Quando Luciano Scafà, a Porto San Giorgio, aiutò lo Spartak Brno dopo l’invasione di Praga

2' di lettura 22/04/2021 - 20 agosto 1968. Oltre 200 mila soldati e quasi settemila veicoli corazzati di quattro paesi del Patto di Varsavia invadono la Cecoslovacchia di Dubcek. Finisce in tragedia, e più tardi in un rogo, la Primavera di Praga. Negli stessi giorni, a Porto San Giorgio accade un fatto significativo. Lo ricordava il prof. Franco Loira, a quel tempo assessore alla pubblica istruzione, nel suo libro sulla città. Me lo racconta oggi, con la voce rotta dall'emozione, uno degli involontari protagonisti: Luciano Scafà. Era la sera del 19 agosto '68.

Il Torneo Internazionale di Basket, importante appuntamento sangiorgese, era terminato da poco. Avvincente l'ultima sfida tra il Boario Padova, che avrebbe prevalso, e lo Spartak Brno. La compagine cecoslovacca se ne tornava all'Hotel Garden, a quel tempo gestito dal 24 enne Scafà. Il giorno successivo, giorno di partenza, il gruppo avrebbe goduto delle ultime ore di sole e mare. Il 20 agosto, la comitiva era in spiaggia quando la Tv diffonde la notizia dell'invasione. Intanto il commissario politico è svanito nel nulla lasciando la squadra senza soldi. Luciano corre a dare la notizia. Si ripiega precipitosamente in albergo. Incertezza e paura. L'invasione è confermata: i carri armati hanno occupato Praga. Luciano insieme all'allenatore Mrazek (?) e ad un'altra persona raggiunge in municipio il sindaco Fausto Paci e l'assessore Loira. Scafà porta con sé una radio per captare le frequenze clandestine. Partono telefonate per l'ambasciata cecoslovacca. Nessuno risponde. La disperazione prende il sopravvento. Ed ora? La prima risposta è proprio Scafà a darla: «Restate da me, sarete miei ospiti, vi alloggio gratuitamente». E sarà così per venti giorni, tempo per organizzarsi, prendere contatti, capire. E ogni giorno, puntuale, arriva la visita di Elio Tomassini, patron del Torneo. Poi, un poco alla volta, il gruppo si divide: c'è chi sceglie come meta l'America, chi l'Europa libera e chi torna in Cecoslovacchia. Ad ognuno Scafà consegnerà un porta-chiavi in argento con su inciso lo scarpone italico. Per alcuni anni, Luciano resterà in contatto con gli atleti. Poi, più nulla, fino ad una gita a Brno, molti anni dopo, cui Scafà partecipa. Sceso in albergo, troverà ad attenderlo diversi componenti della squadra, che esibivano il vecchio porta-chiavi.

Perché parlarne? Per la solidarietà dimostrata; perché Scafà ha scritto all'ambasciatore della Repubblica Ceca chiedendogli di metterlo in contatto con i suoi vecchi ospiti; per riproporre al comune di Porto San Giorgio un gemellaggio con Brno.

E intanto lui ascolta Guccini e la sua Primavera di Praga.






adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 22-04-2021 alle 08:37 sul giornale del 23 aprile 2021 - 373 letture

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