Fermo, primo giorno di vaccinazioni alla Don Dino Mancini. Livini: «Organizzazione da migliorare»

4' di lettura 07/04/2021 - Primo giorno di vaccinazioni a Fermo, presso la scuola Don Dino Mancini di viale Trento. Oltre 400 i prenotati di oggi, 130 le inoculazioni fatte alle 12.00. In coda ci sono tutti over 80, nessun insegnante e ancora qualche operatore socio-sanitario.

Due tendoni della Protezione Civile montati all’esterno per l’accettazione e due sale d’attesa dentro. Sale d’attesa che, stamattina, purtroppo, non sono bastate ad accogliere tutti: vuoi perché alcuni sono arrivati in anticipo, vuoi perché qualche intoppo si crea, non tutto è andato secondo i piani.

Fuori le temperature non sono state neppure troppo miti e la calca sotto i tendoni non è mancata. «Una logistica improponibile per gli ultraottantenni» dice una signora, lei stessa sanitaria, oggi qui per accompagnare il padre. «Ѐ improponibile che gli ultraottantenni con multi patologie vengano lasciati fuori ad aspettare, che vengano chiamati non si sa quando. Improponibile che non si riesca a mantenere le distanze di sicurezza lì dentro» dice, indicando il tendone dove ha paura a far entrare il padre.

Alcuni sono in carrozzina. Lo scivolo c’è, naturalmente, ma ciò che viene lamentato è l’assenza di una corsia preferenziale a livello di numero.

«Chi ha la macchina qui vicino aspetti lì, tra mezz’ora tornate. Stare qui non ha senso, anche se perdete il turno ve lo facciamo lo stesso il vaccino» rassicura l’uomo della Protezione Civile addetto mentre chiamava i numeri.

Presenti fuori anche il sindaco Calcinaro, il direttore di Av4 Livini e per un attimo anche il Prefetto Filippi. Non negano il disagio. «Ѐ complicato, occorre rivedere il percorso, evitare l’affollamento, la troppa attesa fuori. Siamo i primi a renderci conto che le cose vanno migliorate» afferma Livini, consapevole che per fare i grandi numeri desiderati (circa 800 vaccini al giorno) bisogna che tutto sia ben organizzato.

Oltre al personale sanitario dell’Asur qui ci sono anche i medici di medicina generale di Fermo e Porto San Giorgio con proprie liste di pazienti. «Si è preferito creare una collaborazione con loro per fare dei numeri importanti» spiega, e sul miglioramento organizzativo promette: «è un impegno che mi prendo fin d’ora, stasera con sindaco, Prefettura e Protezione Civile ragioniamo su possibili correzioni e aggiustamenti».

Il sindaco è arrivato presto stamattina, poco dopo l’apertura delle 8.00 e ha constatato che, di fatto, Astrazeneca non lo vuole quasi nessuno. Per questo si crea un tappo al momento dell’accettazione e il tempo del medico vola via in convincimenti e contrattazioni. La rabbia del sindaco è verso la stampa nazionale, verso quei “titoloni” che stanno guastando la campagna vaccinale. «La notizia non sono più i 500 morti di covid ma le 3 trombosi letali dopo Astrazeneca. Farà più notizia ma ecco il risultato. Ho parlato con il dott. Cardinali e per convincerli a vaccinarsi gli ci vogliono 10 minuti» dice.

Intanto, però, Livini constata una cosa: la fornitura di Astrazeneca si sta riducendo e sta aumentando quella di Pfzer. «Siamo dietro al mercato delle forniture, noi vacciniamo con quello che abbiamo a disposizione e non è il caso di negoziare il vaccino» dice. Oggi è atteso anche il nuovo pronunciamento dell’Ema su AstraZeneca che potrebbe sconsigliarlo a chi ha meno di 60 anni, mentre di Johnson e Johnson ancora nulla si sa. «Dicono da metà aprile, vedremo. Già è una fortuna avere il vaccino che abbiamo» precisa il direttore che, se avesse avuto tanti dosi come sperava, sulla sede provinciale unica (il Fermo Forum) in cui somministrare 5.000 vaccini al giorno non avrebbe avuto dubbi.

Per il momento alla Don Dino Mancini funziona il primo piano. Più in là, con gli over 70, anche l’allestimento del secondo piano è al vaglio. «Oggi sono 3 le postazioni mediche attive per il quadro anamnestico e 2 quelle amministrative. Due gli ambulatori per le somministrazioni con, rispettivamente, 7 e 3 poltrone» spiega la dottoressa Mariani, reduce già dell’esperienza a Montegranaro. «Oggi è una giornata particolare, il tempo non ci è venuto incontro. Sarà montato anche un gazebo più grande, così alcuni aspetteranno in auto e altri lì con le sedie. Le sale d’attesa ci sono ma il problema è che i prenotati arrivano prima dell’orario stabilito e le fasce si accavallano» spiega, e fiduciosa conclude: «il primo giorno è sempre particolare, serve per osservare e aggiustare il tiro, come è stato anche a Montegranaro».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 07-04-2021 alle 15:06 sul giornale del 08 aprile 2021 - 972 letture

In questo articolo si parla di attualità, fermo, articolo, Benedetta Luciani, vaccini anti covid

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bWlK





logoEV
logoEV
logoEV