Villa Brancadoro tra fantasie, tradizioni e radici. Donatella Antognozzi porta Servigliano al Premio Letterario Borgo Italiano.

4' di lettura 14/05/2021 - Anni 40, famiglie, mezzadri e nobili padroni per una storia che rinnova quel legame naturale tra gli individui. Il racconto inedito di Donatella è stato selezionato a livello nazionale. “Ambientato a Villa Brancadoro, descrive la Servigliano di un tempo tra credenze, tradizioni e rapporti familiari. I valori di condivisione e unione saranno un elemento importante”. Scrittrice per diletto, ma già con diverse pubblicazioni all’attivo e finalista lo scorso anno, Donatella cerca un bel piazzamento anche nell’edizione 2021.

Avere la passione per la scrittura e voler trasmettere, attraverso essa, l’amore per la propria terra. Questa potrebbe essere la descrizione di Donatella Antognozzi, scrittrice per diletto, che fa di Servigliano, suo Paese d’origine, il protagonista di molti racconti. “Vorrei far conosce il mio territorio a più persone possibili. In un certo senso cerco di promuoverlo e la scrittura penso sia un mezzo perfetto”.

Un legame viscerale talmente profondo, che ha spinto Donatella a partecipare ad un concorso letterario, raccontando la sua Servigliano. Infatti, il suo racconto inedito è stato selezionato per il Premio Letterario Borgo Italiano, una manifestazione che mette difronte scrittori da tutta Italia. “Il concorso si volge a livello nazionale ed ha uno scopo ben preciso, promuovere e divulgare la letteratura che fa riferimento ai borghi italiani”.

Donatella ha già partecipato lo scorso anno con l’opera “Fuoco”, che raccontava le vicende dei ragazzi del Gams, il Gruppo Alfieri e Musici Storici di Servigliano. Arrivata in finale nella precedente edizione, ci ha preso gusto e ha deciso di riprovarci. “Il mio obbiettivo non è vincere. Non faccio la scrittrice di professione nella vita, la mia è una passione. Attraverso questo racconto vorrei, soprattutto, far conoscere Servigliano, promuoverlo e dare la possibilità a tutti di scoprire le infinite qualità di questo Borgo”.

Adesso vive a Macerata Donatella, fa l’Assistente Sociale, ma è rimasta da sempre legata alla sua Servigliano, dove è cresciuta e dove torna spesso. Scrive per passione, anche se le qualità ci sono tutte, infatti ha all’attivo numerose pubblicazioni in diverse antologie. “Con la mia terra ho mantenuto vivi tutti i rapporti. Sento costantemente amici e conoscenti e seguo ogni vicenda che riguarda il mio Paese – ci racconta Donatella – il legame con Servigliano è un qualcosa di veramente profondo. Nei miei racconti ritornano sempre aspetti della mia infanzia, dei miei familiari o luoghi che sono rimasti nel cuore”.

Il nuovo racconto si intitola Brancadoro. Di cosa tratta? “Per chi è del posto già il titolo dirà molto. La storia che ho scritto è ambientata nella Villa Brancadoro, emblematica abitazione di Servigliano, entrata nell’immaginario collettivo di ogni serviglianese. Ricca di storia e di ricordi, ha rappresentato un punto centrale per la vita della comunità dalla 2° guerra mondiale in poi. Abitata sempre da famiglie importanti, ha fatto da snodo allo sviluppo del Paese – spiega Donatella – e anche il mio racconto parte da questo contesto, per poi descrivere i rapporti familiari tra nobili e famiglie più semplici”.

Scendendo in “medias res”, puoi darci qualche dettaglio in più? “La protagonista del racconto è Agnese, una donna di basso rango al servizio di una famiglia nobile. Tra mezzadri e signori, superstizioni e credenze, in una società divisa in classi, poco propensa al cambiamento e pervasa dal timore di intaccare l’unità familiare, Agnese, con la sua semplicità e spontaneità, istaurerà un solido rapporto con una nobildonna, rinnovando quel legame naturale che è sempre vivo tra gli individui”.

Un racconto molto profondo, dove è fondamentale l’attaccamento alla terra e alle proprie radici. Quanto è importante per te mantenere saldo il rapporto con i tuoi luoghi di origine? “E’ un qualcosa di primario per me. Sapere che posso sempre fare ritorno in quel territorio è rassicurante. Anche se da fuori può sembrare il contrario, visto che ora vivo a Macerata, per me quel legame con Servigliano è determinante – sottolinea Donatella – oggi i tempi sono diversi e anche le abitudini, sono la prima a comprendere le scelte di molti giovani che lasciano questi borghi per trovare lavoro altrove, ma a loro dico di mantenere sempre vivo quel legame con le proprie radici”.

Un ritorno alla terra di origine che fa parte del percorso di tutti: “Non dico che questo rapporto debba essere per forza positivo, perché si può lasciare il proprio Paese per mille motivazioni, anche negative, ma, a mio avviso, bisogna sempre avere la mentalità aperta a poter tornare, perché c’è sempre un tempo per farlo. In un modo o nell’altro, nella vita di ognuno si ravviva il bisogno di riabbracciare la propria terra”. Il concorso letterario si concluderà nel mese di Giugno, poi ci saranno le premiazioni. In bocca a lupo Donatella.








Questo è un articolo pubblicato il 14-05-2021 alle 12:34 sul giornale del 15 maggio 2021 - 2771 letture

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