Italiani in Francia

7' di lettura 02/05/2021 - Intervista a Pietro Allia

Pietro Allia è nato e cresciuto in Sicilia, dove è rimasto fino al diploma. In seguito si è trasferito a Milano. Qui, all’Università degli studi di Milano, ha conseguito la laurea triennale in lingue e letterature straniere (inglese e francese), poi la magistrale sempre in lingue ma orientata più particolarmente verso la letteratura e la traduzione. Successivamente si è trasferito in Francia, prima a Lione (Erasmus), poi a Marsiglia (assistentato), infine nuovamente a Lione, e insegna italiano (L2 e Esabac) in un Liceo nell’Isère.


  1. Quando sei arrivato in Francia e perché?

La prima volta sono arrivato in Francia nel 2010 per lo scambio Erasmus alla fine della triennale. Sono poi tornato a Milano per la magistrale e infine mi sono trasferito definitivamente in Francia nel 2013.


  1. Quali studi hai compiuto in Italia?

In Italia ho frequentato il liceo classico, poi mi sono laureato in Lingue e letterature straniere.


  1. Che rapporto hai con le tue origini?

Mi sento molto legato alla Sicilia, soprattutto da quando ho lasciato l’Italia e ho quindi meno possibilità di tornare, se devo essere sincero. Ovviamente mi sento anche italiano, un po’ francese, ma anche europeo, insomma penso di rappresentare la cosiddetta “generazione Erasmus”.


  1. Come sei diventato docente in Francia?

Ho fatto un anno come assistente di lingua madre a Marsiglia, poi sono venuto a Lione e ho passato l’Agrégation, uno dei due concorsi che permettono di avere un posto di ruolo. Un’esperienza molto intensa, ma che alla fine ha dato i suoi frutti.


  1. Che insegnante pensi di essere?

Difficile da dire, cerco di essere un insegnante rigoroso e attento ai miei alunni, vario spesso i supporti che uso per cercare di renderli partecipi e di interessarli. Cerco di farli ridere, di stupirli, di renderli autonomi e responsabili.


  1. Come si svolge una tua lezione tipo?

Nell’insegnamento si dice che la routine sia importante. Effettivamente lo è per creare un ambiente di lavoro in cui gli alunni sappiano ritrovarsi, quindi spesso comincio con le correzioni e il ripasso, poi passo alle nuove attività. Spesso a fine ora se abbiamo tempo parliamo di attualità o li invito semplicemente a raccontarmi come hanno passato il fine settimana.


  1. Quali sono gli errori più comuni che commettono i tuoi studenti?

La lista sarebbe lunga, ma diciamo che in genere coniugazioni e accordi non si finisce mai di ripassarli! Più in generale spesso quando si cambia tema dimenticano automaticamente quello che si è fatto per un mese intero…

Poi ci sono le frasi tipiche come “Sono le 8 ore”, “io piaccio la musica”, ecc., i falsi amici tipo “accidente” (incidente), la “nota” (il voto), e l’accento tonico.


  1. Cosa apprezzi maggiormente del sistema scolastico francese e cosa no?

Sicuramente nessun sistema è perfetto e sfortunatamente le ultime riforme più che migliorare la scuola mirano al risparmio. Ma comunque, non so bene quanto sia cambiata la scuola italiana rispetto ai “miei tempi”, ma ho l’impressione che qui gli alunni siano più seguiti e che si faccia molto per i meno abbienti, ad esempio è la scuola a fornire i libri (più precisamente la regione per il liceo) ed esistono dei fondi sociali per permettere a chi lo desidera di poter andare in gita. Inoltre spesso nelle scuole è possibile trovare un infermiere, un assistente sociale o vedere uno psicologo.

Di contro, trovo che il sistema sia schiacciato da numerose pesantezze amministrative e che nei fatti dagli alunni si pretenda sempre meno, non solo didatticamente ma soprattutto a livello di responsabilità personale.

  1. Che cosa ti piace della Francia?

Trovo che la Francia sia un bel paese in cui vivere, la burocrazia è un incubo (quasi quanto in Italia), ma tutto sommato si sta bene, la cucina è ottima e la vita culturale molto vivace.


  1. Come ti trovi a Lione?

Benissimo! Per quanto mi riguarda la trovo un giusto compromesso: è una grande città, vivace e attrattiva, con un efficace sistema di trasporti, ma che resta comunque a misura d’uomo.


  1. Com'è cambiata la tua vita con la pandemia?

Beh sicuramente la mia vita sociale si è drasticamente ridotta così come i miei spostamenti e visto che mi piace viaggiare, è proprio questo che trovo difficile sopportare, ma mi rendo conto che ci sono situazioni sicuramente peggiori.

  1. Perché gli studenti francesi scelgono l'italiano come lingua straniera?

Dipende, alcuni hanno origini italiane, anche se lontane, spesso sono i nonni o i bisnonni a essere italiani. Altri hanno avuto l’occasione di fare un viaggio con i loro genitori e ne sono rimasti affascinati, altri ancora perché hanno passioni con cui l’italiano si sposa bene, come la moda, il cibo o la danza o semplicemente perché trovandoci nel sud-est della Francia, l’Italia dista solo qualche centinaio di chilometri.


  1. Come sono i cugini d'Oltralpe?

Oddio, non me la sentirei di generalizzare, le brave persone sono ovunque così come le cattive. Di sicuro si lamentano come gli italiani se non di più e sono sempre pronti a scendere in piazza per protestare. In Italia spesso noto che i francesi sono percepiti come altezzosi e in ogni caso non molto simpatici: e il bidet? E la Gioconda? Io personalmente ho avuto la fortuna di trovare gente aperta e disponibile.


  1. C’è un episodio del tuo vissuto che vorresti condividere con i lettori?

Se ripenso alla mia carriera di insegnante, credo che mi rimarrà impressa la prima volta che ho portato degli alunni in gita e arrivando a Roma, dopo 17 ore di autobus senza dormire, sono comunque rimasti a bocca aperta. Credo sia per i momenti in cui riescono a stupirsi che mi piace insegnare.


  1. Qual è il tuo motto?

Ehm… non saprei, sono una persona abbastanza tranquilla quindi direi “vivi e lascia vivere”! Se invece penso al mio lavoro, direi “forza e coraggio”! Lavorare con i ragazzi, sommato alla vita da pendolare a volte è davvero stancante, ma sono delle scelte di cui non mi pento assolutamente.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 02-05-2021 alle 11:03 sul giornale del 03 maggio 2021 - 291 letture

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