Disabilità e inclusione: verso una scuola più accogliente

4' di lettura 30/07/2021 - Intervista a Simone Parasecoli

Da diverso tempo lavora nel mondo del sociale e negli ultimi anni ha avuto diverse esperienze come educatore prima e come assistente alla comunicazione in seguito. Ha lavorato sia in ambito scolastico che domiciliare. In quegli anni si è avvicinato al mondo della sordità, in modo del tutto casuale e inaspettato. Recentemente ha ripreso gli studi e si è specializzato come insegnante di sostegno. Al momento è docente e referente USF per l’ENS.

Che cosa si intende per Area USF?

L’Area Università Scuola Famiglia (USF) dell’ENS si occupa del monitoraggio delle condizioni all’interno delle scuole e università italiane, dei bisogni e problemi dei bambini e giovani studenti sordi e delle loro famiglie.

Di cosa ti occupi in quanto referente USF?

Fornisco informazioni sugli interventi sul bambino sordo, sullo studente sordo e sulla famiglia. Cerco di sostenere le famiglie in modo da migliorare la qualità della loro vita quotidiana.

Che cosa ti aspetti dal recente riconoscimento della LIS?

Mi aspetto prima di tutto che il decreto venga convertito in legge quanto prima e che non rimanga una mera approvazione formale, ma che costituisca un tassello importante nel processo di tutela della minoranza sorda.

Che ricordi hai della tua esperienza come Assistente alla Comunicazione?

Ho lavorato sia in ambito domiciliare che scolastico. Sono due modi di lavorare molto diversi tra loro. A scuola è necessario un lavoro d’équipe con i vari docenti. In ambito domiciliare, invece, mi è capitato molto più spesso di lavorare sulle autonomie e sulla comunicazione.

Che cosa ne pensi di un’eventuale internalizzazione e stabilizzazione degli Assistenti alla Comunicazione nell’organico del MIUR?

Il disegno di legge sarà discusso dal Parlamento dopo l’estate e sappiamo che potrebbe subire delle modifiche da parte delle varie forze politiche. È difficile esprimere un parere in questo momento. Di sicuro è un provvedimento di cui si sentiva la necessità e che va di pari passo con l’approvazione della LIS. È necessario che a livello nazionale ci sia lo stesso profilo formativo per gli Assistenti alla Comunicazione. Questo garantirebbe maggiore qualità nel servizio.

Perché a un certo punto hai deciso di imparare la LIS?

Per curiosità. Ero curioso di apprendere un nuovo modo di comunicare e allo stesso tempo volevo mettermi in gioco.

Quale percorso hai intrapreso per diventare docente di sostegno?

Ho seguito un corso post laurea presso l’Università, fatto di lezioni in aula e tirocinio.

Che insegnante pensi di essere?

Vengo dal mondo dell’assistenza dove molto spesso mi veniva richiesta una presa in carico forte della situazione. Penso di lavorare ancora in questo modo.

Che cosa ti piace del tuo lavoro?

La possibilità di rendermi effettivamente utile al fine di creare un contesto inclusivo.

Cosa cambieresti del sistema scolastico italiano?

Il sistema scolastico italiano ha buonissime leggi, che non cambierei. Spesso però si fa fatica ad applicarle.

La nostra società è culturalmente pronta per l’inclusione?

Non si è mai troppo pronti. Ciononostante siamo chiamati a metterci in gioco e a fare del nostro meglio affinché le nostre scuole siano quanto più inclusive possibile.

Sulla base della tua esperienza quali potrebbero essere strategie utili ai fini dell’inclusione scolastica?

L’inclusione scolastica passa prima di tutto per la formazione continua del personale scolastico. Poi occorrerebbe sfruttare i punti di forza di ciascun alunno, minimizzando i punti di debolezza. Parlando poi di sordità aggiungo che l’apprendimento deve essere facilitato attraverso il canale visivo.

C’è un episodio che vorresti condividere con i lettori?

Sì. Ricordo ancora il giorno in cui entrai in classe, alcuni anni fa, in qualità di educatore scolastico. Ero alle prime esperienze di lavoro e mi avevano affidato un ragazzo sordo al primo anno della scuola secondaria di secondo grado. Non sapevo niente di sordità, non sapevo segnare e le settimane di scuola correvano velocemente. Per pura casualità trovai un corso per assistenti alla comunicazione. Superai la selezione e lo conclusi in quello stesso anno scolastico. Quel corso mi permise di capire i tantissimi errori che stavo facendo nel mio lavoro. Ero alle prime armi e quel corso fu doppiamente formativo per me. In seguito mi sono incuriosito e ho seguito i corsi LIS dell’ENS.

Qual è il tuo motto?

Tutto è perfettibile! Possiamo sempre fare meglio ciò che siamo chiamati a fare.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 30-07-2021 alle 13:09 sul giornale del 31 luglio 2021 - 296 letture

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