Sblocco dei licenziamenti: la lettera aperta della Casa del Popolo di Fermo alle realtà sindacali, associative e di movimento del Fermano

3' di lettura 26/07/2021 - La pandemia ha aggravato le fragilità sociali ed economiche del nostro Paese. Secondo l’ISTAT, a maggio si sono persi già circa 735 mila posti di lavoro dall’inizio dell’emergenza, quando già la situazione dell’offerta lavorativa era – per quantità e qualità – tutt’altro che positiva.

Le lavoratrici, in particolare, hanno patito maggiormente la crisi, insieme ai lavoratori a tempo determinato, le partite Iva e la fascia d’età compresa tra i 25 e i 49 anni. Al tasso di disoccupazione, superiore al 10%, si deve aggiungere una massa di inattivi del 36%, costituita in gran parte da persone ormai, e non a torto, sfiduciate. Va poi sottolineato che questi dati ISTAT non mostrano il lato oscuro dell’occupazione attuale, caratterizzata da un diffuso precariato e bassi salari. Con lo sblocco dei licenziamenti si lascia mano libera alle imprese di poter ristrutturare sulla base delle proprie esigenze di profitto e si aggrava enormemente il problema della disoccupazione, lasciando nella disperazione decine di migliaia di lavoratori privati di un diritto inalienabile ed enunciato dalla nostra Costituzione. Il massacro che ne deriverà servirà a molte imprese a favorire la successiva assunzione di lavoratori meno tutelati, in una spirale al ribasso di diritti e salari. L’utilizzo della CIGD per tredici settimane prima della risoluzione del rapporto di lavoro, non obbligatorio per le aziende, e la conferma del blocco per i comparti del tessile, della moda e dell’abbigliamento fino al 30 ottobre spostano solo il problema senza risolverlo. La decisione sta avendo conseguenze che purtroppo erano ampiamente prevedibili, con il moltiplicarsi di vertenze, come quella della GKN di Campi Bisenzio, la Gianetti di Ceriano e la Whirlpool di Napoli. Casi già arrivati all’onore delle cronache, ma che rischiano di essere il primo atto di un’ondata di licenziamenti che impatterà sui diritti economici e sociali di centinaia di migliaia di persone per i mesi a venire. È necessario fermare l’ondata di licenziamenti, fissare un salario e un reddito minimi per poter assicurare a tutti una vita dignitosa e stimolare la crescita dei salari, riflettere sulla strategia delle nazionalizzazioni di fronte alla desertificazione industriale e produttiva, garantire una vera riconversione ecologica, tutelare i diritti e la necessaria ricollocazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei settori da dismettere e rimettere in agenda il tema centrale e attualissimo della riduzione dell’orario di lavoro. Per questo la Società della Cura, convergenza nazionale di oltre 400 tra organizzazioni, associazioni, reti e movimenti sociali che da anni si impegnano sui temi della giustizia sociale e ambientale, dei diritti di genere e dei diritti economici e sociali, crede sia necessaria una reazione forte e determinata, a partire dalla dichiarazione di uno sciopero generale, per rilanciare una stagione di impegno sociale che sappia rimettere al centro dell’azione e del dibattito politico la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori di questo Paese. Come realtà territoriale aderente alla Società della Cura, la Casa del Popolo di Fermo si mette a disposizione di ogni azione, mobilitazione, iniziativa che vada in quella direzione e ritiene indispensabile avviare nei prossimi mesi anche nel Fermano un percorso di attività, confronti e lotte sulle questioni della tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Invitiamo quanti condividano i nostri stessi obiettivi a contattarci alla mail: casadelpopolofermo@gmail.com o alla nostra pagina fb casadelpopolofermo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-07-2021 alle 11:37 sul giornale del 27 luglio 2021 - 306 letture

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