Porto Sant’Elpidio: L’infedele Gad Lerner e il comunismo col rolex

4' di lettura 21/07/2021 - Al quarto appuntamento della rassegna Non a Voce Sola, giunta alla dodicesima edizione, l’ospite a Porto Sant’Elpidio è Gad Lerner che presenta il suo libro “L’infedele”, uscito nel 2020 è alla sua ristampa in versione economica.

L’infedele, dall’omonima trasmissione televisiva che lo vide ideatore e conduttore nel primo decennio degli anni 2000, è la parola che dal tempo delle crociate si usava per riconoscere il nemico. Infedele in ambito religioso, politico, umano. L’infedele è Gad Lerner stesso, un uomo che sin da bambino si sente italiano, nato dall’altra parte del Mediterraneo, con un nome scomodo e con l’unico desiderio che questo nome non fosse una barriera all’essere uguale agli altri; tacciato di infedeltà su tutti i fronti, a partire da chi militava nella sinistra settantina che ora lo chiama “comunista col rolex”.

È così: Gad Lerner è infedele perché ricco, perché ricco di sinistra, perché ebreo. “Noi siamo stati talmente tanto di sinistra che odiamo la sinistra e quindi Viva Berlusconi!, e detestiamo chi continua ad avere idee di sinistra pur essendo benestante”: lo slogan, se così si può dire, dei suoi contestatori è approssimativamente questo secondo Lerner stesso, che aggiunge: “il borghese progressista è la figura più odiata dalla sinistra stessa”. Gad Lerner è l’infedele del giornalismo, della politica, dei sensi di colpa, della fede stessa. Riconduce l’idea di ricchezza alla bibbia ebraica, di cui un dettame è la responsabilità collegata alla ricchezza: “avere ricchezza equivale ad avere maggiore responsabilità, per cui si ha il dovere di goderne con la comunità intera, mentre nella bibbia cristiana è previsto che a usufruire dell’agio sia solo la famiglia ristretta e non la comunità”. Così sostiene, attirando a sé più di una sfmorfia di disapprovazione da parte del mondo "fedele".

D’altra parte, alla domanda scomoda posta dall’organizzatrice della rassegna Oriana Salvucci, “si può essere rivoluzionari pur essendo pasciuti?” la risposta è negativa. “Non si può farsi portavoce del popolo se non si vivono le stesse difficoltà del popolo e non si risponde allo stesso modo ai bisogni economici e di salute”, e quindi hanno ragione i contestatori di Lerner?

Forse sì, ma si sa, “ci sono tanti popoli e nel popolo ci sono tante contraddizioni”. È un uomo che di contraddizioni vive e di cui non fa segreto. Avere amici intellettuali e sindacalisti non gli vieta di andare in vacanza in barca con padroni e imprenditori, non facendo il “maggiordomo di nessuno”.

Come si fa la pace con la sinistra dell’establishment? La sinistra diventata establishment ha trasformato le persone, le ha fatte sedere ad un tavolo a stringere mani dimenticando il resto. Le classi sociali esistono ancora, parlano lingue diverse, lavorano in mondi diversi e dovrebbero rimettersi insieme a lavorare dal basso per ricostruire un’idea pura di sinistra.

C’è un mondo da cambiare? La risposta è appassionata. “Chiedetevelo voi se non c’è un mondo da cambiare quando c’è un virus che mette a terra l’economia, quando dobbiamo stare attenti a come sederci in una pubblica piazza, quando non tutti i popoli dello stesso mondo non hanno accesso al vaccino”. La vulnerabilità di un sistema che credevamo perfetto è stata definitivamente dimostrata in quest’ultimo anno, ed è il caso di chiedersi come cambiare questo mondo per poterlo migliorare. Secondo Lerner dovremmo essere spinti da una grande speranza, perché è con la speranza che i partigiani non hanno avuto paura di morire e i rivoluzionari di battersi. Chissà se la troveremo mai una motivazione tanto forte.

Di certo al momento è che per le donne, almeno in Italia, non c’è uno spazio dedicato. Se la storia delle classi dirigenti è capitanata dagli uomini, alle donne è relegato solo un piccolo angolo silenzioso. Furono le femministe a dare la spinta alla carriera giornalistica di Gad Lerner, perché sapevano come doveva essere fatto un giornale, dai titoli agli argomenti, e sono le donne a sapere sempre come far funzionare le cose nel lavoro. La donna sa, ma non può. Già cambiare questo aspetto della vita sarebbe una rivoluzione.


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 21-07-2021 alle 13:03 sul giornale del 22 luglio 2021 - 226 letture

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