Swahili, lingua africana più parlata nel mondo

9' di lettura 31/07/2021 - Intervista a Flavia Aiello

Flavia Aiello è nata a Napoli; dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Africanistica presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" si è trasferita a Rende (CS), dove vive con la sua famiglia di umani e animali e per molti anni ha insegnato lingua e letteratura swahili, svolgendo ricerche nello stesso ambito, presso l'Università della Calabria. Attualmente è docente di lingua e letteratura swahili (a livello triennale e magistrale) presso l'UNIOR, Dipartimento Asia Africa e Mediterraneo. È autrice di numerose pubblicazioni relative alla lingua, alla letteratura e alle arti verbali swahili e di alcuni lavori di traduzione, tra i più recenti Ushairi na Uhuru: poesie scelte di Abdilatif Abdalla e Euphrase Kezilahabi (2017, con R. Gaudioso) e Shuwari, antologia poetica di Haji Gora Haji (2019, con I. Brunotti e N. Arnold Koenings).

Com'è nato il suo interesse per le lingue straniere?
L’interesse per le lingue, culture e letterature straniere, che mi ha spinto a intraprendere un percorso universitario dedicato e successivamente a entrare nel mondo della ricerca e della docenza accademica, prende le mosse dalla mia esperienza personale, essendo stata esposta sin dall’infanzia a più lingue e provenienze. Incontri nati prima di tutto a livello domestico - mia madre è tedesca e con noi viveva mia nonna materna -, e anche attraverso i viaggi, sia familiari che quelli lavorativi di mio padre, docente di Chimica Applicata, che ci portarono in diversi paesi, Gran Bretagna, Polonia, Ungheria, Giappone, Somalia etc.

Perché ha deciso di specializzarsi dapprima in tedesco per poi passare alle lingue e civiltà orientali?
Dopo le scuole superiori, la decisione di specializzarmi in tedesco nacque proprio dal desiderio di conoscere meglio quella che, sebbene “materna”, non era la mia prima lingua, insieme alla sua storia, civiltà e letteratura. Dopo la laurea, tuttavia, percepii una forte esigenza di proseguire la mia formazione universitaria alla scoperta di un nuovo universo linguistico, socioculturale e letterario, intraprendendo così gli studi africanistici, verso cui mi avevano attirato, nel corso del tempo, diversi incontri con luoghi, persone speciali, suggestioni letterarie e musicali.

Come mai ha scelto di approfondire proprio lo studio della lingua e della letteratura swahili?
Quando intrapresi lo studio delle lingue africane non avevo conoscenze specifiche in proposito, e per la scelta mi hanno ispirato essenzialmente le bellissime sonorità della lingua che mi erano giunte attraverso alcuni testi cantati in swahili, da Miriam Makeba a Remmy Ongala. Poi, dalle prime lezioni, con il lettore madrelingua, Abedi Tandika, e con Elena Bertoncini Zúbková, la professoressa di lingua e letteratura swahili che ne fondò la cattedra nel 1969, prima in Italia, sono stata definitivamente catturata da questa lingua e dalla sua letteratura, coltivando anche la passione per la traduzione letteraria.

Da un punto di vista linguistico e culturale cosa la affascina di più?
Uno dei motivi per cui questa lingua mi affascina è la sua multidimensionalità, da un lato patrimonio delle popolazioni di lingua madre swahili, i
waswahili, che vivono lungo la costa dell'Africa orientale e sulle isole adiacenti (come Lamu, Mombasa e l’arcipelago di Zanzibar), una civiltà africana marittima inserita in una fitta rete di scambi commerciali e di contatti culturali tra l’Africa, i Paesi arabi e l’Oriente, dall’altro un importante strumento di comunicazione, rappresentazione e creazione in numerosi paesi dell'Africa orientale e centrale, parlata da circa 100 milioni di persone principalmente in Kenya, Tanzania e Repubblica Democratica del Congo, ma anche in molti paesi vicini.

Quanti sono in media gli studenti iscritti ai suoi corsi?
Calcolando le iscrizioni sia a livello triennale che magistrale, in media ogni anno ho una cinquantina di studentesse e studenti, suddivisi per annualità. Alcune/i frequentano soltanto i corsi di lingua, mentre per altri corsi di laurea è previsto anche lo studio della letteratura.

Esistono dei manuali in lingua italiana per apprendere lo swahili?
Esistono principalmente due manuali di lingua swahili pubblicati in Italia, il
Corso di lingua swahili di Gianluigi Martini (2010, Hoepli editore), e quello adottato per i corsi all’UNIOR, Kiswahili kwa Furaha di Elena Bertoncini Zúbková (2009, Aracne editrice), il cui approccio alla grammatica è di tipo descrittivo, fondato su testi originali in gran parte tratti dalla letteratura moderna.

Che ricordo ha della Professoressa Bertoncini Zúbková?
La professoressa Bertoncini Zúbková, che ci ha lasciato nel settembre 2019, è stata una eccezionale maestra per generazioni di studentesse e studenti, molti delle/dei quali come me sono oggi docenti di swahili, in Italia e all'estero, riuscendo a trasmetterci, con semplicità e dolcezza, non solo la sua enorme conoscenza, ma anche le sue passioni, la letteratura e la traduzione, e incoraggiandoci a perseguire i nostri obiettivi. Penso spesso a lei e sono in contatto con la sua famiglia, che sta donando un fondo di suoi libri a L'Orientale.

Quali prospettive dopo lo studio di questa lingua?
Le competenze di lingua, cultura e letteratura swahili acquisite nel percorso universitario sono utilizzabili sia nella prosecuzione degli studi (Dottorato), dove la lingua swahili potrà essere non solo oggetto di studi linguistici, culturali o letterari, ma anche strumento di ricerca nei settori storico-politologici e antropologici, sia in diversi ambiti occupazionali, tra cui la traduzione specialistica, l’editoria, la mediazione culturale, la cooperazione internazionale e lo sviluppo e la consulenza come esperte/i di area nei settori economici a vocazione internazionale.

Cosa intende trasmettere ai suoi studenti?
Alle mie studentesse e ai miei studenti cerco di trasmettere l’entusiasmo per lo studio della lingua e letteratura swahili che da sempre mi anima, il gusto per la ricerca, il senso del lavoro e dell’impegno.

Quali sono le opportunità che si presentano agli studenti di swahili?
Le nostre studentesse e i nostri studenti ricevono una solida formazione a livello linguistico, culturale e letterario, completata dalle ore di esercitazione con la collaboratrice madrelingua, Fatuma Tandika, e arricchita da diverse attività, come seminari (ad es. sulla linguistica bantu, sulla traduzione, sulle letterature comparate africane etc.), conferenze, rassegne di film, convegni, reading e summer school. Studenti e studentesse possono anche studiare swahili all’estero per un semestre, grazie alla rete di accordi Erasmus e agli accordi internazionali con alcune università africane. Una criticità, rispetto ad altri settori di studio, è che le borse di studio per le università africane, importante esperienza per l’immersione nel contesto autentico della lingua, sono per ora limitate.

Qual è il suo rapporto con la didattica a distanza?
La didattica a distanza è stata una grande sfida che noi docenti abbiamo dovuto affrontare a causa della pandemia, dovendo familiarizzare in tempi rapidissimi con il mondo delle piattaforme digitali, in particolare Microsoft Teams. Per quanto non pienamente soddisfacente, in quanto questa modalità limita le interazioni e la comunicazione non verbale, bisogna riconoscere che non solo ci ha consentito di portare avanti le attività didattiche, ma in molti casi ha facilitato la prosecuzione e conclusione degli studi di quante/i si trovavano in difficoltà per motivi lavorativi e/o di distanza geografica dall’ateneo. Inoltre, nel corso degli ultimi anni ho creato o aggiornato, con la collaborazione di altre persone, delle attività didattiche integrative online a disposizione di studentesse e studenti sulla piattaforma Moodle di Ateneo, utili per consolidare l’apprendimento del swahili.

Il mondo dell'editoria risulta interessato alla letteratura in lingua swahili?
Nel mondo dell’editoria italiana l’attenzione dedicata alle letterature africane, e in particolare alle letterature in lingue africane è scarsa, solitamente vengono tradotte opere di autrici e autori africani, spesso della diaspora, che scrivono in lingue europee, ma ciò non mi sembra sorprendente, si tratta di un settore letterario poco accessibile che sta proprio a noi, che insegniamo lingue africane e le traduciamo, far scoprire al pubblico. Proprio per questo motivo, in questo periodo sto lavorando con altre/i docenti di lingue africane dell’UNIOR a una antologia di poesie, orali e scritte, composte in lingue africane e tradotte in italiano, che verrà pubblicata in una nostra collana, anche in formato digitale e liberamente accessibile online.

Se dovesse consigliare un libro ai nostri lettori, quale sceglierebbe e perché?
Come ho appena detto, sul mercato italiano esistono pochissime traduzioni di letteratura swahili, a chi ama la poesia ed è interessato a scoprire la ricca e varia produzione swahili consiglio la nostra pubblicazione
Ushairi na Uhuru: poesie scelte di Abdilatif Abdalla e Euphrase Kezilahabi, liberamente scaricabile dal sito www.academia.edu, a chi ama la narrativa i racconti swahili tradotti da Elena Bertoncini Zúbková, ad esempio La libertà di un giorno di Mohamed Suleiman Mohamed (2013, Di Felice edizioni), oppure la mia traduzione di un romanzo dello scrittore zanzibarino Said Ahmed Mohamed, Separazione (2005, Iride edizioni). Un altro autore originario di Zanzibar che consiglio, di lingua inglese, è Abdulrazak Gurnah, autore di bellissimi romanzi, alcuni tradotti in italiano, ad esempio Paradiso (2007, Garzanti).

Qual è il suo motto?
Più che un motto è un detto swahili,
Ukitaka cha mvunguni sharti uiname, lett. “Se vuoi qualcosa che sta sotto il letto, devi chinarti”: non sempre ciò a cui miriamo è semplice da ottenere, bisogna impegnarsi in maniera attiva e dinamica.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 31-07-2021 alle 14:10 sul giornale del 01 agosto 2021 - 232 letture

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