Chengdu e Fermo: collaborazione tra i due distretti calzaturieri. Fenni firma l'accordo

2' di lettura 18/06/2021 - Un iter lungo due anni, in mezzo la pandemia. Oggi, la firma. Valentino Fenni, presidente Confindustria Centro Adriatico e il vice presidente Alberto Fasciani, spesosi in prima persona, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione con il distretto calzaturiero cinese della provincia del Sichuan, a Chengdu.

Alla cerimonia della firma non c’erano solo le associazioni. Erano presenti anche le istituzioni: il console Guido Bilancini, l’assessore regionale Guido Castelli e il consigliere regionale Andrea Putzu. Inoltre, il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini, che collegato da remoto ai cinesi lascia intravedere alle sue spalle una bella scarpa in miniatura. Cinesi che ammirano i grandi marchi italiani, da Tod’s a Prada, e che sullo sviluppo della calzatura puntano molto, investendo risorse in infrastrutture, digitale e costruzione di show room. «Il problema è la concorrenza di paesi come Vietnam, India e Cambogia» dice Fasciani. La regione del Sichuan è estesa, ha tanti abitanti e su di essa il Governo sta investendo. Ma le conoscenze, il saper fare dei calzaturieri, nel Sichuan, non è lo stesso che qua. Di contro, le Marche faticano da sempre ad entrare in quel mercato. Da qui, l’accordo. «Ci potranno essere aziende che investiranno sulle fabbriche del Sichuan in fatto di tecnologie e design, a patto che lo scambio sia equo, ossia che i cinesi si impegnino a creare delle piattaforme adeguate e di livello per la vendita di scarpe italiane in Cina» spiega il vicepresidente. I marchigiani , dunque, porteranno un po’ del loro saper fare a patto che vi sia un ingresso nel mercato cinese, cosa non semplice finora. «Loro hanno previsto un investimento, su questo progetto, di 55 milioni di euro, e sanno che se noi non riusciamo a entrare su quel mercato coi nostri prodotti non andremo mai là a portare il nostro sapere» puntualizzano Fenni e Fasciani, che di critiche ne hanno sentite. I problemi sono tanti, non è solo il fatto di riuscire a vendere ma c’è tutto il discorso della proprietà intellettuale, dei marchi e dei brevetti di mezzo. «Questo potrebbe essere un primo passo per cominciare ad affrontare queste problematiche, che si cominciano a vedere ma che non si portano mai avanti» auspica Fenni, che una cosa ci tiene a puntualizzarla: «Non stiamo portando in alcun modo la produzione in Cina, come qualcuno ha detto. Si tratta, piuttosto, di un accordo strategico tra noi e una regione grande, ricca. Dunque un importante mercato per noi». I cinesi ci copiano, ci passano avanti? Fenni è sereno. «Anche i professori danno ripetizioni ma non per questo gli alunni diventano, anch’essi, professori».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 18-06-2021 alle 19:44 sul giornale del 19 giugno 2021 - 334 letture

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