Marche/Racconta: occasione per cogliere le specificità della Terra di Marca

2' di lettura 09/05/2021 - Marche/Racconta: un festival! Lo hanno pensato in Regione. Sarà cosa buona. Speriamo serva a cogliere l'anima della nostra Terra di Marca. A dire alla nostra gente, e alle altre genti,: qui c'è qualcosa di magnifico da conoscere, da vedere. Da vivere. Occasione per scorgere quello che da sempre definiamo il genius loci, l'anima ancora viva, pur se muta, delle nostre contrade. Occorrerà lavorare sull'emozione e sullo stupore, cogliendo il linguaggio delle pietre degli antichi edifici che è come se ci parlassero ancora, riesumando storie e leggende dimenticate. Ma non l'usuale, il già noto. Sarebbe ripetizione. Inutile ripetizione. Poco incisiva alla fine. Cercare invece il cuore profondo, che pulsa silenzioso. Racconto che diventi anche poesia, la poesia dell'esistenza, che fa brillare gli occhi.

Come quel comandante piceno di Palma, uscito in mare in battaglia, e che, prima dello scontro, volle donare alla sua donna la collana d'ambra rigata. Quel gioiello «ritrovato» dopo due millenni ed oltre nel museo di Torre di Palme. Nel posto dove rivide anche lei: anima sempre vagante con in dosso il pegno d'amore. O come la notte dei due amanti alle Morrecini di Belmonte Piceno. Dove sdraiati, sotto una luna di latte, in un mondo addormentato, due amanti ascoltavano il ritmo di un telaio nascosto nelle viscere della terra.

O come quegli uomini stracchi arrivati da lontano che si fermarono a Ponte Maglio e poi salirono la collina di Santa Vittoria per portare un nuovo ordine e una vita diversa.

O come quel cavaliere passato per le diverse stagioni della vita: prima templare, poi soldato del Tau, infine rosacruciano, che a Cerreto di Montegiorgio rintracciò la sua duchessa in un tramonto di fuoco. La duchessa da cui più non si separò.

E quel fumante caffellatte... L'aveva bevuto per anni, da ragazzino, di buona mattina, preparatogli nella stanza attigua alla sacrestia di un convento, subito dopo aver servito messa. Poi, l'abbandono delle fede per idoli senza volto. E l'insoddisfazione crescente fino a quando quel convento gli tornò nella mente. Andò, ormai maturo, irriconoscibile. Assistette al rito. All'ite missa est, gli arrivò il profumo. Fece capolino nella vecchia stanza. Il caffellatte gli era stato di nuovo preparato.

O come le ombre di Querciabella che salutavano i passanti, ma che solo i bambini dall'animo puro potevano cogliere nel loro gesto d'amore e d'amicizia.

Che sia un'occasione vera e non solo un'operazione di marketing.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 09-05-2021 alle 22:34 sul giornale del 10 maggio 2021 - 139 letture

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