Minori per modo di dire. Di quel pretore ci si poteva fidare

3' di lettura 12/06/2021 - Il «minore» oggi sarebbe stato un altro. Uno che ha a che fare con pentole, fornelli, ricette e clienti. Ma la cronaca di questi ultimissimi giorni mi ha portato altrove, aprendo il sipario della mente e facendo riemergere immagini lontane. Ma andiamo per gradi. Il Consiglio Superiore della Magistratura sembra un verminaio. Il magistrato o ex magistrato Palamara ha sganciato una bomba atomica sui giochi di potere e di gestione delle toghe (mai, comunque generalizzare!) e il libro con Alessandro Sallusti ha scosso l'opinione pubblica ma non troppo le istituzioni.

Successivamente, come un'onda maggiore da tsunami, un avvocato, considerato un tempo di gran prestigio e ora capiamo perché, Amara, ha rilanciato sulla corruzione trasversale parlando anche della loggia segreta Ungheria. Un caos. Nel quale ci si raccapezza poco. Un intrico. Una giungla. Dove il cittadino comune ha una sola reazione: quella dello schifo. Della disistima, Della sfiducia.

Mi viene il sospetto che in certi ambienti «segreti» il libro adorato sull'altare sia Il Montaggio di Vladimir Volkoff. Come si montano i casi, come si disorienta il popolo, come si arrivi a ben altri obiettivi. Come si facciano i comodi propri.

Ma veniamo a noi. Era il 1968. A casa mia, a Montegiorgio, era ospite un giovane magistrato, pretore del tempo. Non ricordo cosa si mangiasse quella sera. La famiglia aveva già cenato. Lui stava consumando il pasto per suo conto. Vestiva sempre di scuro. Una persona composta. Molto seria. Era agosto. Faceva caldo. Finestre aperte. Gente in giro. La televisione trasmetteva in bianco e nero. E in bianco e nero furono proposte anche le immagini dell'invasione della Cecoslovacchia.

«Alle 23 circa del 20 agosto 1968, - dissero i bollettini - gli eserciti di quattro paesi del Patto di Varsavia: URSS, Bulgaria, Polonia e Ungheria, invasero la Cecoslovacchia, dando il via all'operazione Danubio. In quella notte, entrarono nel Paese più di 250.000 truppe e 2.000 carri armati, per un totale complessivo di 500.000 unità».

Il pretore lasciò la forchetta a mezz'aria. Fissò lo schermo. Gli andai vicino. Non respiravamo... Quando il cronista ebbe finito di raccontare, cercai di far parlare il magistrato, di fargli dare un giudizio: che dicesse la sua. Si lasciò sfuggire solo una battuta che m'è rimasta impressa: sarà un disastro. Niente di più.

Quando penso ad un magistrato penso a lui, alla sua serietà, alla sua riservatezza. Alla sua preparazione. Di quell'uomo ci si poteva fidare...




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 12-06-2021 alle 15:53 sul giornale del 13 giugno 2021 - 163 letture

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