Fermo, la voce dei dirigenti scolastici: organizzazione della didattica tra distanza e presenza

3' di lettura 08/04/2021 - Uno scambio di vedute tra Provincia, stampa e dirigenti scolastici del fermano sulle vicissitudini della didattica a distanza che ha visto, a intermittenza, riprese in presenza e riprese frazionate, come sta accadendo da ieri, con il 50% delle classi che, a rotazione, seguono le lezioni all’interno dei singoli plessi.

La prima sperimentazione della DAD c’è stata nei mesi iniziali di emergenza. Ogni istituto si è ingegnato come poteva, anche sul fronte del supporto psicologico. «L’obiettivo primario era quello di non creare isolamento nei ragazzi e permettere a ciascuno di trovare anche in un ambiente virtuale il clima di classe» spiega la dirigente del Montani e dell’alberghiero Scatasta. Poi il versante amministrativo: le verifiche. «A giugno 2020 ci trovammo a fare un bilancio positivo della modalità con cui i docenti avevano agito e recuperato. A settembre 2020 speravamo di archiviare tutto ciò, ma capitalizzandolo, perché aldilà dei buoni risultati non vedevamo l’ora di ricominciare» conclude.

La didattica a distanza non è l’obiettivo, ma una metodologia: «l’obiettivo è garantire il successo formativo» puntualizza la dirigente dello scientifico Ripari. Loda i docenti, loda i ragazzi che, dai primi di marzo del 2020 a oggi, hanno perseverato nel loro impegno, collaborando e condividendo buone prassi. «Si sono reinventati entrambi, ma noi aspettavamo gli studenti e i docenti, eravamo ansiosi di rivederli, averli qui» conclude la Ripari.

Rapportare la normativa con l’efficienza del servizio, molto spesso articolato in corsi e anche orari diversi, è la riflessione della dirigente dell’Itet Corradini: «noi non abbiamo solo il Carducci-Galilei ma anche il corso serale e le attività del centro provinciale per adulti e il servizio di istruzione è un servizio da garantire» precisa, soddisfatta comunque del fatto che la concertazione tra scuola, Provincia, Regione e società di trasporto, per superare step dopo step le criticità, continua.

Relativamente pochi gli stravolgimenti all’Ipsia, dove la dirigente Bernardini spiega come gli stage nelle aziende fossero partiti prima di Pasqua. Non così per il liceo artistico, dove un’interruzione dei laboratori c’è stata, e dove, comunque, i professori sono riusciti a programmare, anche per i laboratori, delle attività a distanza. Attività a distanza per le quali non tutti a casa sono attrezzati, infatti le scuole hanno sopperito anche a richieste di dispositivi. E la Bernardini fornisce un dato: circa il 20% dei suoi studenti ha ricevuto un device in comodato d’uso.

Unico metodo possibile, purtroppo, la didattica a distanza, sul quale è inutile fare polemica secondo il dirigente del liceo classico e delle scienze umane Ferracuti, che fiero esprime un pensiero: «quello che conta ha resistito: la dad poteva essere una tentazione pericolosa, invece ha fatto emergere che il modello che conta non è quello del facilitatore bensì del maestro; i nostri insegnanti si sono confermati fedeli alla vocazione di tradizione scolastica, che è quella dell’incontro tra persone».

Oltre alla pandemia e alla didattica in presenza, a distanza o frazionata un problema da risolvere per gli anni scolastici a venire però resta, quello delle classi troppo numerose. Oltre all’organico di diritto c’è da organizzare quello di fatto. Quella odierna è la fase della concertazione con gli organi competenti.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 08-04-2021 alle 15:31 sul giornale del 09 aprile 2021 - 298 letture

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