Nuovo turismo cercasi. Di comunità è meglio.

2' di lettura 13/06/2021 - Una frase latina da tenere a mente: «Cor Magis Tibi Sena pandit» Ovverosia: Siena ti apre un cuore più grande (della porta che stai attraversando). C'era una volta il turismo. Turismo e basta. Senza aggiunte. Si attendeva che i turisti arrivassero, per grazia di Dio. Poi, dire turismo e basta non è più... bastato. Allora sono iniziate le aggiunte. Il turismo è diventato – come ricorda il manager Emmanuele Curti – turismo culturale, turismo esperenziale, turismo sostenibile. Ed oggi molto sta cambiando. Innanzitutto è finita l'epoca della «retorica del Belpaese, con l'obbligo di visitare musei, chiese, città d'arte».

Parafrasando L'Aquilone di Giovanni Pascoli potremmo scrivere: «C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico». Se la pandemia ci ha ristretti, tenuti a distanza, ha accelerato anche una ricerca di «vicinanza, prossimità, cura delle relazioni», spiega ancora Curti, «e ha portato all'evidenza qualcosa che, carsicamente, si era formato negli ultimi anni: una forma di migrazione comunitaria, più che di turismo in solitaria». Luogo di questo turismo è proprio la comunità. È un turismo di desiderio dove si passa «dalla fisicità dei luoghi, alla fisicità delle comunità». Dove si può diventare anche cittadini temporanei.

Non è un caso che nel suo progetto presentato a sindaci e consiglieri regionali, il Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea parli di distretto/comunità. Non più verticalità ma orizzontalità, trasversalità. E ambiti umani accoglienti.

Sei anni fa, in procinto di lanciare l'International Student Competition, chiedemmo al prof. Alessio Cavicchi dell'Università di Macerata il perché scommettere sul sud Marche. Rispose: «Perché siete ancora veri». Qualche anno dopo, due consulenti dell'allora ministro Franceschini, invitate a Montegiorgio alla due giorni sul turismo sostenibile, furono sorprese dal calore umano dei componenti dell'associazione Rivivi Cerreto. Comunità cordiali! Il più efficace metodo.

«Oggi, il viaggiatore non cerca più il luogo, - spiega Emma Taveri - ma una ragione profonda, quasi sempre esistenziale per mettersi in viaggio». Per cui il turismo non può più essere una vendita del territorio. C'è molto d'altro. E c'è una sfida anche per le stesse comunità locali: come concepirsi o riconcepirsi. Sempre la Taveri aggiunge che bisogna «pensare al nuovo turismo come flusso di persone che possono star bene nella comunità ma anche far bene alla comunità, generando valore, connessioni e relazioni per i territori».




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 13-06-2021 alle 12:17 sul giornale del 14 giugno 2021 - 219 letture

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