Se proprio devi andare, vai

4' di lettura 16/07/2021 - Intervista a Marco Simonelli

Marco Simonelli è nato nel 1979, a Firenze, dove vive. Lavora come traduttore. Ha pubblicato il poemetto drammatico Sesto Sebastian – Trittico per scampata peste (Lietocolle, Como 2004), Palinsesti – Canzoniere catodico (Zona, Arezzo 2007), Will – 24 sonetti (d’if, Napoli 2009), L’estate sta finendo (Leconte, Roma 2011), Firenze Mare (in Poesia contemporanea. Undicesimo Quaderno di Poesia Italiana, Marcos y Marcos, Milano 2012). Per Black Sun Productions ha scritto i testi di Hotel Oriente (www.anarcocks.com). Il suo ultimo libro è Le buone maniere (Valigie Rosse, 2018). Il suo sito è www.marcosimonelli.net.

Domande:

  1. Tre aggettivi con cui ti descriveresti.

    Pigro. Irrequieto. Ansioso.

  2. Che cos’è per te la poesia e come trovi l'ispirazione?

    La poesia è una pratica di scandaglio del reale. Considero l’ispirazione come una sintesi improvvisa di due o più idee.

  3. Quali sono le parole chiave della tua poetica?

    Metrica tartassante. Analisi incessante. Stupore dilagante.

  1. Chi è il tuo primo lettore?

    Ho la fortuna di avere un piccolo gruppo di amici a cui leggo con cadenza regolare tutte le mie poesie.

  2. Quali sono i tuoi riferimenti letterari, musicali e cinematografici?

    Letterari, direi dall’Achmatova a Zanzotto: amo la poesia di molti popoli e di molte epoche. Musicali: ho una fissa per Billie Holiday e Nina Simone. Per quanto riguarda il cinema ho amato moltissimo Hitchcock.

  3. Tradurre è un po’ come tradire?

    Non credo. È più come una relazione stabile che devi far funzionare. Richiede una bella dose di autocontrollo e responsabilità.

  4. A cosa serve la letteratura?

    Fortunatamente a niente. Niente che abbia applicazione pratica, intendo. Però puoi usarla per vivere vite parallele, scandagliare profondità sommerse, prendere il volo senza temere l’atterraggio.

  5. Sei scrittore e traduttore. Due facce della stessa medaglia?

    Non proprio. In entrambi i casi si lavora con le parole ma quando sei tu a scrivere devi avere in mente un progetto preciso. Quando traduci non fai che esplorare un progetto altrui.

  1. Un momento cruciale per ogni gay è forse quello del coming out, puoi raccontarci del tuo?

    Lo dissi a mia madre e lei mi rispose che lo sapeva. “E come fai a saperlo?” le chiesi io. “Beh, che non eri Schwarzenegger era evidente”.

  2. Se potessi incontrare te stesso da piccolo, cosa gli diresti?

    Stai andando bene così, non preoccuparti”.

  3. Se dovessi condividere dei versi con i nostri lettori, quali sceglieresti e perché?

    Sceglierei la quartina con cui si apre il mio prossimo libro, Litania nervosa: “e scatterà nel gelo di gennaio/ un meccanismo lucido di colpe/ un buco nella rete del pollaio/ nella tagliola il pelo della volpe”.

  4. Qual è l'ultimo libro che hai letto?

    La trilogia Abbacinante di Mircea Cartarescu.

  5. Chi è l'autore o l'autrice con cui trascorreresti volentieri una serata?

    Guido Cavalcanti.

  6. Qual è il tuo motto?

    Se proprio devi andare, vai”.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 16-07-2021 alle 17:37 sul giornale del 17 luglio 2021 - 190 letture

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