Donne e lavoro, ancora troppe le disparità: i numeri lo attestano

3' di lettura 05/03/2021 - In “Niente del genere”, webinar organizzato dalla Camera di Commercio delle Marche, con la partecipazione delle imprenditrici donne marchigiane, quali Doriana Marini, Angela Velenosi, Vanna Menco, Marta Mattioli e dell’attrice Simona Lisi, numeri e dati rendono l’idea di quanto ancora le donne siano penalizzate rispetto all’altro sesso in termini di lavoro.

Sono 34.260 le imprese al femminile nelle Marche, ossia il 23,5% del totale. Quelle attive sono in diminuzione, scendono in provincia di Ancona, nel maceratese e nel pesarese, ma non nell’ascolano dove si registra un +0,4%. C’è un settore, quello agricolo, dove molte aziende si stanno accorpando tra loro, ecco perché - come spiega il Presidente - quel -3% va osservato consapevoli di questo. Altro problema sono i trasporti, con un -4,6%, e le attività manifatturiere con un -2,6%. Meglio le attività immobiliari (45 in più)e i servizi di supporto alle imprese. Ma , ciò che il Covid ha evidenziato è che esiste un problema preesistente, ossia la necessità di supporto alle donne lavoratrici e imprenditrici che da un anno stanno facendo i conti con la chiusura delle scuole. Ci sono imprese che si stanno organizzando autonomamente, con asili nido aziendali, ma - ciò che evidenzia Sabatini - è che servono disposizioni nazionali omogenee, concertate con le associazioni di categorie, e interventi economici di supporto dacché le donne sono le prime a risentire dei disagi. Gli asili privati, i centri per infanzia, le ludoteche stanno risentendo della pandemia e, la gestione di questi stessi servizi nell’80% dei casi è a gestione femminile. «Come Camera di Commercio stiamo cercando di trovare per questi, come per altri comparti, delle linee di intervento. Alcune politiche sull’imprenditoria femminile hanno visto una diminuzione di agevolazioni e, insieme con Regione e Confidi, vogliamo fare un grande sforzo» dice il Presidente Sabatini, che anticipa l’uscita di un bando il prossimo anno, bando che era già in programma ma che, causa pandemia, ha visto i fondi dirottati verso altri sostegni alle imprese.

Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche, rappresentante del settore sindacale in Camera Marche rimarca la difficoltà che le donne stanno vivendo, in un mondo del lavoro che certo non le premia. Impegnate in larga parte sul fronte del contrasto alla pandemia nelle tante attività essenziali, dei 3500 infortuni per contagi da Covid, il 70% sono accaduti a donne. Nelle Marche, in un anno, sono stati persi 3.500 posti di lavoro: di questi, 25.000, il 70% cioè, sono di donne, lavoratrici dipendenti o autonome. «Vecchie e nuove diseguaglianze da superare - dice la Barbaresi - innanzitutto sul fronte della qualità del lavoro e del riconoscimento delle competenze». Le donne sono più precarie degli uomini, costrette spesso a un part time involontario ma, se sono loro a richiederlo, trovano difficoltà a ottenerlo. Solo una donna su tre ha un rapporto di lavoro a tempo pieno e le differenze di retribuzione tra uomini e donne sono importanti: la retribuzione lorda annua di una donna è inferiore di oltre 7.000 euro di quella di un uomo. Altro punto dolente toccato dalla Barbaresi, la condivisione delle responsabilità familiari: 900 lavoratrici lasciano ogni anno il lavoro alla nascita di un figlio, costrette dalla mancanza di alternative. Inoltre, solo un bimbo su quattro accede al nido, in quanto, questi, sono troppo pochi e cari.


di Benedetta Luciani
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Questo è un articolo pubblicato il 05-03-2021 alle 18:27 sul giornale del 06 marzo 2021 - 158 letture

In questo articolo si parla di lavoro, economia, donne, disuguaglianza, articolo, Benedetta Luciani

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