubblicato nel 1945, "Nada" è un romanzo esistenzialista in cui la scrittrice barcellonese ritrae la difficile situazione economica e sociale che la Spagna del secondo dopoguerra e dei primi anni della dittatura franchista stava vivendo.


A cosa serve la letteratura e il suo insegnamento?
La letteratura è riflessione, è scoperta, è evasione, è fantasia, è conoscenza, è confronto, è crescita, è motivazione. È un momentaneo abbandono della monotonia quotidiana a cui, poi, si ritornerà sicuramente cambiati, arricchiti. Con più esperienza per prendere decisioni e fare scelte. Ma la letteratura è anche e soprattutto un viaggio nelle emozioni, tutte le emozioni, e sentimenti: ci permette di crescere in empatia e sensibilità. Ci permette anche di conoscerci meglio, riconoscendo in noi il significato di tante nostre sensazioni. In questo senso, la scuola e lo studio della letteratura, se ben fatto, possono offrire opportunità e riscatti a tanti giovani che necessitano di una guida o di un ulteriore supporto. Perché fondamentalmente il bene ultimo a cui mirare è la felicità e la serenità, e la scuola dovrebbe ricordarselo sempre tra le sue priorità.


Cosa vorresti fare da grande?
Ho ancora troppi desideri per la testa. Mi piacciono ancora troppe cose. E a volte anche questo è un guaio! Dopo aver terminato gli studi universitari che mi vedranno a stretto contatto con la lingua spagnola, quella tedesca e, molto probabilmente, quella inglese, nonché con le rispettive letterature, sarò probabilmente di fronte alla scelta di carriere quali l'insegnamento dopo dottorato, la comunicazione, l’interpretariato e traduzione, con una particolare attenzione e interesse anche per la carriera diplomatica.
Ad ogni modo, qualsiasi cosa farò, spero di poterlo fare ricordandomi sempre di essere al servizio degli altri.


C’è un episodio del tuo vissuto che vorresti condividere con i lettori?
Sono tanti gli episodi della mia vita che mi piace ricordare, soprattutto nelle classiche domeniche casalinghe di fronte a dolce e caffè. Ma questa mi pare l’occasione giusta per ricordare un’altra delle esperienze marchigiane che porterò sempre con me: la 21 km di corsa podistica con gli "InSuperAbily" di Ancona.
Da diverso tempo ormai, gli "InSuperAbily" (grazie ai quali ho avuto anche l’onore di essere tedofora per il Comitato Paralimpico Marchigiano alle Miniolimpiadi di Falconara Marittima) si pongono l'obiettivo di far partecipare le persone con disabilità ad alcune maratone; i ragazzi gareggiano con apposite sedute spinti da un gruppo di corridori (ogni ragazzo ha un gruppo) che si alternano nel tempo per garantire a ciascuno il giusto recupero.
La 21 km, oltre a essere un esempio di vera inclusione, è stata un'esperienza davvero positiva che mi ha dato la possibilità di sperimentare la corsa in squadra. Grazie "InSuperAbily".


Qual è il tuo motto?
I motti della mia vita in realtà sono tanti, a ogni periodo della mia vita ne corrisponde uno.
Quello più attuale è „Sobald wir unsere Grenzen akzeptieren, gehen wir über sie hinaus.“ ("Una volta accettati i nostri limiti, possiamo superarli").
Questa citazione è attribuita allo scienziato tedesco Albert Einstein ed è entrata a far parte della mia vita da pochi mesi, per essere più specifici, da quando i miei docenti me l'hanno assegnata come titolo per il mio elaborato d'Esame di Maturità.
Analizzandola e lavorando su di essa per un mese, mi sono resa conto di quanto questa citazione mi rappresenti e di quanto io debba tenerla a mente mentre cammino sulla strada della mia vita.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 06-08-2021 alle 22:10 sul giornale del 07 agosto 2021 - 876 letture

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