Connessi ma disconnessi: quanto ne sappiamo del rapporto tra adolescenti e tecnologia?

5' di lettura 06/04/2021 -

Lo stretto rapporto tra ragazzi e internet, o tra ragazzi e uso del cellulare, è uno dei temi più discussi a livello sociologico negli ultimi anni. L’incremento delle ore trascorse davanti a uno schermo è continuo, si è passati da appena un’ora al giorno alla maggior parte del tempo libero, che viene occupato a scorrere la bacheca dei maggiori social network senza un vero, effettivo, scopo.

“I ragazzi non si divertono – spiega Cecilia Cutrina, educatrice professionale di ragazzi in età adolescenziale con problematiche famigliari – li vedo trascorrere pomeriggi davanti allo schermo del proprio telefono e spesso hanno facce spente e poca voglia di interagire. Sono connessi online ma disconnessi nel reale, li vedi che sono in un altro posto e non vivono il momento presente”.

Qual è il vero problema dell’uso dei social in giovane età? “I social mostrano foto ritoccate e perfette di una vita non reale, evidenziando stralci di felicità di una realtà apparentemente serena che i miei ragazzi non hanno. Guardare queste foto genera una sorta di frustrazione nel soggetto, che rimane inerme e immobile nella sua routine fatta di problemi in famiglia, spesso scarse possibilità economiche e difficoltà nella socializzazione”. La passività della fruizione dei social è la stessa che si ha di fronte alla televisione. Come scrisse nel 2015 l’accademico Tullio De Mauro, dopo un’indagine durata decenni sui pro e contro della televisione si era arrivati alla considerazione che un ascolto moderato, un’ora al giorno, si correlava a un andamento positivo della crescita di conoscenze, anche se “poi, dopo le sciagurate leggi dei primi anni Novanta – prosegue De Mauro – la televisione ha inciso negativamente su linguaggio e costumi”. Ora il dibattito si è spostato su internet: visto che siamo più online che offline, la rete ha sempre aspetti positivi o no?

Secondo uno studio OCSE – scriveva Cristina da Rold in un articolo d’archivio – la possibilità di usare il pc e internet a scuola e fuori da scuola aiuterebbe nell’apprendimento, ma non nel caso in cui un’opportunità si trasformi in un’esagerazione in termini di ore passate sul web, poiché i benefici non sarebbero poi così tanti, sia nell’apprendimento stesso, che nel comportamento dei ragazzi in relazione agli orari scolastici.

In questo ultimo anno l’incremento delle ore trascorse di fronte a uno schermo è stato esponenziale: la didattica a distanza, l’isolamento in casa e l’impossibilità di vedere i propri amici, non hanno fatto altro che accentuare l’utilizzo della rete. Fortunatamente ai minori di una comunità educativa seguiti dall’assistente Cinzia Borrello era proibito l’uso della tecnologia, “e – dice – hanno sempre accettato la regola”.

Spegnere il telefono, o dimenticarlo per qualche ora a casa a favore di una passeggiata, è però impensabile per molti adolescenti. A seguito di un piccolo esperimento svolto dall’educatrice Cutrina, che consiste nella promessa di svolgere una gratificante attività all’aria aperta a patto di abbandonare il telefono per mezz’ora, è emersa la reticenza di tutti i ragazzi alla sospensione delle attività tecnologiche. “A tutti coloro cui ho proposto lo scambio (tecnologia contro gioco all’aperto) è venuto il dubbio sulla preferenza dell’attività da svolgere, e alla fine ha prevalso la tecnologia”. A differenza degli adulti gli adolescenti di oggi sono nativi digitali e quindi non conoscono l’alternativa al digitale, “sono stimolati da micro video, input velocissimi di 15 secondi che però li rendono passivi perché non riescono a scaricare le energie accumulate dal video nella realtà”.

Che cosa regala instagram agli adolescenti?

Cinzia Borrello, in qualità di psicologa psicoterapeuta ha osservato quanto le immagini postate sui social creino un’identità digitale che si avvicina molto all’identità ideale ma non a quella reale. “I social in sé danno una gratificazione in quanto a commenti e like, la costante attenzione all’immagine e al comparire sono evidenziate dai filtri che vengono inseriti per compensare la vera immagine; sarebbe opportuno invece che i ragazzi creassero un’immagine critica, ragionata e ragionevole in merito al proprio corpo e al proprio io. Il maggior rischio secondo me nell’uso della tecnologia è quello di far dimenticare il modo di relazionarsi con gli altri. Le buone maniere, dai saluti al legame sociale vengono dimenticate, i ragazzi sono resi meno abili rispetto a prima nei loro rapporti reali”.

Oltre alla perdita del contatto reale, si rischiano sentimenti quali nervosismo, inquietudine, iperattività e un abbassamento della soglia di attenzione. L’invito degli psicologi e degli psicoterapeuti si rinnova: i ragazzi vanno tutelati sin da piccoli nell’uso della tecnologia, come sostiene Cecilia Cutrina “i genitori non dovrebbero abituarli a internet ma ad attività sportive o ludiche che possano aiutarli nei rapporti e con se stessi”. Più concretezza può essere la soluzione a un crescente distacco dal reale e dare la risposta che i ragazzi stanno cercando, i quali oggi si trovano a saper utilizzare più profili contemporaneamente ma non sono affini a ricerche pratiche, come per esempio cercare l’orario del bus dal sito dei trasporti.


di Marina Mannucci
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Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2021 alle 17:04 sul giornale del 07 aprile 2021 - 168 letture

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