Lo sport è inclusione, il sitting volley ne è la prova: il Campionato Italiano Maschile fa tappa a Fermo

4' di lettura 21/05/2021 - Non solo lo sport è promotore di valori universali ma deve essere anche un diritto universale, aldilà di ogni barriera, come può essere una protesi. Un concetto, questo, che a Fermo la Scuola di Pallavolo Fermana, presieduta da Remo Giacobbi, ha colto al volo, promuovendo da anni il sitting volley.

Una tappa del Campionato Italiano assoluto maschile, domenica 23 maggio, avrà luogo proprio a Fermo, all’interno della palestra di via Leti. Niente pubblico in presenza, solo da casa attraverso le dirette trasmesse sulla pagina social della Scuola di Pallavolo Fermana. «Quello di domenica sarà un appuntamento unico nel suo genere» dice Lorenzo Giacobbi, l’allenatore della formazione Fluid fermana. Lo scorso fine settimana era a Tirrenia per il Campionato Italiano Femminile. Per partecipare, e dunque formare una squadra, ha unito tre società: le stesse che parteciperanno domenica a Fermo. «La fusione tra Fermo, Ravenna e Monte San Giusto, segno di coesione, è stata la ciliegina sulla torta». Le ragazze sono arrivate quinte. Quello del 23 maggio, invece, sarà un “assaggio” al maschile. «Assaggio - spiega Giacobbi - in quanto ci sono sei pool di qualificazione. Noi ospitiamo quello C e, da questo girone, uscirà una squadra che andrà verso la finale scudetto».

Il programma vede alle 11.30 la Scuola di Pallavolo Ravenna vs la Fluid Fermana, alle 15.30 la FEA Telusiano vs la Scuola di Pallavolo Ravenna, infine, alle 18.30 la Fluid Fermana vs la FEA Telusiano.

Luca Vallasciani è uno degli atleti che compone la squadra fermana, ma è anche uno che gira per le scuole per dimostrare ai bambini che anche con una protesi al posto della gamba ce la si può fare perché, comunque, mettersi in gioco è bello. «Molti bimbi non hanno mai visto un ragazzo con una protesi. C’è stupore, voglia di capire, curiosità. Come spiegazione prendiamo ad esempio la dentiera dei nonni, che anche quella in fondo è una protesi e allora cominciano a fare delle domande su come ci si fa la doccia, come si fa ad andare al mare, e qualcuno, spinto dalla fantasia, accenna ai pirati con la gamba di legno» raccontano. Una realtà con la quale la Scuola di Pallavolo Fermana collabora è l’Anmil. A porgere i ringraziamenti del presidente territoriale e regionale è accorsa la figlia, Caterina Luciani, accompagnata da Simone Capriotti.

Di ripartenza parla l’assessore allo sport Scarfini, felice di tornare a promuovere il territorio tramite lo sport, in questo caso il sitting volley, esempio perfetto di inclusione. Accanto a lui siede il presidente della Scuola di Pallavolo Fermana, Remo Giacobbi. La tappa di domenica lo inorgoglisce: «dopo un anno e mezzo che non si parlava più di sport e di sitting volley, ora sono rinato» dice Giacobbi che, quando gli hanno chiesto di ospitare la tappa del sitting, subito ha detto sì.

A presentare la tappa è accorso a Fermo anche Tarcisio Pacetti, consigliere nazionale del Comito Italiano Paralimpico. Nel cuore ha un sogno, e sprona tutti per vederlo realizzato, il Coni in primis: vedere un rappresentante del mondo olimpico e del mondo paralimpico insieme. «Ѐ l’immagine giusta» incalza, poi lancia una promessa: portare, dopo lo stage che si terrà a Falconara dal 21 al 25 luglio, la nazionale italiana di para beach volley sulla costa fermana.

Citano a più riprese la parola inclusione. Lo fanno anche Fabio Carboni, presidente del comitato territoriale Ascoli Piceno - Fermo della Federazione Pallavolo, e Cristina Marinelli delegata del Coni per la provincia di Fermo. «Il sitting volley è lo sport più inclusivo che c’è. Possono giocare tutti insieme, persone con e senza handicap, e durante le partite non si notano differenze» dice Carboni. La Marinelli è fiduciosa, dopo le pari opportunità raggiunte da poco, con la torcia alle Olimpiadi di Tokio portata da un maschio e da una femmina. «Sono fiduciosa che il termine inclusione entri a pieno titolo all’interno dello sport, attività principale attraverso cui i ragazzi crescono. Possono o meno diventare campionati, ma comunque esso è una palestra di vita che educa alle situazioni più difficili» conclude la delegata.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 21-05-2021 alle 16:20 sul giornale del 22 maggio 2021 - 265 letture

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