Quando un sacerdote costruiva lo sviluppo del Fermano. Il caso di don Ernesto Ricci

3' di lettura 09/05/2021 - C'era la guerra. C'era la fame. E non c'era lavoro. Tanti piccoli «abissini» si aggiravano, vestiti da straccioni, per le nostre contrade. Un sacerdote rotondetto, affabile, un po' lungo nelle omelie, decise che occorreva rimboccarsi le maniche: proclamare il Vangelo e dare conseguenze all'economia del dono. Assistere, ospitare, far crescere. Dare una prospettiva. Lui era don Ernesto Ricci, nato a Monte San Martino l'11 giugno del 1887 e ordinato prete il 25 luglio del 1911.

Don Ernesto è tra le figure più rappresentative di quel che proclamò più tardi la Costituzione italiana all'art. 1: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro...». Il lavoro! La stoffa di ogni persona! E il sacerdote cercò di crearlo, tirando su una scuola dove si imparava un mestiere utile alle imprese di cui già si intuiva il futuro sviluppo.

Don Ernesto, insegnante di teologia in seminario a Fermo e di religione all'ITI Montani, diede vita a quello che oggi, in piena attività, è il Centro professionale artigianelli.

Siamo nel 1946. I ragazzi – i suoi «abissini» come ripeteva – trovano un letto, un pasto, un'educazione e una serie di laboratori che istruiscono al saper fare. Ci sono quelli di falegnameria, tipografia, nasceranno poi quelli di idraulica, elettricità.

Si conteranno in più di duecento gli ospitati nella struttura del complesso del Carmine di Fermo.

A dargli una mano ci saranno don Franco Scendoni e don Giuseppe Cafulli. Hanno una convinzione: bisognerà dare mani esperte e cervelli lesti alla nuova economia del Fermano. Dal quel Centro usciranno – ed escono - artigiani di vaglia e piccoli/grandi imprenditori che hanno reso importante la Terra di Marca. Il miracolo degli anni 50/60/70.

Il piccolo uomo di Monte San Martino è stato un esempio dell'operosità che risponde alle esigenze della persona e del territorio.

Chiamarlo il san Giovanni Bosco delle Marche non è esagerato. Il santo piemontese girava per Porta Palazzo di Torino, incontrava giovani stremati alla disperata ricerca di un lavoro e fece in modo che il lavoro lo si creasse in proprio puntando sull'artigianato. È lo stesso format di don Ricci.

La stessa spinta ideale e concreta.

Oggi, che ci troviamo dinanzi a quello che papa Francesco chiama un «cambiamento d'epoca», dove «non ci si può limitare ad indossare un nuovo vestito e poi rimanere come prima», la riscoperta di personaggi come don Ernesto offre una speranza per il futuro.

Don Ricci morì nella notte tra il 5 e il 6 agosto del 1950.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 09-05-2021 alle 22:33 sul giornale del 10 maggio 2021 - 158 letture

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