Cammino la Terra di Marca. L’Adriatico, gli scogli, i corsari. E le MArCHESTORIE

3' di lettura 25/07/2021 - Sono circa le 19 di un venerdì estivo molto piacevole. Con un gruppetto di amici lombardi gusto il mare dagli scogli tra Marina Palmense e Marina di Altidona. Un altro mondo: più selvaggio, più solitario, più vero! Passano i gabbiani a volo radente, e quasi ci sfiorano, impavidi. Scherzando, chiedo il nome del mare di fronte. Certo: Adriatico è la risposta. Ma anche Mare nostrum, per i Romani, aggiungo, e Golfo di Venezia, per la Serenissima Repubblica, ed anche pianura liquida circondata dai monti, secondo la definizione di Fernand Braudel, o, infine, mare di scambi, come scrive il prof. Marco Moroni.

Lo guardiamo e ci rendiamo conto di come oggi abbia perso importanza, questo mare dai nomi plurimi.

E il primo dramma è stata la frattura ovest-est. Lungo la pianura liquida correva il confine della Cortina di ferro: il mondo spaccato dagli accordi di Yalta. E pure, secoli prima dal navale Piceno e poi Romano. quello di Palma, partivano imbarcazioni cariche di olive, olio, vino, grano e agrumi, e dall'altra sponda arrivava pietra d'Istria e ottimo legname per costruire navi.

Caduto in disuso e abbandonato nei secoli del basso Medio Evo, il cardinal Felice di Peretto, diventato Sisto V, mise a disposizione un'importante somma per il suo ripristino. Ma non se ne fece nulla.

Raduno gli amici, rimettiamo i sandali ai piedi e propongo loro una «gita sott'acqua». Mi guardano perplessi. Imbocchiamo con l'auto la strada che raggiunge Torre di Palme, ma non la tradizionale via: quella più a sud. Qui, due millenni fa, il mare entrava profondamente nell'insenatura fino a lambire la storica e scomparsa Palma. Ecco, spiegato il «sott'acqua». Arrivati ad una delle ultime curve, ci fermiamo guardando il triangolo di Adriatico di fronte a noi. E aggiungiamo una definizione nuova: il mare dei corsari e dei pirati. Vi hanno scorrazzato sino agli inizi dell'Ottocento con punte tragiche nel Quattro-Cinquecento. Ricorderemo tutto nel Festival Marche/Storie del 17-18 e 19 settembre, lanciato dalla Regione e sostenuto dal comune di Fermo. Uno spettacolo sarà dedicato al Ricamatore di Giacomo Recchioni, corsaro cristiano fattosi musulmano. Un altro, del sottoscritto, al guardiano della torre che scrutava le acque e, in caso di pericolo, lo segnalava a Fermo con fuochi e fumo, tramite una triangolazione con la torre di Capodarco. Poi, via via altre torri s'accendevano. E in tre ore Venezia era avvertita e la flotta mobilitata.

Gli amici turisti sono sbalorditi. E anche noi lo siamo.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 25-07-2021 alle 17:44 sul giornale del 26 luglio 2021 - 166 letture

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