Dove arrivano le parole

5' di lettura 17/04/2021 - Intervista a Matteo Bugiolacchi

Matteo Bugiolacchi compie i suoi studi universitari a Trieste, conseguendo la laurea in Interpretazione di Conferenza e Traduzione Specializzata nel 2013, con specializzazione in interpretazione verso la lingua inglese. Inizia a esercitare la professione subito dopo aver conseguito la laurea. Vive a Falconara Marittima ed è docente di lingua inglese presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Ancona.

  1. Tre aggettivi con cui ti descriveresti.

Appassionato, intransigente, esuberante.

  1. Com’è nata la tua passione per le lingue?

Sono nato da genitori insegnanti: mio padre è docente di Inglese e Francese, mia madre di Lettere. Uno dei primissimi ricordi della mia infanzia è quello di aver detto la parola “summer” canticchiando fra me e me, avrò avuto tre anni. Ricordo ancora lo stupore di mio padre! L’inglese ha da sempre fatto parte della mia vita, vuoi per ragioni familiari, vuoi per formazione musicale. L’amore per la lettura trasmessomi da mia madre, insieme a quello per la traduzione dal latino, hanno fatto sì che la passione per la lingua si sviluppasse spontaneamente dentro di me.

  1. Quale formazione hai intrapreso per diventare interprete e traduttore?

Dopo essermi laureato in Mediazione Linguistica presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Ancona, ho sostenuto l’esame di ammissione presso la SSLMIT di Trieste, venendo ammesso al corso in Interpretazione di Conferenza con la combinazione Inglese B - Spagnolo C.

  1. Tra le lingue che conosci qual è quella in cui ti senti più a tuo agio?

L’inglese, senza se e senza ma. Sono un predestinato!

  1. Quali sono i tuoi ferri del mestiere?

Non sono un amante degli ammennicoli tecnologici, né ho una passione per la cancelleria o cose del genere. So che vari colleghi hanno un paio di cuffie di fiducia che si portano dietro per ogni cabina, e onestamente ammiro la loro attenzione per i dettagli. Personalmente, a patto che riesca a sentire quel che viene detto, posso anche lavorare con due pezzi di latta dentro ai timpani!

  1. Interprete, traduttore e docente. Qual è il ruolo che più ti si addice?

Per qualche anno essere un interprete è stato una parte fondante della mia identità. Col senno di poi, la reputo una forma mentis piuttosto tossica. Ora mi muovo molto più fluidamente fra le professioni, provando a trovare soddisfazione e appagamento in tutto quel che faccio, fosse anche tradurre una filastrocca o doppiare in inglese un video su qualche argomento non necessariamente nobile o edificante.

  1. Che insegnante pensi di essere?

Quando ho iniziato questa professione avevo un solo obiettivo in mente: essere l’insegnante che avrei voluto avere da studente. I ragazzi mi dicono che sono molto puntiglioso, il che mi trova d’accordo. A volte insegnare può alimentare forme di narcisismo, ma io vorrei solo essere il tramite che permetta ai miei studenti di innamorarsi della disciplina.

  1. Quali sono le difficoltà dei tuoi studenti alle prese con l’inglese?

Benché veda il livello medio degli studenti innalzarsi di anno in anno, per qualche motivo, anche i migliori si trovano a dover combattere con delle lacune di base preoccupanti. Mi capita spesso di avere a che fare con dei ragazzi con un’ottima pronuncia che però non hanno idea di come utilizzare gli articoli. E dire che ce ne sono soltanto due!

  1. Università di Mediazione Linguistica e mondo del lavoro: quali prospettive?

In un mondo in cui la sommarietà la fa da padrona, anche nel campo della comunicazione, avere degli esperti linguistici che padroneggino due o più codici e restituiscano dignità a ciò che ci rende diversi dagli altri membri del mondo animale, ovvero la comunicazione verbale, è una risorsa imprescindibile. Infatti i ragazzi con questa formazione trovano occupazione nei campi più disparati.

  1. Quali sono le maggiori criticità legate alla tua professione?

La concorrenza sleale. A volte sembra di essere in un esperimento sociale in cui fa strada chi è più spregiudicato.

  1. Hai mai pensato di trasferirti all’estero?

Mai, neanche per sbaglio.

  1. Qual è il tuo motto?

La verità rende liberi.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 17-04-2021 alle 15:08 sul giornale del 18 aprile 2021 - 255 letture

In questo articolo si parla di scuola, cultura, università, falconara, comunicazione, genitori, studenti, inglese, trieste, latino, concorrenza, traduzione, articolo, Michele Peretti, interpretariato, docenza, espressioni

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bX8q

Leggi gli altri articoli della rubrica Espressioni