Dio, la Speranza che mai delude

5' di lettura 28/02/2021 - Intervista a Don Tarcisio Chiurchiù

Don Tarcisio è nato e cresciuto a Montegranaro, settimo di otto figli. Dopo aver frequentato le scuole elementari e medie nel paese d’origine, nel 1985 è entrato nel seminario di Fermo, frequentando il Liceo classico “Paolo VI”. Dopo gli studi di Teologia, sempre nel seminario di Fermo, ha completato gli studi presso la Pontificia Università Gregoriana risiedendo nel Venerabile Collegio Inglese di Roma. Dopo l’ordinazione sacerdotale nel 1998, trasferito a Pedaso, ha svolto il ministero come aiuto nelle parrocchie della Valdaso per la formazione dei giovani e dei catechisti. Nominato parroco delle parrocchie di Ortezzano e Monterinaldo nel 2004, è stato trasferito nell’attuale parrocchia S.Cuore di Porto Sant’Elpidio nel 2008. Dal 2005 insegna Storia della Chiesa nell’Istituto Teologico a Fermo e Ancona, dove dal 2016 svolge il compito di Vice-Preside della sede di Fermo.

1. Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
Direi che sono timido, quindi sensibile, a volte eccessivamente calmo.

2. Chi è Cristo per te?
È il dono di Dio fatto all’umanità di una persona che ha scelto di amarci sul serio e rimanere con noi per sempre.

3. Quando hai capito che il sacerdozio sarebbe stata la tua strada?
Quando si pensa alla chiamata o vocazione di Dio, si immagina un evento puntuale, come la chiamata al telefono del mister per una convocazione in squadra. Per me è stata la semplice scoperta di un servizio che potevo svolgere nella Chiesa sull’esempio di altri sacerdoti che esprimevano la gioia e la passione di spendere la vita per gli altri. Ho capito che era la mia strada il sacerdozio soprattutto quando ho scelto di essere cristiano davvero.

4. Qual è stato l'argomento della tua tesi di dottorato?
L’oggetto della mia tesi dottorale discussa a Roma nel 2004 è stato la storia del Movimento Cattolico nell’arcidiocesi di Fermo ossia la storia dell’impegno politico dei cattolici fermani dopo l’unità d’Italia fino alla fondazione del Partito Popolare nel 1919. Un argomento di cui sinceramente, col senno di poi, avrei fatto a meno, vista la mole di studi che era già uscita sull’argomento, e che avrei volentieri mutato con altri argomenti storicamente poco studiati.

5. Che cosa vuol dire avere fede?
Significa aver fiducia che Dio è presente e si interessa gratuitamente della mia vita e di quella di ogni fratello e sorella che vivono nel mondo. Questo ci dà entusiasmo e sollecita a impegnarci per migliorare le cose che non vanno.

6. Che sacerdote sei?
Mi è sempre piaciuta l’immagine attribuita a Madre Teresa di Calcutta che si definiva la matita di Dio. Mi sento un uomo e un cristiano a cui è stato dato molto e molte possibilità di fare del bene, svolgendo il servizio di sacerdote. A volte, come una matita spuntata, non riesco a fare granché…e allora il Signore mi tempera e mi stringe forte nelle sue mani.

7. Di cosa si occupa la Storia della Chiesa?
Dal momento che Dio si è incarnato e ha posto la sua dimora sulla terra, non possiamo più conoscere Dio attraverso i nostri pensieri ma attraverso lo svolgersi dei fatti storici. La Storia della Chiesa ha il compito di esercitare la memoria dei credenti, per conoscere i fatti accaduti e leggere in essi l’impronta invisibile di Dio, che si nasconde tra le pieghe di tanti eventi sorprendenti e a volte caotici…come la nostra vita.

8. Che insegnante pensi di essere?
Ho sempre pensato che l’insegnamento dà vigore anche al ministero di parroco. La necessità di studiare ti mette sempre in discussione e apre nuove prospettive. Nell’ insegnamento cerco umilmente di offrire il mio contributo per stimolare la ricerca degli studenti. Cerco di essere onesto e rigoroso ed esigo la stessa serietà e lo stesso rigore dagli studenti.

9. Giovani e fede oggi: verso nuove esigenze?
I giovani con le loro domande e i loro silenzi stimolano nuovi percorsi. Purtroppo le nostre Chiese sono svuotate dalla presenza di giovani. Come potrà rinnovarsi la Chiesa, come potrà parlare il loro linguaggio se nessuno glielo insegna? Sarebbe molto bello avere l’umiltà di ascoltare i giovani senza reciproci pregiudizi. Un vero sogno.

10. Se dovessi consigliare la lettura di un passo della Bibbia, quale sceglieresti e perché?
Sicuramente un brano che ha segnato molto la mia vita è il brano finale del capitolo 6, 67ss del Vangelo di Giovanni quando Gesù domanda ai suoi discepoli se sono disposti a seguirlo fino a donare tutto se stessi o se preferiscono andarsene. E Pietro che risponde: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di Vita Eterna. È un brano che aiuta a decidersi a scegliere, a non lasciarsi prendere da un passo stanco e abitudinario. Anche nel seguire Gesù c’è molta libertà, anche quella di voltargli le spalle e andarsene per i fatti propri. Chi lo segue è perché di meglio non c’è e non c’è alternativa per chi vuole vivere senza sosta.

11. C’è un episodio del tuo vissuto che vorresti condividere con i lettori?
Risale alla mia infanzia. Quando, durante le scuole elementari, avevo la fortuna di avere la mamma in casa, le chiedevo sempre di starmi vicino quando facevo i compiti, aggiungendo con convinzione che i compiti riescono meglio. Uso spesso questo esempio per spiegare come Dio agisce con noi: non è Lui a fare i compiti a posto nostro (quell’impegno non può essere delegato a nessuno) ma la sua Presenza dà forza speciale per svolgere ogni nostra attività. Senza di Lui si sente la differenza…eppure sembra non far niente!!!!

12. Qual è il tuo motto?
Un motto che ha sempre accompagnato il mio cammino cristiano è una citazione paolina: “La Speranza non delude”. È un invito a puntare sulla Speranza, che viene da Dio, che mai delude. È un’esperienza da vivere, più che un’attesa sterile del succeda quel che succeda. La speranza muove verso un orizzonte bello e luminoso, che non è ancora chiaro e citando non biblicamente, lo scopriremo solo vivendo.








Questo è un articolo pubblicato il 28-02-2021 alle 11:35 sul giornale del 01 marzo 2021 - 1022 letture

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