Fermo, nel giorno di Pentecoste l'investitura dei Priori sul sagrato del Duomo

2' di lettura 23/05/2021 - La Pentecoste, il soffio dello Spirito Santo. Questo 23 maggio, domenica di Pentecoste, è stato un giorno particolare, sentito dai contradaioli, specie quest’anno. Dopo lo stop imposto dalla pandemia lo scorso anno, il rito, misto alla tradizione, è tornato.

Sul sagrato del Duomo di Fermo si è svolta infatti, come tradizione, l’investitura dei Priori e dei Gonfaloni accompagnata dalle voci del coro, dagli squilli di trombe e dai tamburini. E, anche sul punto più alto della città, durante la cerimonia, soffiava un vento leggero. Quest’anno c’è stata una novità, ossia il Capitano della Rocca: a vestirne i panni Carlo Iommi.

“Nobili e popolo, corporazioni e artigiani e contrade cui appartengono sono saliti fino al Duomo, dalla Vergine Maria”, dice la voce narrante, quella di Adolfo Leoni, il regista della Cavalcata dell’Assunta. Davanti ad essa, l’investitura dei Priori in vista del Palio che, ad agosto, tornerà.

Resteranno in carica due mesi, i loro nomi sono estratti da un bussolotto contenuto in una cassa. Dentro ci sono i nomi di tutti i consiglieri della Cernita. Fra questi, quelli dei Priori delle dieci contrade, alcuni sono dei veterani, altri sono nuovi. A capo di Torre di Palme Samuele Bruni, di Campolege Emanuele Foglini, di Fiorenza Luigi Volpi, di Castello Alessandro Ciurluini, di Molini Girola Marco Tirabassi, di San Martino Renato Montagnoli, di Capodarco Stefano Postacchini, di Pila Francesco Catini, di Campiglione Roberto Montelpare, di San Bartolomeo Roberto Concetti. Indossano il medaglione, si inchinano dinanzi al Podestà, Calcinaro, e si dirigono in sagrestia per indossare il loro abito nuovo, il robone. Da Palazzo dei Priori cureranno l’amministrazione della città. A giurare fedeltà, per tutti e dieci, è Samuele Bruni, Priore di Torre di Palme, la contrada vincitrice nel 2019.

Il Palio, nel corso del tempo, è diventata una manifestazione civile, ma nasce come esperienza di fede. A ricordarlo è il Vescovo, Rocco Pennacchio. «Sarebbe bello - dice - che queste due dimensioni della nostra vita venissero ricordate più spesso: la fede e l’appartenenza alla città. Questo affinché si crei convergenza, dialogo, unione». Perché in fondo, pur nelle diversità, è di unione che c’è bisogno. Dunque, con questo auspicio… che Palio sia!


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 23-05-2021 alle 22:28 sul giornale del 25 maggio 2021 - 368 letture

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