Lingua portoghese: un oceano di culture

6' di lettura 03/07/2021 - Intervista a Matteo Pupillo

Matteo Pupillo è laureato in Lingua e Letteratura Portoghese presso la Universidade Nova de Lisboa. È docente a contratto di Lingua e Traduzione Portoghese presso la SSML di Ancona, traduttore, membro dell’Associazione Internazionale di Lusitanisti (AIL), redattore Atelier (sez. Poesia Estera, Portogallo e Brasile) e dottorando in Letteratura Portoghese e Brasiliana presso l’Universidade de Évora (Portogallo).

"Não tenhamos pressa, mas não percamos tempo!" (J. Saramago)

  1. Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
    Determinato, empatico, esigente, prima con me stesso, poi anche con gli altri. I miei studenti ne sanno qualcosa (ride).

  2. Com’è nato il tuo interesse per la lingua e la letteratura portoghese?
    Il mio interesse è nato quasi per caso. Mi ero iscritto al corso di laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Bari e vagavo per i corridoi alla ricerca delle lingue “giuste” da studiare. Un giorno sono entrato in un’aula dove c’era un docente di letteratura portoghese, seduto sulla cattedra, che declamava le “Cantigas de amor”. È stato un vero colpo di fulmine! Ricordo ancora di essere uscito da quella lezione completamente attonito e promisi a me stesso che, da quel momento, avrei dedicato il resto della mia vita allo studio della lingua portoghese e delle sue letterature. Quel docente, poi, è stato il mio relatore e, probabilmente, se non lo avessi incontrato, non mi sarei mai innamorato del portoghese. Grazie, Ugo!

  3. Come definiresti la tua esperienza di vita in Portogallo?
    Sono arrivato a Lisbona nel 2014 per una breve vacanza (ero già studente di lingua portoghese) e poi ci sono tornato nel 2016 come vincitore di una borsa Erasmus. Da quel momento, non sono mai più tornato in Italia, se non per discutere la tesi della triennale e per far visita alla famiglia e agli amici. Dunque, direi che la mia esperienza, fino ad oggi, è stata molto positiva. Sono stato ben accolto sin dal primo giorno e i portoghesi non hanno mai fatto sì che io mi sentissi uno straniero. Hanno creduto in me anche dal punto di vista professionale, dandomi la possibilità di mettermi in gioco nel mio ambito, offrendomi diverse opportunità di insegnamento e di ricerca, seppure tutte a breve termine. Ma si sa, noi siamo precari, Michele. Tuttavia, sono ugualmente felice, perché faccio ciò che amo.

  4. Quali sono i tuoi interessi di ricerca in quanto dottorando di Letteratura Portoghese e Brasiliana?
    Il mio progetto di ricerca dottorale ruota attorno a tre poetesse del ventesimo secolo: una portoghese (Florbela Espanca), una brasiliana (Gilka Machado) e una argentina (Alfonsina Storni). Mi piace esaminare gli autori e le rispettive opere in una chiave comparativa, aprendomi al confronto con altre letterature, al fine di conoscere il mondo anche attraverso le parole.

  5. Che insegnante pensi di essere?
    Penso di essere un docente empatico, appassionato del suo lavoro ed esigente. Io amo alla follia quello che studio e cerco di trasmettere questa mia passione agli studenti, pianificando le lezioni in modo interattivo e dinamico. Mi piace, però, lavorare con rigore e serietà. Essere docente, per me, è una grande responsabilità e un grande onore!

  6. Quali sono le principali difficoltà che incontrano i tuoi studenti nell'apprendimento del portoghese?
    Le difficoltà son sempre diverse e forse questa è la sfida del mio lavoro. Di solito, gli alunni del primo anno dei corsi di laurea triennale trovano più difficoltà nella pronuncia, nell’uso delle preposizioni (le preposizioni sono una brutta bestia in tutte le lingue!). Invece, gli studenti dei livelli più avanzati si scontrano, spesso, con le interferenze tra italiano e portoghese e, talvolta, con problemi di resa nella traduzione dal portoghese all’italiano. Tuttavia, si tratta pur sempre di una lingua romanza e un metodo di lavoro di natura contrastiva può aiutare gli studenti a superare certi ostacoli.

  7. In cosa differiscono il portoghese europeo e la norma brasiliana?
    Si apre un mondo con questa tua domanda (ride)! Sostanzialmente, le differenze sono di natura fonetica, lessicale e sintattica. Vi è anche una corrente di linguisti che sostiene l'idea di una vera e propria “lingua brasiliana” e, personalmente, sposo questa tesi, perché difende il carattere plurale das línguas portuguesas.

  8. Che cosa ti affascina di più delle due culture portoghese e brasiliana?
    Della cultura portoghese mi affascina tutto ciò che è legato all’oceano e alla saudade, ma anche l’apertura e la tolleranza da parte dei portoghesi verso altre culture, verso l’Altro. Invece, della cultura brasiliana amo la mescolanza etnica, la cultura afrobrasiliana, le danze e la sua ricchezza linguistica. Il lessico brasiliano include centinaia di parole prese in prestito dal Tupi-Guarani e dallo Yoruba, per citare solo due lingue.

  9. Quali sono i tuoi miti musicali e letterari?
    I miei miti musicali brasiliani sono Caetano Veloso, Vinícius de Moraes, Chico Buarque, Gilberto Gil e tantissimi altri, perché adoro tutta la Música Popular Brasileira (MPB). La MPB è un ricettacolo di culture brasiliane! Anche i miti letterari sono molti: il mio primo amore è stato Gil Vicente, che la critica letteraria ha definito “o pai do teatro português” (“il padre del teatro portoghese”) e la mia tesi di laurea triennale è stata, infatti, un’edizione di una sua opera teatrale. Poi, chiaramente, ho amato Fernando Pessoa, José Saramago, Clarice Lispector, Jorge Amado, ma anche gli autori dei paesi africani di lingua portoghese. Purtroppo, molte persone pensano che il portoghese sia una lingua che appartenga soltanto al Portogallo e al Brasile, ma, in realtà, racchiude in sé un oceano di culture.

  10. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
    Il mio progetto è uno solo: promuovere e divulgare la lingua portoghese e le sue letterature in ambito universitario (in Italia, ma non solo) attraverso la didattica e la ricerca.

  11. C’è un episodio che vorresti condividere con i lettori?
    Dopo cinque anni a Lisbona, qualche volta mi è stato chiesto di mostrare la carta d’identità italiana, perché non ci credevano che fossi italiano. Credo di aver perso l’accento italiano, sia quando parlo portoghese, ma anche quando parlo italiano (ride). Quando faccio nuove amicizie italiane a Lisbona, spesso fanno fatica a cogliere la mia regione di provenienza: la bellissima Puglia! Ho un accento ibrido, perché, detto fra noi, non so più chi sono né a quale posto appartengo.

  12. Qual è il tuo motto?
    Se vuoi raggiungere un obiettivo, devi lavorare con passione, rigore e determinazione!


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 03-07-2021 alle 10:10 sul giornale del 03 luglio 2021 - 435 letture

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