Av4, medici di medicina generale compatti: «Vogliamo le stesse prerogative dei centri vaccinali. Dateci le dosi»

6' di lettura 14/05/2021 - Nelle ultime ore, dopo le rimostranze a chi di competenza, la situazione sembra che si stia sbloccando, almeno così sembra ai medici di medicina generale del territorio della provincia di Fermo. Medici che sperano che il disagio finisca: disagio dipendente dalla scarsa fornitura delle dosi di vaccino.

Riuniti, nel gazebo allestito all’esterno dello studio del dott. Misericordia nel centro di Sant’Elpidio a Mare, ci sono diversi medici di base dell’area vasta 4. Ci sono Noemi Raffaelli, in rappresentanza dell’équipe territoriale di Amandola, Claudio Marzola e Gianluigi Vitali dell’équipe di Montegranaro, Massimo Peroni dell’équipe di Falerone/Montappone, Silvia Sebastiani di quella di Porto San Giorgio, Paola Volponi di Fermo, infine per Sant’Elpidio a Mare Stefano Ceteroni, Andrea Catini, Giovanni Catini e Floriana Gusteri. «Abbiamo la percezione che la medicina generale sia penalizzata. E penalizzati, oltre a noi, sono i pazienti che manifestano l’interesse di essere vaccinati presso il proprio medico di medicina generale» spiega il dott. Misericordia. Nelle Marche per coinvolge i medici di base nella campagna vaccinale venne stipulato un accordo: chi nel proprio nel proprio studio, chi in locali adibiti essi possono vaccinare. «La dinamica classica è che i pazienti comunicano al medico il desiderio di volersi vaccinare e il medico recepisce la manifestazione di interesse da parte del paziente, ma questa è una situazione che confligge con la visione rigida dell’Asur. L’azienda, infatti, considera come valide le sole prenotazioni che appaiono sulla piattaforma delle Poste, derubricando le prenotazioni presso il medico di base a prenotazioni di serie D» dice Misericordia, ribadendo come la cosa sia inaccettabile. «Il paziente si fida di noi, ci chiedono di chiamarli e noi siamo costretti a tenerlo in uno stand-by infinito, come sta succedendo adesso, perché sono tre settimane che non ci viene conferita la dose per la prima somministrazione».

Di fatto, le liste di questi medici sono piene di prenotazioni ferme da settimane, e la beffa che lamentano è che se quei pazienti, tenuti in attesa, si rivolgono alla piattaforma Poste hanno la possibilità di vaccinarsi nel giro di qualche giorno. «Regole sperequate. Vogliamo una quantità di dosi adeguata, perché se ci dessero le dosi saremmo in grado di vaccinare numeri importanti di popolazione» affermano in coro.

«A Montegranaro, da diverse settimane, nel punto vaccinale, i prenotati sull’elenco delle Poste si sono potuti vaccinare attingendo ai vaccini che avevamo noi. Abbiamo dovuto utilizzare le dosi destinati ai nostri pazienti così, addirittura, noi non abbiamo le secondi dosi» dice il dott. Vitali, portando come esempio una dottoressa che, di turno al centro proprio la sera precedente, stava correndo a prendere le sue dosi, dosi che adesso le mancheranno per fare i richiami.

«Abbiamo superato l’ansia di fare un vaccino mai fatto prima, l’ansia di andare da soli a domicilio, ma l’ansia di non avere le dosi a sufficienza non riusciamo proprio superarla. Siamo buoni come “attappabuchi” ed è avvilente» incalza la dott.ssa Sebastiani.

Col distretto, ossia con i dott. Scialé e Livini, Misericordia parla di un buon livello di disponibilità perché, a differenza delle altre aree vaste, loro hanno la possibilità di avere la consegna dei vaccini presso le sedi delle equipe territoriali una volta a settimana. I vaccini, dunque, vengono consegnati da un corriere dell’area vasta che fa il giro delle sedi territoriali. Semmai la perplessità è una: «Ma la Polizia a fare da scorta è una necessità vera? A noi non ci scorta nessuno» dicono scherzosamente.

Il dott. Ceteroni è severo. Chiede la certezza di poter gestire la campagna vaccinale sia per i richiami che per le prime dosi. «Non possiamo vivere con il contentino, oggi 3 dosi e la prossima settimana chissà. Qui parliamo di scienza, non della distribuzione dei pannoloni» dice, raccontando infine l’episodio di un ragazzino affetto da sindrome di Down in lacrime perché voleva che fosse il suo medico a vaccinarlo, oltre alle lungaggini capitategli tra la prima dose e il richiamo.

«A molte persone che si sono recate nei centri vaccinali la scheda anamnestica l’abbiamo fatta noi. Il nostro è un lavoro di scienze e coscienza, non mandiamo le persone allo sbaraglio ma vorremo una collaborazione a 360 gradi» conclude Ceteroni.

Per la dott.ssa Raffaelli i centri vaccinali sono la soluzione che doveva servire a far partire la campagna di vaccinazione, dopodiché è stata chiesta la collaborazione dei medici di base e loro l’hanno fornita. «Ma la disponibilità nostra va garantita con le stesse identiche prerogative, soprattutto dove c’è una dispersione della popolazione di assistiti, dove i medici possono fare da punto di riferimento. Parlare con una persona e far cadere le resistenze rispetto a un tipo di vaccino è un lavoro importante, e il fatto di poterglielo fare fisicamente il vaccino non è irrilevante» dice la dottoressa di Amandola.

Arrabbiato il dott. Peroni. Il centro di vaccinazione di Falerone raccoglie 12 medici di base. Hanno fatto un compromesso con la piattaforma, una sorta di foglio in cui il vaccinando scrive nome e cognome, foglio che poi finisce in mano ai medici. Insomma, tale semplificazione, non è stata gradita dai vertici.

Per Fermo a parlare è la Volponi. «L’equipe di Fermo ha fatto una scelta diversa. La vaccinazione richiede un’organizzazione di spazi particolare che purtroppo a Fermo i medici di famiglia non hanno. Mancando l’aggregazione e logistica che consentisse le vaccinazioni noi abbiamo deciso di confluire nel centro vaccinale, dotato di tutti i requisiti» dice. I medici di famiglia di Fermo, come spiegato dalla dottoressa, hanno esaurito il loro primo compito, quello di vaccinare gli allettati, quasi 1000, ed entro la prossima settimana finiranno con le seconde dosi. Al centro, ogni turno portano 10 loro pazienti, sempre rispettando la scaletta imposta dalla piattaforma Poste. Ogni medico che arriva a fare il proprio turno consegna all’ingresso l’elenco dei pazienti che arriveranno, e il numero massimo di 10 a turno corrisponde alle dosi che gli vengono date. «Abbiamo sofferto anche noi la mancanza di vaccini, facendo a volte turni di sei ore per vaccinare solo 20 persone» racconta.

In estrema sintesi, grande disponibilità da parte dei medici di medicina generale, per i quali vaccinare è un lavoro in più, e la dott. ssa Gusteri lo dice che si vede costretta molte sere a chiamare i pazienti anche dopo cena. Di fatto, però, sono stanchi di essere trattati come personale di serie inferiore e chiedono le stesse prerogative dei centri vaccinali, alla luce del fatto che l’obiettivo è lo stesso per tutti.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-05-2021 alle 17:10 sul giornale del 15 maggio 2021 - 407 letture

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