Educare è sedurre

8' di lettura 30/07/2021 - Intervista a Fabio Libasci

Fabio Libasci si laurea a Bologna con 110 e lode con una tesi dedicata alla sessualità in scena nella Recherche sotto la direzione di Ferdinando Amigoni nel 2011. Nel 2016 consegue il dottorato di ricerca in Letteratura francese presso l’Università di Verona in cotutela con Paris 8 Saint-Denis. Ha pubblicato saggi dedicati a Roland Barthes, Marcel Proust, André Gide, Dario Bellezza e Pier Paolo Pasolini, ai rapporti tra la letteratura e la fotografia presso Contemporanea, Letteratura e arte, TransPostCross. Con Stefano Genetti, Alessandro Badin e Jean-Marie Roulin ha curato La Littérature et le Sida. Alors et encore (2016). Nel 2018 è uscito Le passioni dell'io edito da Mimesis.

Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
Appassionato, sognatore, compulsivo.

Com'è nato il tuo interesse per la letteratura francese?
Il mio interesse nasce al liceo; entrava il mio professore di francese in classe e io uscivo subito dal mondo, dalla contingenza, dalla vita comune. Aveva un potere magico, gliene attribuivo più di uno in realtà: sapeva trasferire la sua passione su di noi, e in quelle ore Madame Bovary, Baudelaire, Hugo erano lì con noi, con me e mi pareva che quelle fossero le ore più belle. Ancora oggi mi sembrano fondamentali. Grazie a quel tempo passato insieme ho capito che volevo provare a fare la stessa cosa, volevo fare quella stessa vita: nasceva tra quei banchi la mia vocazione.

Perché hai scelto di laurearti con una tesi su Proust?
Perché amo le sfide e laurearsi su Proust era una sfida bella grossa. La bibliografia proustiana mette paura, solo oggi me ne rendo conto davvero e solo degli incoscienti vi si avvicinano senza preoccuparsene. Incosciente lo ero, appassionato anche. Nei limiti di un lavoro di tesi magistrale, guardo però a quelle pagine con affetto e giustizia. In quei mesi imparai a leggere con occhi da critico la Recherche, a fare ipotesi, a non dormire, a sentirmi e lo ero, l’ultimo a poter dire qualcosa di interessante, di nuovo. Poi sono venute nuove letture, l’esplorazione più matura di quei testi critici che a volte a torto e a volte a ragione vengono detti secondari e che pure nutrono la lettura e la nostra riflessione.

Quali sono a tuo avviso le parole chiave della Recherche?
Le parole chiave a mio avviso restano: memoria, gelosia, tempo, vocazione, metafora.

Qual è stato l'argomento oggetto della tua tesi di dottorato?
Hervé Guibert. Un autore in Italia pressoché sconosciuto mentre in Francia è un piccolo classico. Lessi À l’ami qui ne m’a pas sauvé la vie a Rennes, di notte, quasi di getto. Mentre lavoravo su Proust cominciai a pensare di volermi dedicare a questo autore scomparso nel 1991 a soli 36 anni a causa dell’AIDS, allora mortale. Ancora una volta mi interessavo alla malattia, alla sessualità, come già era accaduto in Proust. Contemporaneamente mi immergevo in Michel Foucault fino a ritenere, grazie ad alcuni snodi tematici, di poter leggere in parallelo i due autori, o meglio di poter leggere Guibert alla luce di Foucault. Era un’ipotesi, giudicata ora affascinante ora un po' oscura. Alla fine ne è venuto fuori un libro, Le passioni dell’io.

Come mai hai optato per la carriera accademica?
Mi sembrava e mi sembra ancora nonostante le difficoltà, la precarietà, il solo modo per coniugare la mia passione per la ricerca con la mia vocazione didattica.

Hai mai pensato di trasferirti in Francia?
Ci ho pensato e ci ho provato, diversi ostacoli o segnali mi hanno riportato indietro, a Bologna. Ma non escludo certo di non riprovarci in futuro.

A cosa serve la letteratura e il suo insegnamento?
È una bella domanda. Insegnando anche e sopratutto nelle scuole superiori, mi pongo questa domanda quasi quotidianamente. Mi chiedo a cosa possa servire leggere Tristano e Isotta, Il rosso e il nero, Illusioni perdute, per restare ai grandi classici. Provo a rispondere dicendo che la letteratura parla di noi, organizza in un discorso formale le nostre passioni, aspirazioni, illusioni appunto e desideri. Nella letteratura leggiamo vite che non vivremo mai, imparando che quelle vite spesso le temiamo e le desideriamo allo stesso tempo. Nei libri riconosciamo una parte, a volte piccola a volte grande, di noi stessi, cresciamo con i nostri eroi e le nostre eroine. Ci formano e dopo non saremo più gli stessi. Credo nel potere delle parole, credo che quel miracolo compiuto su di me possa compiersi ancora. Quando mi capita di incontrare qualche ex alunno che si ricorda e mi ricorda qualche scena di Rousseau o Zola capisco di aver fatto bene il mio mestiere. Certo, oggi insegnare letteratura è complesso; viviamo in un tempo veloce, fatto di poche parole e molte emoticon, pieno di trame, nell’impossibilità quasi sistemica di riconoscere la verità dalla finzione, nel rifiuto altrettanto sistemico della complessità, delle contraddizioni. La letteratura può essere quindi un antidoto, una controvita per riprendere il celebre titolo di Philip Roth e il tempo in classe un tempo separato, quasi magico: leggendo siamo qui, nel passato remoto, nel futuro solo immaginato.

Qual è il libro che rileggeresti volentieri?
Ancora e sempre la Recherche: uno dei pochi grandi libri-mondo. Dentro c’è tutto. Una discesa negli inferi della passione e una risalita nel paradiso della creazione che è per Proust la vita vera.

Se incontrassi te stesso da piccolo, cosa gli diresti?
Che in fondo non l’ho tradito. Sono rimasto lo stesso bambino sognatore e un po' cocciuto, un solitario in cerca di compagnia, felice di dormire in mezzo alle parole.

Didattica a distanza: opportunità o limite?
La didattica a distanza è certamente un limite. Educare è portare fuori, come sedurre del resto, parole che paiono condividere molto. Come nella seduzione, la presenza, il contatto, restano essenziali. Ciò detto, da un lato ci siamo ingegnati per farla funzionare al meglio, dall’altro la scuola e l’università non erano certo immuni da problemi e pecche: molti docenti hanno perso e perdono negli anni la voglia di stare in classe, la vitalità degli adolescenti diventa per loro un problema finendo per creare un muro che impedisce la conoscenza e l’apprendimento. Per le nozioni la didattica a distanza può andare anche bene, per la trasmissione di sapere e di sapori, la presenza è quasi un totem, un rito, in ogni caso per me irrinunciabile. La scuola nasce con il dialogo tra maestro e allievi nell’Antica Grecia, speriamo non muoia nella Dad della nostra vecchia Europa.

Che insegnante vuoi essere per i tuoi allievi?
Anche questa è una domanda complessa. Quando mi vedono entrare in classe per la prima volta leggo nei loro occhi un misto di gioia e perplessità, essendo molto giovane si aspettano un professore radicalmente diverso da quello a cui sono abituati, allo stesso tempo non sanno se questo può essere un bene o un male. Diciamo che rifiuto il modello dell’insegnante-amico. L’insegnante è tale se può essere una figura di riferimento autorevole, non se cede continuamente per paura di non essere amato. Molti colleghi parlano in questi termini ma personalmente trovo che questo vizi la discussione in merito. Bisogna essere stimati per ciò che si fa e ciò che si è, cercando di porsi come modello adulto imitabile, desiderabile. L’amicizia può nascere fuori dal contesto classe, una volta passato il tempo della scuola. Con il mio insegnante di liceo, Roberto, ho un rapporto di amicizia nato appunto dopo il liceo. Da lui imparo ancora moltissimo.

C'è un episodio che vorresti condividere con i lettori?
Posso dire che in un momento molto duro della mia vita personale l’essere insegnante, sapere di poter, di dover tornare in classe mi ha aiutato. È stata una terapia senza pari. Nelle ore passate in classe il lutto era sospeso, come assente. Questo miracolo lo devo a quelle classi che forse non ho ringraziato abbastanza.

Qual è il tuo motto?
Sapere Aude!


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 30-07-2021 alle 13:09 sul giornale del 31 luglio 2021 - 458 letture

In questo articolo si parla di scuola, cultura, letteratura, gelosia, vocazione, memoria, lutto, educare, proust, solitudine, articolo, Michele Peretti, espressioni, Recherche, Guibert, seduzione

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/ccJZ

Leggi gli altri articoli della rubrica Espressioni





logoEV
logoEV