Papa Francesco indica Dante come pellegrino pensoso verso la felicità

2' di lettura 08/04/2021 - Davide Rondoni ha parlato de «l'Italia che ha inventato Dante». È il «disio» la molla dell'Alighieri, «energia che unisce la terra al cielo, il desiderio della bellezza, la fame di cielo unito alla terra...». Questo ha dato spinta al Poeta. I poeti, si sa, vanno più alto, raggiugono le sommità, hanno lo sguardo più largo, contemplano il passato, vedono il presente, scrutano e anticipano il futuro: il mondo che verrà, non solo letterario, artistico, ma anche economico, sociale, politico. È il desiderio che muove la vita. È la voglia d'infinito insita in ogni cuore umano.

Giorni fa, papa Francesco ha vergato la Candor Lucis Aeterne. L'ha dedicata a Dante Alighieri nel Settimo centenario della morte. Se n'è parlato poco o nulla, anche negli ambienti di Chiesa. E pure, quello scritto rifacentesi ad un personaggio del 1300, è un grido per il presente e per il futuro. L'esule Dante, il pellegrino pensoso, «riflettendo profondamente sulla sua personale situazione di esilio, di incertezza radicale, di fragilità, di mobilità continua, la trasforma, sublimandola, in un paradigma della condizione umana, la quale si presenta come un cammino, interiore prima che esteriore, che mai si arresta, finché non giunge alla meta».

Tutta l'opera dantesca, scrive il papa, ha due temi fondamentali: «il punto di partenza di ogni itinerario esistenziale: il desiderio, insito nell'animo umano, e il punto di arrivo: la felicità, data dalla visione dell'Amore che è Dio». L'Amore che tutto muove.

Papa Bergoglio fornisce una bussola a questa nostra umanità spersa: «L'itinerario di Dante è davvero il cammino del desiderio, del bisogno profondo e interiore di cambiare la propria vita per poter raggiungere la felicità e così mostrare la strada a chi si trova, come lui, in “una selva oscura” e ha smarrito la “diritta via”». Ma non si può andare da soli, lo stiamo vedendo in questo tempo di pandemia. Nella sua umana avventura, Dante è accompagnato da Virgilio, e poi da Beatrice, infine da san Bernardo. Come dire: occorrono punti di riferimento, non ci si salva da soli. Il Poeta, scrive Bergoglio, «non ci chiede oggi di essere semplicemente letto... Ci chiede piuttosto di essere ascoltato, di essere in certo qual modo imitato, di farci suoi compagni di viaggio, perché anche oggi egli vuole mostrarci quale sia l'itinerario verso la felicità...» a cui tutti, consapevoli o meno, tendiamo.

«La poesia di Dante – e qui riprendo Rondoni – non è un monumento, ma un corpo vivo».




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 08-04-2021 alle 11:41 sul giornale del 09 aprile 2021 - 151 letture

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