Insegnare è stimolare la fiamma dell'intelligenza

5' di lettura 02/07/2021 - Intervista a Massimiliano Badiali

Massimiliano Badiali è nato ad Arezzo il 24 agosto 1972 e insegna Lingua e Letteratura Francese come docente a tempo indeterminato presso il Liceo Linguistico V. Colonna di Arezzo.

"Se la vita è effimera come la spuma, l’arte è testimonianza di esistenza. La poesia dunque vince di mille secoli il silenzio”.

1. Tre aggettivi con cui ti descriveresti.

Ostinato, generoso e curioso.

2. Com’è nato il tuo interesse per la lingua francese?

Da piccolo fino agli undici anni la mia nonna materna mi parlava in francese. In seguito alla sua scomparsa ho smesso di parlarlo. Tuttavia, grazie alla psicoterapia ho compreso che volevo insegnare la lingua francese. Si è trattato di un recupero mnesico di riacquisizione di una memoria intima e affettiva.

3. Perché hai scelto di essere un plurilaureato?

Sono curioso di tutta l’antropologia culturale. Dopo il liceo classico, mi sono trovato a un bivio, insegnare il mio amatissimo italiano o il mio sublime francese. Quindi prima mi sono laureato in lingue, ma per non tradire il mio percorso classico ho fatto il bingo con Lettere. Ho anche studiato Scienze Religiose in un periodo di misticismo narcisistico e desiderio eziologico della vita.

4. Come mai hai scelto di conseguire anche un master in Didattica dell'italiano a stranieri?

Era gratuito per i docenti. Volevo studiare ancora, perché quando sono studente, mi sento un insegnante che sa relatizzare il suo ruolo e ritorna sul banco dalla parte dell’esaminando.

5. Che insegnante pensi di essere?

Credo di essere un insegnante in continua evoluzione, che sa alternare metodo deduttivo e metodo induttivo. I miei alunni da buoni liceali amano la lectio, dato il loro stile cognitivo di tipo analitico. Nella lettura dei testi uso per l'appunto un metodo induttivo tipico dell’indirizzo di Baccalauréat in cui insegno. Tutto però è condito dal mio spirito ironico e fescennico del buon toscano. Io rido con loro, non di loro.

6. Cosa ti piace della Francia e dei francesi?

La Francia è per me come una sposa con cui unisco il mio humus italico, con cui sposo il classico per rinnovarlo di una latinità curiosa e interessante. Amo i francesi, perché conosco la loro lingua. Amo il metodo qualitativo dell’insegnamento, l’analisi e la sintesi, che non è pura erudizione enciclopedica.

7. Cosa cambieresti della scuola italiana?

Cambierei i docenti senza empatia. Insegnare non è riempire un barile, bensì stimolare la fiamma dell’intelligenza. Toglierei poi la burocrazia inutile.

8. Quali sono a tuo avviso le maggiori difficoltà che incontrano i tuoi alunni nell’apprendimento del francese?

All'inizio le maggiori difficoltà sono certamente di natura fonologica. Poi nella scrittura si possono rilevare errori di interlingua.

9. Com’è il tuo approccio alla didattica del francese?

Il mio approccio è misto e a spirale. Mitraglio con la grammatica deduttiva, per ripresentarla in modo induttivo. Comunque il mio approccio è umanistico-affettivo.

10. A cosa serve la letteratura e il suo insegnamento?

La letteratura è la riflessione sull’umanità trasmessa tramite l’arte e la fantasia. La letteratura serve a dare delle risposte al perché esistenziale, dato che l’unica verità è che siamo tutti condannati a morte.

11. Che cos'è il Labirintismo?

Il labirintismo è un’idea che è nata per creare un movimento panartistico, che sviluppasse tutte le arti e che affermasse che la vita è un nodo gordiano senza capo né coda. L’uomo ha bisogno di crearsi dei distraenti con l’arte, la religione, ha bisogno di una verità in cui credere, ma in verità il percorso psichico individuale è una spirale, come quella di Sisifo che eternamente torna al punto di partenza.

12. Che cosa rappresenta per te la poesia?

La poesia è il nettare divino, perché è sussurro d’infinito, balsamo di consolazione. È una forma di eternificazione della vita che scorre. Quindi la poesia vince di mille secoli il silenzio e ha il valore di rendere eterno ciò che è perituro.

13. C’è un episodio che vorresti condividere con i lettori?

Vorrei dire che la natura e gli animali salvano dal dolore. Il mio gatto Aristotele mi ha consolato dalla morte di mio padre, che è stata il punto zero della mia esistenza. Poi è morto anche lui. Poi è arrivato Seneca, che mi ha aiutato ad affrontare la malattia di mamma. Dopo la sua morte, le mie viscere hanno sentito il bisogno di trovare un approdo, un nuovo punto di origine. È arrivata Diana, la mia barboncina nana che con i miei due gatti ha ritessuto gli strappi di amori sradicati, poiché la morte di una madre è l’anticipazione della propria morte.

14. Qual è il tuo motto?

Impariamo a rispettarci per non essere ipocriti e per non invidiare chi esprime liberamente le sue idee, senza forme né preconcetti.

Per saperne di più: http://www.massimilianobadiali.it/


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 02-07-2021 alle 16:40 sul giornale del 03 luglio 2021 - 364 letture

In questo articolo si parla di arte, cultura, teatro, religione, animali, poesia, genitori, master, didattica, drammaturgia, lettere, lingue, dio, arezzo, articolo, Michele Peretti, esabac, metodo, espressioni, approccio, plurilaureato, francesistica, labirintismo, baccalauréat, reincarnazione

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/b9Sh

Leggi gli altri articoli della rubrica Espressioni





logoEV
logoEV