Non basta una vita per scoprire Parigi!

7' di lettura 20/04/2021 - La ville lumière vista con gli occhi di Penelope Luisi.

Nata a Torino, giovanissima è partita per l'Inghilterra dove ha lavorato e seguito degli studi in inglese. Si è poi trasferita a Parigi dove ha avuto la possibilità di proseguire e terminare gli studi alla Sorbona. È stata assistente di un professore all'Università e ciò le ha concesso di conoscere un po' meglio il mondo universitario. Tuttavia la sua vocazione, sin dai 18 anni, era quella di lavorare come guida. Ha seguito così una formazione universitaria e conseguito il titolo di Guide-conférencière nel 1998. Da allora lavora come guida nei principali musei parigini, ma spesso è fuori città: nelle regioni dei castelli della Loira, Normandia, Bretagna, Piccardia, Alsazia, Lorena. Ultimamente si è occupata di percorsi "storici", Prima e Seconda Guerra Mondiale. Ha avuto l'occasione di incontrare reduci dello sbarco in Normandia, di poterli intervistare e di partecipare alla raccolta di testimonianze al fine di redigere dei libri. Spesso accompagna famiglie americane e canadesi sulle tracce di un loro parente morto in guerra in Francia. Tutto ciò le risulta utilissimo per dare un tocco di "vissuto" alle visite guidate e non limitarsi a raccontare in maniera fredda e distaccata gli avvenimenti storici. Da qualche mese organizza delle visite tematiche online (causa covid), sperando di tornare presto in situ.

1) Quando sei arrivata in Francia e perché?
Abito in Francia da oltre 25 anni, non c’è un motivo particolare e non è stata una scelta ponderata, piuttosto il frutto del puro caso. Dopo aver vissuto in Inghilterra, contavo di passare l’estate a Parigi, ma poi ci sono rimasta.

2) Che rapporto hai con le tue origini?
Diciamo che l'Italia non mi manca tanto visto che lavoro tantissimo con gli italiani. Oltre a essere una guida, lavoro anche come interprete per dei convegni e a volte nel campo giornalistico. Per questo sono spesso circondata da italiani di ogni regione. Inoltre, vado in Italia almeno due volte l'anno (covid permettendo, ovviamente!).

3) Quali studi hai compiuto tra l'Italia e la Francia?
Avevo iniziato l’Università in Italia, poi ne ho fatta un pezzo in Inghilterra. Quando mi sono trasferita a Parigi, mi sono iscritta alla Sorbona. È stata un’esperienza bellissima, ricordo con affetto gli anfiteatri, le aule e gli anni degli studi.

4) Quale formazione hai intrapreso per diventare guida turistica?
Ho seguito una formazione specifica presso l’Università, lavoravo già nel settore del turismo stagionalmente quindi sapevo già come muovermi.

5) Che cosa ti piace della Francia?
Non saprei più. Adesso che ci vivo da cosi tanto tempo, tutto è diventato « normale ». Adoro in particolar modo Parigi e tutti i « segreti » che nasconde, mi piace scoprire sempre cose nuove, placche per le strade che dicono che tale scrittore, pittore, musicista ha vissuto qui. Non basta una vita per scoprire Parigi.

6) Come si vive a Parigi?
A Parigi si vive come dappertutto. È vero che la città è molto cara per gli affitti, ma compensa per il lato culturale accessibilissimo. Alcuni musei sono gratuiti, ci sono tante manifestazioni gratuite. L’accesso agli studi è facilitato, chi ha figli lo sa, qui non compriamo neanche i libri di scuola. Vengono dati a tutti senza guardare al reddito (fino alle superiori comprese) e le famiglie percepiscono tantissimi aiuti di vario tipo.

7) Quali sono i luoghi più insoliti e meno noti ai turisti?
Oramai non ci sono luoghi inediti. Grazie a internet la gente può scoprire tutto, ma poi perché cercare a ogni costo cose cose inedite? Il semplice turista non sa « leggere » anche le cose più banali. Lavorando come guida e interprete spesso mi rendo conto che la gente non « vede » veramente ciò che ha sotto gli occhi, scorre rapidamente per passare ad altro. Giusto per dire « l’ho visto ». Sedetevi solo al tavolino di un caffè a Parigi e guardate la gente intorno, respirate l’atmosfera, scoprirete molto di più sui francesi che correndo da mattina a sera. Animo anche visite guidate per gruppi di parigini che con me "scoprono" angoli della città che attraversano spessissimo senza
« vedere ».

8) Quali percorsi sei solita proporre in giro per la città?
A Parigi lavoro presso i principali musei: Louvre, Orsay e poi quelli privati più piccoli che sono dei gioiellini! Con meno folla e delle ricchezze incredibili. Ho proposte di circuito per ogni quartiere, con temi diversi, uno che piace tanto è la Rivoluzione Francese, affascina un po’ i turisti di tutte le nazionalità! Il Marais, Montmartre, Les Halles, Bercy ma anche la Parigi delle Esposizioni Universali, la Parigi delle donne, la Parigi letteraria. Le visite sono infinite ma la mia preferita resta quella dei cimiteri! Sono non solo un luogo di visita, ma dei veri e propri parchi per passeggiare in famiglia il weekend, con le loro tradizioni, leggende e ovviamente i personaggi che vi sono sepolti attirano ancora tanta gente.

9) Com'è cambiata la tua professione ai tempi del Covid-19?
Tutto si è fermato. All’ improvviso mi sono trovata senza turisti. Io che ero sempre fuori, anche in viaggio con turisti italiani, francesi e anglofoni per periodi di una settimana intera (lavoro in altre regioni di Francia). Tutto è stato annullato. Da un paio di mesi sto facendo visite online, in francese e in italiano, per me è qualcosa di inedito. Abituata ad avere le persone davanti a me e ad adattare il mio discorso e percorso anche in base alle loro preferenze. Una conferenza online cambia tutto! Per fortuna che le persone possono anche intervenire e fare domande, altrimenti avrei l’impressione di parlare da sola davanti a uno schermo. A giorni poi debutto con una visita in diretta "live": sono in un quartiere di Parigi con una telecamera e la gente mi segue da casa.

Solo un anno fa avrei trovato la cosa assurda!

10) Come affermava Jean Cocteau, i francesi sono degli italiani di cattivo umore?
Non sono d’accordo con Cocteau perché i francesi non sono per niente italiani! Hanno una personalità diversa da quella italiana. Pensate solo a quanto sono nazionalisti, comprano prodotti francesi, macchine francesi, fanno le manifestazioni tutti uniti, si rifiutano di usare parole straniere, sono praticamente gli unici che non chiamano il « computer » con la parola inglese, e ne hanno coniata una francese. Sono un popolo diverso, frutto di una storia diversa. Cugini, forse, ma con la loro specificità.

11) Torneresti a vivere in Italia?
Non so, a questo punto della mia vita non penso che cambierei paese. Forse soltanto se avessi una buona possibilità di lavoro... ma non è questo il momento migliore!

12) Qual è il tuo motto?
Non ho un motto. Vivo alla giornata e cerco di adattarmi al contesto. Le mille risorse di una grande metropoli mi aiutano sicuramente.


Per saperne di più:
https://www.visiteguidateparigi.it


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 20-04-2021 alle 17:51 sul giornale del 21 aprile 2021 - 306 letture

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