Anche Pinocchio partecipa al Donacibo

5' di lettura 06/03/2021 - Dal sei al dodici marzo si svolgerà il Donacibo. Sarà la raccolta nelle scuole di alimenti donati dagli scolari e dagli studenti, destinati alle famiglie in stato di necessità. In questi giorni, dove è stato possibile, i volontari del Banco di solidarietà di Fermo hanno parlato ai ragazzi e agli insegnanti, in una sorta di educazione civica imperniata sul concetto di volontariato e di gratuità. Un passo in più verrà compiuto sabato prossimo.

I docenti e i genitori dei ragazzi incontrati sono stati invitati a seguire on-line la presentazione ufficiale del Donacibo 2021 curata dal prof. Franco Nembrini, insegnante, educatore e scrittore. Nembrini è divenuto volto noto anche al grande pubblico per alcuni suoi programmi televisivi riguardanti Dante Alighieri di cui è uno specialista. Stavolta però tratterà di Pinocchio (anche dei Promessi Sposi) e dell'immortale testo di Carlo Collodi. Lo farà prendendo spunto da quanto scrisse, più quarant'anni fa, il cardinal Biffì. Il fine intellettuale e pastore a quel tempo della chiesa bolognese lanciò la provocatoria ipotesi che «Le avventure di Pinocchio trattassero, sotto le vesti della fiaba, i problemi universali della condizione umana: l'origine dell'uomo, il suo destino, il dramma di una libertà sempre in lotta fra il desiderio di tornare fra le braccia di un padre e la tentazione di un'illusoria soddisfazione a buon mercato». Un gran recupero, un'apertura e un incontro con il Collodi massone.

Nel 2017, Nembrini, pubblicando per l'editore Centocanti “L'avventura di Pinocchio. Ovvero Rileggere Collodi e scoprire che parla della vita di tutti”, ha rivisitato le azioni del più celebre dei burattini che altro non rappresenta se non il desiderio di ogni essere umano che, pur sbagliando migliaia e migliaia di volte, «cerca di appagare la richiesta di infinito, che comunque, anche dopo tantissimi errori e delusioni si ripresenta sempre».

Un libro attualissimo quello di Carlo Collodi «dato che sempre più spesso l’uomo di oggi non sa più neanche chi è e non riesce a comprendere il senso dei desideri che infiammano il suo cuore, riducendosi spesso a vivere una vita “dimezzata”». E poi c'è Geppetto il falegname, «un padre che da un nulla tira fuori un figlio, il quale subito si ribella, se ne va da casa e muore, ma alla fine per l’intervento di una donna compie il suo destino e diventa vero figlio di suo padre: è la storia della salvezza».

Nembrini è fortemente contrario alla lettura moralistica del Pinocchio che se ne è fatta nel corso dei decenni. Una lettura che considera «traditrice», di stampo moralistico, riduttiva: «il burattino che fa il cattivo e deve imparare ad essere buono: non deve dire bugie, deve studiare, evitare le cattive compagnie, e via elencando una serie di buone maniere. È riduttiva del dramma umano raccontato nel libro, asfittica e alla fine insopportabile, che finisce per allontanare il pubblico adulto». Pinocchio invece «è la riproposizione del dramma della vita, nella sfida della libertà e nell’incontro con una possibile salvezza».

Dopo l'abbandono dell'uomo che lo ha costruito, dopo tante vicissitudini, cadute, riprese, nuove cadute, e, soprattutto, tante disillusioni, Pinocchio torna a casa. «Nemica la realtà, nemici gli altri; alla fine, nemico di se stesso, mette i piedi sul focolare pieno di brace e si addormenta. I nostri ragazzi bruciano – dice Nembrini - e intanto dormono, pensano in sogno di fare chissà che ma nella realtà si consumano per niente. Chi li sveglierà? Pinocchio, “sul far del giorno (all’alba del terzo giorno) si svegliò perché qualcuno aveva bussato alla porta.” È Geppetto, un adulto che lo va a cercare». Più educazione di così...




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 06-03-2021 alle 15:41 sul giornale del 07 marzo 2021 - 125 letture

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